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Vandalizzato il rifugio Gino e Massimo, subite anche violente intimidazioni

vandali in valtellina

Vandali Valtellina – Nell’ultimo mese una serie di spiacevoli eventi ha colpito il Rifugio Gino e Massimo a Ponte in Valtellina.

Gli asini sono stati rinchiusi nel bivacco del rifugio e sono stati accusati di essere stati i gestori, che del bivacco si prendono invece cura e che hanno passato una settimana a ripulirlo.

Il Rifugio ha ricevuto diversi commenti violenti relativi alla Pastasciutta Antifascista organizzata con ANPI e in programma per sabato 25 luglio.

E infine, questa notte, la jeep del rifugio è stata vandalizzata.

Tutti i vetri infranti, fanali e tergicristalli rotti, gomme bucate e carrozzeria tagliata a colpi d’ascia.

Hanno tentato di spingere la jeep, che serve per lavorare e per portare le provviste al rifugio, giù dalla scarpata.

Qualcosa che pare più un’intimidazione che un semplice dispetto.

I gestori non sanno se questi episodi sono tra loro connessi e non lanciano accuse, ma pare evidente che qualcuno è infastidito dalla gestione del Rifugio.

Gestione che viene portata avanti con passione, entusiasmo, voglia di fare e cura delle relazioni con tutte le realtà e le persone del territorio e con chiunque passi.

Allo stesso tempo i gestori non sono disposti a tollerare questi atti violenti, vili, codardi e di una bassezza umana sconcertante.

Vandali Valtellina

I giovani vandalizzano per una complessa combinazione di fattori psicologici, sociali ed ambientali, tra cui il disagio interiore (noia, rabbia, solitudine), la ricerca di identità e appartenenza al gruppo, la ribellione all’autorità, la mancanza di punti di riferimento e opportunità, e le dinamiche familiari problematiche, spesso espressi attraverso comportamenti impulsivi e una scarsa empatia.

Fattori psicologici e individuali

Disagio e malessere: Rabbia, frustrazione, solitudine, insicurezza e depressione che cercano una valvola di sfogo.
Impulsività e bassa autostima: Difficoltà nel controllare gli impulsi e bisogno di sentirsi “qualcuno” attraverso atti che diano visibilità.
Mancanza di empatia: Incapacità di comprendere le conseguenze delle proprie azioni sulla proprietà altrui o sulla comunità.
Ricerca di adrenalina: Bisogno di sfide, di superare i limiti e di provare emozioni forti per sentirsi vivi.

Fattori sociali e ambientali

Mancanza di punti di riferimento: Scarsa guida da parte di modelli positivi in famiglia e nella società, con valori sempre più labili.
Noia e mancanza di alternative: Assenza di spazi aggregativi e opportunità ricreative in aree svantaggiate.
Pressione del gruppo: Desiderio di essere accettati, dimostrare coraggio o lealtà verso una “baby gang”.
Marginalizzazione: Sentirsi esclusi o non accettati dalla società, specialmente in periferie o minoranze.

Fattori familiari e educativi

Disfunzioni familiari: Carenze affettive, conflitti, abusi, negligenza o iper controllo che generano ribellione.
Assenza dei genitori: Genitori troppo impegnati o assenti che non riescono a fornire supervisione e supporto adeguati.
Scuola: Ambienti scolastici che non riescono a integrare e recuperare i ragazzi, rinforzando la rabbia.

Come si manifesta

Spesso è un modo per sfogare la rabbia repressa contro un mondo percepito come ostile o ingiusto.
Può essere un modo per affermare la propria identità e indipendenza, sfidando le regole.
Viene spesso associato ad altri comportamenti a rischio, come abuso di sostanze o guida spericolata.

Vandali Valtellina

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