Curiosità

Legna da ardere, meglio faggio o abete? La differenza si vede quando accendi la stufa

legna da ardere migliore

Migliore legna da ardere – Quando arriva il freddo e si ricomincia a utilizzare la stufa a legna, torna puntuale una domanda: per scaldare casa è meglio scegliere faggio o abete? A prima vista potrebbe sembrare una differenza di poco conto, ma basta accendere la stufa per accorgersi che questi due tipi di legno hanno un comportamento piuttosto diverso.

Il faggio è un legno più denso e tende a garantire una combustione più lenta e regolare. L’abete, invece, è più leggero, prende fuoco facilmente e sviluppa rapidamente una bella fiamma, ma generalmente si consuma più velocemente.

Questo non significa che uno sia sempre migliore dell’altro. Molto dipende da come utilizziamo la stufa, da quanto vogliamo far durare una carica e, soprattutto, da un elemento che troppo spesso viene sottovalutato: l’umidità della legna.

Faggio nella stufa: perché dura più a lungo

Il faggio è una delle essenze più apprezzate come legna da ardere. Il motivo principale è la sua densità: a parità di volume, contiene una maggiore quantità di materiale rispetto a un legno più leggero.

Quando è correttamente stagionato, il faggio offre una combustione abbastanza lenta e regolare, caratteristica particolarmente comoda quando si vuole mantenere la stufa calda per diverse ore.

Un altro vantaggio è la formazione della brace. Dopo la fase di fiamma, infatti, il faggio può lasciare un buon letto di braci, utile per mantenere il calore e facilitare le ricariche successive.

È proprio nell’utilizzo quotidiano che questa caratteristica diventa evidente. Se durante una giornata fredda la stufa rimane accesa per molte ore, utilizzare un legno più denso può significare dover intervenire meno frequentemente per aggiungere nuovi ciocchi.

Naturalmente anche le dimensioni dei pezzi, il tiraggio della canna fumaria, la regolazione dell’aria e il modello di stufa modificano notevolmente la durata effettiva di una carica. Ma, a parità di condizioni, il faggio è particolarmente indicato quando si cerca una combustione prolungata.

Abete: prende fuoco velocemente, ma si consuma prima

L’abete si comporta in maniera differente. Essendo un legno meno denso, tende ad accendersi con maggiore facilità e a sviluppare rapidamente una fiamma vivace.

Questa caratteristica può essere molto utile soprattutto durante l’accensione della stufa. Quando l’apparecchio e la canna fumaria sono ancora freddi, avere un combustibile capace di prendere fuoco rapidamente può aiutare a portare più velocemente il sistema alla corretta temperatura di esercizio.

Il rovescio della medaglia è la durata. L’abete tende generalmente a consumarsi più rapidamente del faggio, quindi potrebbe essere necessario effettuare ricariche più frequenti se viene utilizzato come combustibile principale.

Non per questo deve essere considerato una legna di scarsa qualità. Semplicemente possiede caratteristiche diverse e può essere sfruttato proprio per queste.

Una soluzione interessante è infatti utilizzare insieme abete e faggio: il primo può essere impiegato nella fase iniziale per ottenere rapidamente una buona fiamma, mentre il secondo può essere aggiunto successivamente per mantenere più a lungo la combustione.

Faggio o abete? Attenzione a come confrontiamo il potere calorifico

Quando si parla di migliore legna da ardere, spesso si cerca semplicemente l’essenza con il potere calorifico più elevato. In realtà il confronto è più complesso.

A parità di peso e di umidità, le differenze energetiche tra varie essenze possono essere meno spettacolari di quanto si immagini. Il punto decisivo nell’utilizzo domestico è anche la densità del legno.

Se prendiamo due ciocchi delle stesse dimensioni, uno di faggio e uno di abete, quello di faggio generalmente pesa di più perché contiene una quantità maggiore di materia legnosa nello stesso volume.

Ecco perché, quando acquistiamo la legna a volume, faggio e abete non sono direttamente equivalenti. Un metro cubo di legna non rappresenta necessariamente la stessa quantità di combustibile se cambiano essenza, pezzatura e disposizione dei ciocchi.

Anche il prezzo deve quindi essere interpretato correttamente. Una legna apparentemente più economica potrebbe richiedere un volume maggiore durante l’inverno, mentre una più costosa potrebbe offrire una maggiore autonomia.

Prima di confrontare due offerte sarebbe opportuno sapere come viene venduta la legna: a peso, a volume, in bancali oppure in metri steri, oltre naturalmente a conoscere l’essenza.

Il dettaglio più importante è l’umidità della legna

C’è però un elemento che può cambiare completamente il risultato: quanto è secca la legna.

Un faggio ancora molto umido può comportarsi peggio di un abete correttamente stagionato. Questo perché parte dell’energia sviluppata durante la combustione viene utilizzata per riscaldare ed evaporare l’acqua presente all’interno del legno, anziché contribuire al riscaldamento dell’ambiente.

La legna troppo umida tende inoltre ad accendersi con maggiore difficoltà, può produrre più fumo e può contribuire alla formazione di depositi all’interno della canna fumaria.

Come riferimento pratico, per la combustione domestica è generalmente preferibile utilizzare legna con un contenuto di umidità non superiore a circa il 20%.

Per verificarlo si può utilizzare un semplice misuratore di umidità per legno. È importante effettuare la misurazione sulla parte interna di un ciocco appena spaccato, perché controllare solamente la superficie esterna potrebbe fornire un’indicazione poco rappresentativa.

Se dobbiamo acquistare una quantità importante di legna per l’inverno, questo piccolo controllo può rivelarsi molto più utile della semplice scelta dell’essenza.

Quindi, meglio faggio o abete per la stufa?

Se l’obiettivo principale è mantenere il calore a lungo e ridurre la frequenza delle ricariche, il faggio presenta caratteristiche molto interessanti: è denso, brucia in maniera abbastanza regolare e produce una buona brace.

L’abete, invece, può essere particolarmente comodo per accendere il fuoco e ottenere rapidamente una fiamma intensa, anche se tende a consumarsi prima.

Per questo non è necessariamente obbligatorio scegliere esclusivamente uno dei due. Una combinazione può risultare pratica: abete nella fase di accensione e faggio quando la stufa è già calda, sempre rispettando le indicazioni previste dal produttore dell’apparecchio.

Ma c’è una regola che vale più della scelta tra le due essenze: la legna deve essere ben stagionata e sufficientemente secca.

Quando acquistiamo la legna, quindi, oltre a domandare se sia faggio oppure abete, conviene chiedere anche quanto tempo è stata stagionata e quale umidità presenta.

Perché nella pratica quotidiana la differenza può essere notevole: un buon faggio secco è eccellente per una combustione lunga, l’abete secco è molto utile per una fiamma rapida, mentre qualsiasi legna troppo umida rischia di farci sprecare una parte importante del calore che stiamo cercando di ottenere.

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