Incisioni Pizzo Tresero – Una scoperta casuale tra ghiaccio e roccia: il mistero del Pizzo Tresero
Nel 2017, durante una normale escursione ad alta quota, Tommaso Malinverno, escursionista originario del territorio comasco, si trovava a camminare ai piedi del ghiacciaio del Pizzo Tresero, all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio, quando notò qualcosa di insolito sulla superficie di una roccia levigata dal ghiaccio. Non si trattava di una semplice frattura o di un segno naturale: erano incisioni chiaramente realizzate dall’uomo.
La scoperta inizialmente poteva sembrare marginale, quasi una curiosità. Tuttavia, con il passare delle settimane e con l’arrivo degli archeologi, la situazione si rivelò molto più straordinaria del previsto. Quelle incisioni erano antichissime. Gli studi successivi avrebbero dimostrato che risalivano alla media Età del Bronzo, un periodo compreso tra circa 3.600 e 3.200 anni fa, quindi tra il 1600 e il 1200 avanti Cristo.
Il dettaglio che ha stupito maggiormente gli studiosi non è stato solo l’età delle incisioni, ma il luogo in cui si trovano. Il sito si trova infatti a oltre 3.000 metri di altitudine, nel territorio di Valfurva, nella provincia di Sondrio. Questo dato lo rende il sito di arte rupestre più alto d’Europa mai scoperto.
Per comprendere l’eccezionalità della scoperta basta confrontarla con altri celebri complessi di incisioni alpine. Il santuario rupestre del Monte Bego, nelle Alpi Marittime francesi, studiato fin dall’Ottocento e considerato per molto tempo il più alto sito rupestre europeo, si trova infatti a circa 2.000 metri di quota. Il sito del Tresero supera questa altitudine di quasi un chilometro verticale.
Questo rende la scoperta ancora più enigmatica. Perché uomini dell’Età del Bronzo avrebbero scelto un luogo così estremo per lasciare delle incisioni nella roccia? A quell’altezza l’ambiente alpino è severo: temperature rigide, venti forti e una stagione estiva molto breve. Salire fin lassù oggi richiede comunque esperienza e preparazione; immaginare comunità preistoriche compiere lo stesso percorso migliaia di anni fa apre interrogativi affascinanti.
Incisioni Pizzo Tresero – Il sito è stato ufficialmente reso pubblico solo nel novembre 2024, dopo sette anni di studi, analisi e verifiche scientifiche condotte dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Lombardia, sotto il coordinamento dell’archeologo Stefano Rossi. Questo lungo periodo di ricerca è stato necessario per confermare l’autenticità delle incisioni e comprendere il contesto archeologico in cui si inseriscono.
Durante questi anni, gli studiosi hanno effettuato analisi cosmogeniche sulle rocce, una tecnica scientifica che permette di stimare da quanto tempo una superficie rocciosa è esposta ai raggi cosmici. Questo metodo è stato fondamentale per capire quando il ghiaccio si è ritirato e per stimare quando le incisioni sono state visibili o coperte nel corso dei millenni.
Un altro elemento sorprendente riguarda proprio il ghiacciaio. Le incisioni furono probabilmente coperte dal ghiaccio poco tempo dopo essere state realizzate, forse nel giro di pochi secoli dalla loro creazione. Questo significa che per oltre tremila anni nessun essere umano ha potuto vederle.
Solo il ritiro accelerato dei ghiacciai negli ultimi decenni, causato dal cambiamento climatico, ha riportato alla luce quelle superfici di roccia levigate dal ghiaccio e, con esse, una testimonianza archeologica che sembrava perduta per sempre.
In un certo senso, quindi, la stessa crisi climatica che sta trasformando gli ecosistemi alpini ha anche restituito alla ricerca archeologica un frammento dimenticato della storia umana. Un paradosso che rende questa scoperta ancora più significativa e simbolica.
Le figure incise: oranti, spirali e simboli dell’Età del Bronzo
Le indagini archeologiche condotte negli ultimi anni hanno permesso di identificare undici figure incise nella roccia, distribuite su superfici lisce modellate dall’antico scorrimento glaciale. Nonostante il numero limitato di figure individuate finora, gli studiosi ritengono che il complesso originario fosse molto più esteso.
Tra le incisioni più riconoscibili spiccano le cosiddette figure “oranti”, rappresentazioni stilizzate di esseri umani con le braccia sollevate verso l’alto. Questo tipo di simbolo è ben noto agli archeologi che studiano l’arte rupestre alpina: figure simili si trovano infatti nella famosa Rupe Magna, uno dei più importanti siti di incisioni rupestri della Valtellina, e in numerosi pannelli della Val Camonica, celebre complesso archeologico riconosciuto come UNESCO World Heritage Site già nel 1979.
Le figure oranti sono generalmente interpretate come simboli rituali o religiosi, probabilmente legati a pratiche spirituali o cerimoniali. Le braccia sollevate potrebbero rappresentare un gesto di invocazione verso il cielo, una postura associata a preghiere, rituali di fertilità o culti legati alle forze naturali.
Oltre alle figure antropomorfe, nel sito del Tresero sono state identificate anche spirali, figure geometriche e rappresentazioni animali. La presenza di simboli diversi suggerisce che le incisioni non siano state realizzate tutte nello stesso momento. Al contrario, è molto probabile che più individui abbiano inciso la roccia in epoche diverse, forse nell’arco di diversi secoli.
Incisioni Pizzo Tresero – Gli archeologi hanno anche osservato differenze nelle tecniche di incisione, un altro elemento che supporta l’ipotesi di un uso prolungato del sito. Alcuni segni sembrano essere stati realizzati con percussione diretta, cioè colpendo la roccia con strumenti litici o metallici, mentre altri appaiono ottenuti con tecniche più leggere di incisione o graffiatura.
Questo indica che il luogo potrebbe essere stato frequentato più volte nel corso della media Età del Bronzo, forse come luogo rituale stagionale. È possibile che gruppi di pastori o comunità alpine salissero in quota durante l’estate per motivi economici – come la transumanza – e che approfittassero di queste occasioni per compiere riti simbolici legati alla montagna o agli elementi naturali.
Resta comunque una domanda fondamentale: perché incidere proprio a 3.000 metri di altitudine?
Una delle ipotesi più affascinanti suggerisce che l’alta montagna fosse percepita come uno spazio sacro o liminale, una zona di contatto tra il mondo umano e quello divino. Nelle culture antiche, le montagne erano spesso considerate luoghi privilegiati di comunicazione con il cielo e con le divinità.
Le figure con le braccia alzate verso l’alto sembrano rafforzare questa interpretazione. In un ambiente dominato da ghiacciai, creste e cieli aperti, quel gesto inciso nella pietra potrebbe rappresentare un dialogo simbolico con le forze della natura.
C’è però anche un’altra possibilità. Il sito potrebbe essere collegato a antiche vie di transito alpino. Durante l’Età del Bronzo, infatti, le Alpi non erano affatto una barriera invalicabile. Numerosi studi dimostrano che popolazioni preistoriche attraversavano regolarmente i passi alpini, trasportando metalli, sale, pietre e altri beni preziosi.
In questo contesto, le incisioni potrebbero aver avuto anche una funzione territoriale o identitaria, segnando luoghi significativi lungo rotte di passaggio o aree di pascolo.
Incisioni Pizzo Tresero
Purtroppo, una parte del mistero potrebbe essere andata perduta per sempre. Il ghiacciaio che per millenni ha protetto il sito potrebbe aver distrutto altre incisioni durante le sue fasi di avanzata e ritiro. Le undici figure oggi visibili potrebbero quindi essere solo una piccola porzione di un complesso molto più ampio.
E proprio mentre gli archeologi cercano di ricostruire questa storia, il ghiaccio continua a sciogliersi, rivelando nuove superfici ma allo stesso tempo cancellando lentamente le tracce del passato.













