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Spöl, quando si deciderà il futuro dell’acqua di Livigno? La convenzione del 1957 e una scadenza lontana

Convenzione Spöl Livigno

Convenzione Spöl Livigno – La concessione idroelettrica EKW scade nel 2050 e le trattative sono previste dal 2040. Ma il problema del deflusso minimo vitale dello Spöl è ancora attuale. Ecco perché Livigno potrebbe chiedere un intervento anticipato.

A Livigno c’è una questione ambientale che attraversa generazioni, accordi internazionali e interessi energetici: il futuro delle acque dello Spöl. Un torrente alpino che, in alcuni tratti interessati dalle derivazioni idroelettriche, ha subito per decenni una forte riduzione delle portate naturali. Il problema nasce anche da una Convenzione firmata tra Italia e Svizzera nel lontano 1957, quando la tutela degli ecosistemi fluviali non aveva ancora il peso che possiede oggi.

Ma quando sarà possibile rivedere quegli accordi? E soprattutto, Livigno dovrà davvero aspettare il 2040 per discutere nuove condizioni ambientali?

La risposta apre uno scenario importante per il territorio. La concessione relativa all’impianto idroelettrico EKW Livigno–Ova Spin risulta valida fino al 31 dicembre 2050, mentre la Convenzione del 1957 prevede l’avvio delle trattative tra i due Governi dieci anni prima della scadenza delle concessioni. Questo porta al 2040 come riferimento per l’apertura dei negoziati, ma non esclude che Italia e Svizzera possano affrontare anticipatamente il tema dei rilasci d’acqua.

Perché il lago di Livigno è asciutto?

Convenzione Spöl Livigno  – Il punto centrale è proprio questo: il rinnovo delle concessioni e la tutela ambientale dello Spöl sono questioni collegate, ma non necessariamente devono rispettare le stesse tempistiche. Gli studi avviati negli ultimi anni, anche grazie al lavoro di ARPA Lombardia, hanno fornito elementi tecnici utili per valutare portate ecologiche più adeguate. Per Livigno si tratta quindi non soltanto di capire quando scadranno gli accordi, ma di chiedersi quali iniziative possano essere avviate già oggi per migliorare le condizioni del torrente.

La Convenzione del 1957: perché Livigno dovrà guardare al 2040 e al 2050

Per comprendere il futuro dello Spöl bisogna tornare al 27 maggio 1957, data della Convenzione internazionale tra Italia e Svizzera che disciplina lo sfruttamento delle risorse idroelettriche del bacino. L’accordo fu concluso in un periodo in cui la produzione di energia rappresentava una priorità strategica per entrambi i Paesi. Le grandi opere idroelettriche alpine erano considerate fondamentali per lo sviluppo economico, mentre concetti oggi centrali, come la continuità ecologica dei corsi d’acqua e il deflusso minimo vitale, non erano ancora disciplinati con gli stessi strumenti normativi attuali.

La convenzione Spöl Livigno ha definito un sistema di utilizzo delle acque che coinvolge il territorio di Livigno, il bacino dello Spöl e gli impianti idroelettrici collegati. Tra i soggetti interessati figura EKW, Engadiner Kraftwerke, la società svizzera che gestisce importanti infrastrutture idroelettriche in Engadina. Sul versante italiano assumono rilievo anche le derivazioni legate agli impianti di A2A, con il trasferimento di risorse idriche verso il sistema dei bacini di Cancano.

Una distinzione è fondamentale: la Convenzione internazionale del 1957 non coincide automaticamente con la singola concessione idroelettrica. Il trattato stabilisce il quadro dei rapporti tra i due Stati, mentre le concessioni disciplinano l’esercizio degli impianti e hanno proprie scadenze. Per l’impianto Livigno–Ova Spin, la documentazione tecnica del Parco Nazionale Svizzero indica il 31 dicembre 2050 come termine della concessione EKW.

L’articolo 15 della Convenzione prevede l’avvio di trattative tra i Governi italiano e svizzero dieci anni prima della scadenza delle concessioni, allo scopo di affrontare le condizioni future dello sfruttamento idroelettrico. Applicando tale previsione alla scadenza del 2050, il riferimento temporale diventa quindi il 2040. Non significa però che sia già stato annunciato un calendario ufficiale dei negoziati o che ogni concessione collegata al sistema dello Spöl abbia necessariamente la stessa data di scadenza.

Quando il lago di Livigno è in secca

Per Livigno questa differenza è particolarmente importante. Il 2040 rappresenta un orizzonte negoziale previsto dall’accordo, non un divieto di intervenire prima. Una revisione concordata delle condizioni ambientali potrebbe essere affrontata separatamente, attraverso il confronto tra le autorità competenti dei due Paesi, senza attendere necessariamente la fase conclusiva delle concessioni. È su questa possibilità che potrebbe concentrarsi il dibattito politico e ambientale dei prossimi anni.

La convenzione Spöl Livigno e il deflusso minimo vitale: il problema ambientale che dura da decenni

Il vero nodo della vicenda non riguarda soltanto le date di scadenza delle concessioni, ma soprattutto la quantità d’acqua che dovrebbe continuare a scorrere nello Spöl per garantire la sopravvivenza dell’ecosistema fluviale. Per molti anni, infatti, le derivazioni idroelettriche hanno modificato profondamente il regime naturale del torrente, con conseguenze particolarmente evidenti nei tratti situati a valle delle opere di presa. Il deflusso minimo vitale, oggi progressivamente integrato nel più ampio concetto di deflusso ecologico, rappresenta proprio la quantità d’acqua necessaria a mantenere condizioni compatibili con la vita acquatica e con il funzionamento del corso d’acqua.

Il problema dello Spöl nasce da una particolarità storica. Quando venne firmata la Convenzione del 1957, non esistevano gli attuali obblighi ambientali relativi ai rilasci idrici. Gli accordi internazionali furono costruiti principalmente attorno alla ripartizione delle risorse energetiche tra Italia e Svizzera. Di conseguenza, le derivazioni disciplinate dal trattato hanno continuato a rappresentare una situazione particolare rispetto alla normativa ambientale sviluppatasi nei decenni successivi. Il risultato è stato un lungo confronto tra esigenze di produzione idroelettrica, tutela degli ambienti naturali e richieste provenienti dal territorio.

A denunciare la situazione sono state anche le associazioni ambientaliste. Legambiente, attraverso il dossier Buone & Cattive Acque, ha richiamato l’attenzione sulle criticità dello Spöl e sulle conseguenze delle derivazioni che interessano il sistema idroelettrico di Livigno. Nel dibattito locale ha avuto un ruolo anche il comitato di cittadini “L’acqua è TUA”, attivo dal 2005 nel segnalare il prosciugamento degli alvei dello Spöl e di altri corsi d’acqua del territorio. La questione, dunque, non è nuova e non nasce soltanto dalle più recenti discussioni sulla crisi climatica: riguarda una trasformazione dell’ambiente alpino che viene segnalata da oltre vent’anni.

Un passaggio significativo è arrivato nel 2016, quando sono iniziate le campagne sperimentali di rilascio e monitoraggio delle portate, con il coinvolgimento di ARPA Lombardia. L’obiettivo era comprendere quali quantitativi d’acqua potessero garantire una continuità fluviale nei tratti interessati dalle derivazioni. Nel dicembre 2024 è arrivato un risultato particolarmente importante: ARPA Lombardia ha comunicato che gli studi avevano consentito di individuare un valore minimo di portata capace di assicurare la continuità del torrente.

Si tratta di un elemento tecnico rilevante, perché dimostra che il problema può essere affrontato attraverso misurazioni e valutazioni scientifiche. Resta però una distinzione fondamentale: individuare una portata minima non significa automaticamente aver introdotto un obbligo permanente di rilascio per tutte le derivazioni dello Spöl. Per arrivare a questo risultato servono decisioni delle autorità competenti e, dove necessario, un confronto tra Italia e Svizzera.

Livigno può chiedere una revisione anticipata? Il ruolo di Comune, Regione e Governo

Convenzione Spöl Livigno  – La domanda che interessa maggiormente il territorio è se sia davvero necessario attendere il 2040 per affrontare il problema dello Spöl oppure se esistano strumenti per intervenire prima. La Convenzione del 1957 stabilisce una procedura per discutere il futuro delle concessioni, ma non impedisce ai due Stati di avviare un confronto anticipato sulle condizioni ambientali dello sfruttamento idroelettrico. Una modifica del trattato richiederebbe naturalmente un’intesa tra Italia e Svizzera e il rispetto delle procedure previste dai rispettivi ordinamenti. Tuttavia, il dialogo istituzionale sulle portate e sulle misure di tutela può essere affrontato anche prima della scadenza delle concessioni.

In questo scenario il Comune di Livigno potrebbe svolgere un ruolo importante, pur non avendo il potere di modificare autonomamente un accordo internazionale. L’amministrazione comunale potrebbe chiedere formalmente al Governo italiano, alla Regione Lombardia e agli altri enti competenti di aprire un confronto specifico sul deflusso ecologico dello Spöl. Una richiesta di questo tipo potrebbe essere sostenuta dai risultati delle campagne di monitoraggio, dalle valutazioni ambientali disponibili e dalle osservazioni raccolte nel territorio. Il Comune potrebbe inoltre promuovere un dibattito pubblico, coinvolgendo associazioni, cittadini, operatori economici e rappresentanti istituzionali.

Un altro soggetto centrale è la Commissione di vigilanza italo-svizzera per la derivazione delle acque dello Spöl, nell’ambito della quale ARPA Lombardia ha svolto le attività di supporto tecnico. La presenza di questo organismo dimostra che esiste già una sede di confronto tra i due Paesi. Il passaggio successivo potrebbe consistere nel chiarire quali iniziative siano state valutate dopo la conclusione degli studi e se vi siano le condizioni per trasformare i risultati sperimentali in misure continuative di tutela.

La questione interessa anche Regione Lombardia, chiamata a confrontarsi con le esigenze di gestione delle risorse idriche e con la normativa ambientale. In Italia, il quadro regolatorio sul deflusso minimo vitale si è evoluto sensibilmente rispetto al 1957, introducendo criteri di monitoraggio e obblighi per numerose derivazioni. Lo Spöl presenta però una complessità aggiuntiva, dovuta alla natura internazionale degli accordi che ne disciplinano l’utilizzo. Proprio per questo, una soluzione stabile dovrebbe essere costruita attraverso il coordinamento tra amministrazioni regionali, autorità statali e interlocutori svizzeri.

Non si tratta necessariamente di mettere in discussione l’intero sistema idroelettrico. La sfida è individuare un equilibrio tra produzione di energia, accordi internazionali e tutela degli ecosistemi alpini. Un equilibrio che potrebbe richiedere nuove condizioni di esercizio, rilasci ecologici programmati e monitoraggi continuativi. Per il territorio di Livigno, il primo passo concreto potrebbe essere una richiesta pubblica di chiarimenti sullo stato delle valutazioni istituzionali e sulle prospettive di applicazione dei risultati ottenuti da ARPA.

Il futuro dello Spöl: perché aspettare il 2040 potrebbe essere una scelta difficile da spiegare

Il 2040 è una data destinata a diventare importante nella storia dello sfruttamento idroelettrico dello Spöl. Secondo quanto previsto dalla Convenzione del 1957, sarà quello il periodo in cui Italia e Svizzera dovranno affrontare le trattative relative alla scadenza del 2050 per le concessioni interessate. Tuttavia, attendere altri quattordici anni prima di avviare una discussione sostanziale sulla tutela ambientale potrebbe risultare difficile da giustificare, soprattutto alla luce degli studi già realizzati e delle segnalazioni che da decenni arrivano dal territorio. Questa non è una conclusione giuridica, ma una questione di opportunità politica e amministrativa che merita attenzione.

Negli ultimi anni il rapporto tra produzione idroelettrica e tutela dei fiumi alpini è diventato sempre più delicato. Da un lato, l’energia prodotta dall’acqua costituisce una risorsa importante per il sistema energetico e per la transizione verso fonti rinnovabili. Dall’altro, le opere di derivazione possono alterare le portate naturali, interrompere la continuità degli ambienti fluviali e modificare gli habitat delle specie acquatiche. Produrre energia rinnovabile non significa automaticamente eliminare ogni impatto ambientale: significa piuttosto cercare soluzioni capaci di ridurre gli effetti negativi e migliorare la sostenibilità degli impianti esistenti.

Per Livigno, lo Spöl rappresenta molto più di una risorsa idrica destinata alla produzione elettrica. È parte del paesaggio alpino, della storia locale e di un sistema naturale che collega il territorio italiano alla Svizzera. Le sue acque, infatti, seguono un percorso particolare: appartengono al bacino del Danubio, attraverso il sistema dell’Inn, anziché a quello del Po. Questa caratteristica rende il torrente un elemento geografico e ambientale di grande interesse. La gestione delle sue portate ha quindi conseguenze che superano i confini comunali e nazionali.

La disponibilità di risultati scientifici rappresenta un’opportunità concreta. Le campagne avviate nel 2016 hanno permesso di affrontare una questione rimasta per lungo tempo al centro di richieste e contestazioni. Oggi il confronto potrebbe spostarsi dalla semplice denuncia del problema alla definizione di possibili soluzioni. Per farlo servono trasparenza, pubblicazione dei dati, chiarezza sulle responsabilità e soprattutto una volontà condivisa di verificare quali interventi siano realmente praticabili.

Resta infine un interrogativo che riguarda direttamente il futuro del territorio: se è già stata individuata una portata minima in grado di garantire la continuità dello Spöl, quali passaggi mancano per renderla una misura stabile di tutela? È una domanda alla quale le istituzioni competenti potrebbero fornire una risposta documentata, spiegando quali vincoli derivino dalla Convenzione del 1957 e quali margini esistano per intervenire prima della scadenza delle concessioni.

Convenzione Spöl Livigno

Il 2050 resta la scadenza indicata per la concessione EKW Livigno–Ova Spin e il 2040 il riferimento per le trattative previste dalla Convenzione. Ma il futuro ambientale dello Spöl potrebbe essere discusso molto prima. La vera questione, per Livigno, non è soltanto quando verranno rinnovati gli accordi, ma se esista la volontà di affrontare già oggi un problema che il territorio conosce da decenni.

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