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70 milioni per mettere in sicurezza la galleria, ma il problema resta dentro la montagna

Frana strada statale 36

Frana strada statale 36 – I lavori sono finiti e la galleria è più sicura, ma il vero problema non è stato cancellato

Quasi 70 milioni di euro per mettere in sicurezza una galleria il cui futuro, inevitabilmente, resta appeso al movimento della montagna. È questo il grande paradosso della Galleria Monte Piazzo, uno dei punti più delicati e strategici dell’intera Strada Statale 36, arteria fondamentale per i collegamenti tra il Lago di Como, la Valtellina e la Valchiavenna. Gli importanti interventi di consolidamento consentono all’infrastruttura di continuare a svolgere la propria funzione e rappresentano un passaggio fondamentale per garantire la sicurezza della circolazione. Ma dietro la conclusione dei lavori si nasconde una realtà molto più complessa: il Monte Piazzo continua lentamente a muoversi verso valle. Il fenomeno geologico che interessa il versante non è stato eliminato e, considerando le dimensioni e le caratteristiche del movimento, pensare di fermarlo definitivamente attraverso interventi sulla sola galleria non rappresenta una prospettiva realistica. È proprio per questa ragione che il maxi investimento non deve essere interpretato come una soluzione definitiva, ma come qualcosa di altrettanto importante: un modo per comprare tempo. Tempo necessario per mantenere aperto e sicuro uno dei collegamenti più importanti della Lombardia settentrionale, ma soprattutto per studiare, progettare e realizzare quella che un giorno potrebbe diventare l’alternativa all’attuale tunnel. Il versante viene costantemente controllato attraverso sistemi di monitoraggio e gli spostamenti avvengono lentamente, nell’ordine di pochi centimetri ogni anno. Numeri che possono apparire insignificanti se osservati nell’arco di dodici mesi, ma che assumono un significato completamente diverso quando vengono proiettati su periodi molto più lunghi. Due o tre centimetri all’anno, nel corso di dieci o vent’anni, possono tradursi in deformazioni importanti per una struttura rigida costruita all’interno di una montagna in movimento, anche se l’evoluzione reale del fenomeno deve essere valutata sulla base dei dati raccolti e non attraverso una semplice proiezione matematica. Ed è proprio qui che comincia il conto alla rovescia della Monte Piazzo. Gli interventi appena conclusi permettono di guardare ai prossimi anni con maggiore sicurezza, ma non possono cancellare la domanda decisiva: cosa succederà quando consolidare la galleria esistente non sarà più sufficiente? La risposta dovrà arrivare molto prima che quella domanda diventi un’emergenza.

La montagna si sposta di pochi centimetri ogni anno: perché il tempo può cambiare tutto

Il movimento del Monte Piazzo è difficile da percepire a occhio nudo. Non si tratta necessariamente della classica frana improvvisa che precipita verso valle in pochi istanti, interrompendo strade e travolgendo ciò che incontra. Il fenomeno che interessa questo tratto della SS36 è molto più lento e, proprio per questo, può risultare ancora più complesso da gestire nel lungo periodo. Una grande massa del versante si muove progressivamente verso valle, sottoponendo le infrastrutture presenti nell’area a sollecitazioni che possono accumularsi nel corso degli anni. Una galleria stradale, per quanto consolidata e progettata per resistere a condizioni difficili, resta infatti una struttura che deve mantenere caratteristiche geometriche e statiche precise. La montagna, invece, segue dinamiche completamente diverse. Può deformarsi lentamente, cambiare comportamento e continuare a esercitare pressioni sulle opere costruite al suo interno. È per questo che il monitoraggio rappresenta uno degli strumenti più importanti per il futuro della Galleria Monte Piazzo. I dati raccolti consentiranno ai tecnici di osservare l’evoluzione del fenomeno, individuare eventuali variazioni e valutare nel tempo le condizioni dell’infrastruttura. Parlare di una durata futura nell’ordine di circa quindici anni, quindi, non significa necessariamente indicare una data di scadenza precisa. Si tratta piuttosto di un orizzonte entro il quale sarà fondamentale pianificare il futuro, tenendo conto delle condizioni reali rilevate sul versante e nella galleria. La vita residua dell’infrastruttura dipenderà dalla risposta della montagna e dall’efficacia degli interventi realizzati, oltre che dalle valutazioni tecniche effettuate negli anni. Una cosa, tuttavia, appare sempre più evidente: continuare a intervenire sul tunnel esistente all’infinito difficilmente potrà rappresentare una strategia definitiva. Il problema non nasce dalla galleria, ma dal terreno che la circonda. Per questa ragione, la soluzione di lungo periodo potrebbe richiedere un nuovo collegamento collocato in una zona geologicamente meno problematica. E proprio questa prospettiva trasforma i lavori appena conclusi in qualcosa di molto diverso da un semplice intervento di manutenzione. Sono il punto di partenza di una corsa contro il tempo, perché ogni anno guadagnato grazie al consolidamento dovrà essere utilizzato per costruire una risposta capace di durare molto più a lungo.

Perché spendere quasi 70 milioni su un’opera che potrebbe comunque avere una vita limitata

È probabilmente la domanda che molti si pongono davanti alle dimensioni dell’investimento: ha senso spendere quasi 70 milioni di euro per una galleria che, in prospettiva, potrebbe dover essere sostituita? La risposta emerge chiaramente osservando l’importanza strategica della SS36. Questa strada non è un collegamento secondario, ma una delle principali arterie della Lombardia settentrionale. Attraverso la Statale 36 si muovono quotidianamente residenti, lavoratori, turisti e mezzi commerciali diretti tra l’area di Milano e della Brianza, Lecco, il Lago di Como, la Valtellina e la Valchiavenna. In questo sistema viario, la Galleria Monte Piazzo è un passaggio difficilmente sostituibile nel breve periodo. La particolare conformazione geografica dell’Alto Lario limita infatti la disponibilità di percorsi alternativi con una capacità paragonabile a quella della principale arteria stradale. Una chiusura prolungata avrebbe conseguenze immediate sulla mobilità di un territorio molto vasto, con effetti anche sull’economia, sul turismo e sul trasporto delle merci. È già accaduto in passato che le criticità della galleria mettessero in evidenza quanto questo tratto rappresenti un punto vulnerabile della rete. Per questo non intervenire non era una vera alternativa.

Frana strada statale 36 –  Lasciare che il tunnel arrivasse progressivamente a una condizione critica senza realizzare opere di consolidamento avrebbe significato esporsi al rischio di un’interruzione senza avere una soluzione pronta. I quasi 70 milioni, quindi, devono essere letti come un investimento nella continuità del collegamento e nella possibilità di programmare il futuro senza lavorare sotto la pressione di un’emergenza. Ma proprio qui si apre la fase più delicata. Quindici anni possono sembrare molti, ma per progettare e costruire una grande infrastruttura possono diventare pochissimi. Servono studi geologici, analisi dei possibili tracciati, valutazioni ambientali, progettazione, autorizzazioni, finanziamenti, gare e infine anni di cantiere. In un territorio complesso come quello dell’Alto Lario, ogni passaggio può richiedere tempi significativi. Il rischio più grande, quindi, non è aver speso troppo per la galleria attuale. Il vero rischio sarebbe spendere milioni per guadagnare tempo e poi lasciare che quel tempo trascorra senza costruire l’alternativa.

Il conto alla rovescia è iniziato: ora la vera sfida è decidere cosa verrà dopo

La conclusione dei lavori alla Galleria Monte Piazzo non rappresenta dunque la fine di una storia, ma potrebbe essere soltanto l’inizio del capitolo più importante. La SS36 può continuare a garantire il collegamento tra il Lago di Como e la Valtellina, mentre tecnici e sistemi di monitoraggio continueranno a osservare ogni movimento significativo del versante. La montagna continuerà a essere il vero elemento decisivo. Saranno i dati raccolti negli anni a indicare come evolve il fenomeno e quanto a lungo la galleria potrà continuare a svolgere la propria funzione nelle condizioni richieste. Nel frattempo, però, il territorio non può permettersi di aspettare passivamente. Se la prospettiva di lungo periodo è quella di arrivare a una nuova infrastruttura, il percorso per realizzarla dovrà iniziare con largo anticipo.

Frana strada statale 36 – Individuare un tracciato meno esposto al movimento franoso potrebbe significare affrontare un’opera tecnicamente complessa e finanziariamente molto impegnativa, ma il costo dell’assenza di un’alternativa potrebbe essere ancora più elevato. La Monte Piazzo è troppo importante per essere affrontata soltanto quando torna a essere un’emergenza. È questa, forse, la vera lezione della vicenda. I lavori di consolidamento hanno permesso di evitare che il territorio si trovasse immediatamente davanti a una scelta impossibile. Hanno garantito sicurezza, continuità e soprattutto una finestra temporale nella quale programmare il futuro. Ma quella finestra non resterà aperta per sempre. Mentre le istituzioni dovranno affrontare studi, progetti, finanziamenti e procedure autorizzative, il versante continuerà lentamente il proprio movimento. Non conosce scadenze amministrative e non aspetta la conclusione degli iter burocratici. Per questo il maxi investimento sulla galleria assume oggi un significato ancora più importante: non è soltanto un intervento sul presente, ma il tempo acquistato per costruire il futuro della SS36.

Frana strada statale 36

Un futuro che dovrà essere progettato prima che la montagna imponga nuovamente le proprie condizioni. Perché i lavori sono finiti, la galleria è stata consolidata e la strada continua a funzionare. Ma il conto alla rovescia della Monte Piazzo, silenziosamente, è già cominciato.

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