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Una montagna che non smette di muoversi

frana monte piazzo

Frana Monte Piazzo: la montagna continua a muoversi. Dopo i 55 milioni investiti, quale futuro per la Statale 36?

Il dissesto Garavina-Monte Piazzo rappresenta da anni una delle principali criticità infrastrutturali della Lombardia. Il fenomeno interessa gran parte del versante nord del Monte Legnoncino, coinvolgendo i territori dei Comuni di Sueglio, Valvarrone e Dorio, e condizionando direttamente la sicurezza della Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, una delle arterie più importanti del Nord Italia.

Non si tratta di una frana improvvisa, bensì di un movimento gravitativo lento ma continuo, che secondo le rilevazioni di ARPA Lombardia procede mediamente di 2-3 centimetri ogni anno. Una velocità apparentemente ridotta, ma sufficiente a produrre nel tempo deformazioni sulle infrastrutture presenti nel sottosuolo.

Il problema principale riguarda la Galleria Monte Piazzo, lunga circa 2,5 chilometri, che viene progressivamente trascinata verso il lago di Como insieme all’intero versante montuoso. Le conseguenze non si limitano alla sola strada statale: il movimento interessa anche l’area dello svincolo di Dervio e rappresenta un elemento di rischio anche per la linea ferroviaria Lecco-Colico, fondamentale per i collegamenti tra Milano, la Valtellina e la Svizzera.

Dopo mesi di lavori, il 10 luglio riaprirà la canna nord della galleria con il ripristino della normale circolazione. L’intervento, realizzato da Anas, ha richiesto un investimento di circa 55 milioni di euro, destinati al consolidamento della struttura mediante opere di drenaggio profondo, rinforzi strutturali e sistemi di monitoraggio continuo. Si tratta di un intervento estremamente complesso che consentirà di restituire piena funzionalità alla principale via di collegamento verso l’Alto Lago e la Valtellina. Tuttavia, nessuno considera questi lavori la soluzione definitiva.

Il segreto delle strade svizzere

Frana monte Piazzo – La stessa Anas ha infatti chiarito che il consolidamento garantirà condizioni di sicurezza per un periodo stimato di circa quindici anni, ma che il problema geologico non può essere eliminato. La galleria continua infatti a trovarsi sopra un corpo di frana attivo: è la montagna stessa a muoversi e nessun intervento ingegneristico può arrestare completamente questo fenomeno.

La nuova variante è davvero l’unica soluzione? Quanto potrebbe costare

È proprio da questa consapevolezza che nasce il dibattito sul futuro della SS36. Da mesi, negli ambienti tecnici e istituzionali, si parla con sempre maggiore insistenza della possibilità di realizzare una nuova variante capace di bypassare definitivamente l’area instabile del Monte Piazzo.

Al momento non esiste ancora un progetto ufficiale presentato da Anas, né tantomeno un finanziamento già stanziato. Tuttavia, diversi rappresentanti istituzionali hanno confermato che l’ipotesi è allo studio, perché appare sempre più evidente che il consolidamento appena concluso costituisce una soluzione temporanea e non definitiva. Anche negli ultimi incontri pubblici dedicati alla mobilità del territorio è emersa la necessità di iniziare fin da subito a pianificare un’infrastruttura alternativa, considerati i lunghi tempi necessari per progettazione, autorizzazioni ambientali, reperimento delle risorse economiche e realizzazione dell’opera.

Se davvero si decidesse di costruire una nuova variante, si parlerebbe con ogni probabilità di un’opera dal valore nell’ordine di diverse centinaia di milioni di euro. Basti pensare che la sola riqualificazione della galleria esistente è costata 55 milioni, senza realizzare nuove infrastrutture ma intervenendo esclusivamente sul consolidamento di quella attuale. Una nuova galleria o un nuovo tracciato comporterebbero invece scavi, viadotti, opere di sicurezza, impianti tecnologici e compensazioni ambientali, con costi che potrebbero facilmente superare i 300-500 milioni di euro, in linea con altre grandi opere viarie realizzate negli ultimi anni in Italia.

La vera incognita riguarda però il reperimento delle risorse. Negli ultimi anni il territorio lecchese e valtellinese ha beneficiato di investimenti straordinari grazie ai finanziamenti collegati alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 e al PNRR, che hanno consentito di accelerare numerosi cantieri strategici. Una volta conclusa questa stagione di investimenti eccezionali, sarà inevitabilmente più difficile reperire nuove risorse di questa entità.

Ciò non significa che una nuova variante sia impossibile. Al contrario, trattandosi di un’infrastruttura strategica per i collegamenti tra Lombardia, Valtellina e Svizzera, l’opera potrebbe essere inserita nella futura programmazione nazionale delle infrastrutture oppure beneficiare di nuovi fondi europei dedicati alla resilienza climatica e alla sicurezza del territorio. La sfida sarà soprattutto politica: occorrerà dimostrare che non si tratta di un’opera locale, ma di un investimento di interesse nazionale.

Frana Monte Piazzo

Il tempo, tuttavia, non è infinito. Se la previsione di quindici anni di vita utile della galleria consolidata dovesse trovare conferma, progettare oggi una soluzione alternativa significa evitare di arrivare impreparati quando il problema diventerà nuovamente emergenziale. Per questo motivo il dibattito sulla variante non può più essere considerato un’ipotesi lontana, ma rappresenta probabilmente il prossimo grande tema infrastrutturale del territorio lariano.

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