Valanga neve – La conformazione territoriale di Livigno, con le due sponde prive di alberi hanno fatto pensare, a volte, che in passato su quei versanti fosse stato possibile coltivare la vite.
Probabilmente tratti in inganno dalle origini, controverse, del nome del paese che nell’antichità era, secondo alcuni storici, chiamato “Vinea et Vineola”.
Il borgo più isolato della Lombardia in inverno
Solo dal 1399, infatti, alla grafia venne aggiunto il prefisso “Li”.
Ma resta da escludere con assoluta certezza che nel Piccolo Tibet siano mai stati presenti o coltivati dei vigneti.
Del resto a Livigno il ciclo vegetativo delle piante ammonta a solamente quattro mesi l’anno e otto mesi nei quali vivono in una specie di letargo, sommerse da uno spesso strato di neve.
Le valanghe mortali del 1951 a Livigno
Valanga neve Livigno
Inoltre l’origine etimologica del nome Livigno deriva, con maggiore verosimiglianza, dal termine “lavina” che corrisponde a “valanga di neve”.
Un’altra spiegazione del disboscamento sui versanti deriva dal fatto che i boschi da sempre, dato che a questa altezza il fieno si taglia solamente una volta all’anno, sono sacrificati in favore del prato.
Il disboscamento realizzato nel corso dei secoli si spiega proprio con questa esigenza dato che la sola attività possibile con le condizioni climatiche del paese era quella zootecnica.
Che ha richiesto quindi sempre più ampie superfici a prato e un continuo allargamento dei pascoli.
Attualmente il comune vanta diecimila ettari di pascoli e una vasta superficie a prato.
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Fino al 1952, infatti, il “Piccolo Tibet” delle Alpi era accessibile solo nei mesi estivi (il tunnel Munt La Schera sarebbe stato realizzato solo nel 1965).
All’epoca il Foscagno era davvero temibile, con i suoi ripidi pendii innevati che mettevano a rischio chiunque osasse sfidare la montagna.












