Impatto ambientale Olimpiadi Milano‑Cortina 2026: tra sostenibilità promessa e realtà ambientale
Le Olimpiadi invernali Milano‑Cortina 2026 sono state presentate ufficialmente come l’edizione più sostenibile della storia dei Giochi: un modello in grado di combinare sport, innovazione e tutela dell’ambiente. Tuttavia, secondo diversi rapporti e inchieste indipendenti, molte delle opere pubbliche legate alla manifestazione non hanno rispettato criteri minimi di valutazione ambientale, suscitando critiche forti da parte di associazioni e osservatori ambientali.
Il concetto di sostenibilità legato alle Olimpiadi è spesso associato a tre dimensioni fondamentali: ambientale, sociale ed economica. Nel caso di Milano‑Cortina, il documento ufficiale di candidatura ha promosso un programma di sostenibilità multi‑livello denominato “Now26”, con obiettivi ambiziosi come la riduzione delle emissioni, la valorizzazione delle infrastrutture esistenti e l’utilizzo di energie rinnovabili. Tuttavia, molte di queste promesse si scontrano con la realtà dei fatti.
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Il dato che fa discutere: il 60% delle opere senza VIA
Uno degli aspetti più critici riguarda proprio la mancata Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per molte delle infrastrutture pubbliche costruite o in fase di realizzazione per i Giochi. Secondo monitoraggi civici e report indipendenti, circa il 60% delle opere legate ai Giochi non è stato sottoposto a una VIA: un elemento fondamentale per comprendere effetti su ecosistemi, risorse idriche, fauna e paesaggio montano.
Parliamo di iniziative infrastrutturali rilevanti: cabinovie, nuove varianti stradali, ampliamenti o costruzioni di bacini d’innevamento artificiale, impianti sportivi in alta quota e altri interventi non banali su territori fragili come le Alpi italiane. La scelta di rinunciare alla VIA su tali opere non è stata casuale, ma legata a ritardi nei processi autorizzativi e alla necessità di accelerare i cantieri per rispettare le scadenze olimpiche.
Questo dato non è secondario: la VIA rappresenta lo strumento principale con cui lo Stato italiano valuta il possibile impatto di infrastrutture importanti sul territorio, e la sua assenza generalizzata apre interrogativi sulla trasparenza decisionale e sul rispetto delle garanzie ambientali.
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Impatto ambientale olimpiadi 2026
Ecosistemi fragili sotto pressione climatica
Le Olimpiadi si svolgono in un contesto naturale già vulnerabile: la montagna è un ambiente particolarmente sensibile, condizionato dal cambiamento climatico con neve meno stabile e stagioni più brevi. In questo scenario, interventi come la costruzione di nuovi impianti di innevamento artificiale richiedono enormi quantità di acqua e energia, e possono alterare cicli naturali per anni.
L’affidamento massiccio all’innevamento artificiale, per esempio, è già stato osservato anche negli studi internazionali: il consumo di risorse idriche e la produzione di emissioni correlate non sono neutri, e contribuiscono a un circolo vizioso in cui il cambiamento climatico rende sempre più problematico organizzare eventi invernali in aree tradizionali.
Inoltre, le nuove opere infrastrutturali possono modificare habitat naturali, creare frammentazioni territoriali o aumentare il rischio di erosione, con effetti a lungo termine sulla flora e sulla fauna alpina. La mancanza di una VIA limita proprio la possibilità di misurare, prevenire e mitigare questi impatti con strumenti scientifici.
Tra protocollo formale e deroga praticata
Dal punto di vista ufficiale, gli organizzatori e le autorità nazionali hanno comunque adottato protocolli di sostenibilità come LEED o ENVISION per alcune infrastrutture, con l’obiettivo di garantire efficienza energetica e performance ambientali. Tuttavia, l’adozione di questi standard non equivale a una valutazione di impatto complessiva sul territorio, soprattutto quando quest’ultimo è altamente sensibile.
In pratica, molte opere sono state realizzate o autorizzate attraverso deroghe legislative che hanno evitato iter di VIA ordinari, sfruttando strumenti di emergenza e semplificazione legati alla natura stessa dell’evento. Questo ha spinto diverse associazioni ambientaliste a parlare di “grande occasione persa” per dimostrare che un grande evento sportivo poteva davvero essere una leva per la sostenibilità e non solo una scusa per deroghe normative.
Il punto non è “contro le Olimpiadi”… ma sul come
Il dibattito pubblico non si concentra semplicemente sul fatto di essere favorevoli o contrari ai Giochi olimpici: la discussione riguarda le regole con cui tali eventi vengono organizzati, la trasparenza nel processo decisionale, e soprattutto chi paga i costi ambientali e sociali nel lungo periodo.
Organizzare grandi eventi pubblici dovrebbe prevedere:
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coinvolgimento delle comunità e degli stakeholder locali;
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procedure di impatto ambientale rigorose;
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valutazioni comparative tra benefici attesi e danni potenziali;
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piani di mitigazione chiari e vincolanti.
Senza questi elementi, anche eventi con nobili intenzioni rischiano di lasciare una legacy ambientale compromessa, con effetti ambientali persistenti per anni o decenni dopo la fine delle competizioni.
Impatto ambientale Olimpiadi
Le Olimpiadi Milano‑Cortina 2026 rappresentano senza dubbio un evento di straordinaria portata per l’Italia. Tuttavia, la realtà dell’implementazione delle opere pubbliche evidenzia una significativa distanza tra le promesse di sostenibilità e ciò che è stato realizzato sotto il profilo ambientale e procedurale.
Il fatto che il 60% delle opere non abbia subito una valutazione di impatto ambientale obbligatoria è un elemento che richiede un’analisi seria e trasparente, soprattutto perché riguarda territori montani fragili e già alle prese con gli effetti del cambiamento climatico.
Il tema non è semplicemente essere “contro le Olimpiadi”, ma come si realizzano grandi opere pubbliche, con quali regole, con quanta trasparenza e con quale responsabilità intergenerazionale. Solo così potremo capire se eventi di questa portata siano compatibili con una reale sostenibilità ambientale e sociale nel lungo periodo.










