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Monte Piazzo, una nuova galleria per la SS36? Due scenari per aggirare il versante instabile

Frana Monte Piazzo SS36

Frana Monte Piazzo SS36 – La ricerca di una soluzione duratura per la galleria Monte Piazzo, lungo la strada statale 36, rappresenta una delle questioni infrastrutturali più delicate per i collegamenti tra il Lecchese, l’Alto Lario e la Valtellina. Al centro dell’attenzione ci sono le condizioni geologiche del versante attraversato dall’attuale infrastruttura, interessato da fenomeni di movimento del terreno che richiedono controlli e interventi nel tempo. Una situazione nota da anni, che ha portato a valutare la possibilità di realizzare un nuovo tracciato stradale capace di ridurre l’esposizione ai problemi idrogeologici della zona.

Le ipotesi considerate riguardano sostanzialmente due possibili scenari: una variante relativamente breve, con una nuova galleria spostata rispetto all’attuale, oppure un intervento più esteso, in grado di modificare in maniera significativa il percorso della SS36 tra l’area di Dervio e quella di Colico. Si tratta di soluzioni molto differenti per dimensioni, complessità e investimenti necessari, sulle quali sarà determinante il risultato degli approfondimenti tecnici.

È importante precisare che non risulta ancora individuato un tracciato definitivo e che le possibili alternative non devono essere interpretate come progetti già approvati o destinati necessariamente alla realizzazione. La valutazione delle diverse opzioni richiede infatti verifiche geologiche, progettuali, ambientali ed economiche particolarmente approfondite.

La posta in gioco è rilevante. La SS36 costituisce uno dei principali assi di collegamento tra la Brianza, Lecco, il Lago di Como e la Valtellina, utilizzato quotidianamente da pendolari, imprese, trasportatori e turisti. Eventuali limitazioni alla circolazione nel tratto della Monte Piazzo possono avere conseguenze importanti sulla mobilità dell’intero territorio, soprattutto nei periodi caratterizzati da traffico intenso.

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Per questo motivo, il tema non riguarda soltanto la sostituzione di una galleria, ma la possibilità di garantire maggiore affidabilità a un collegamento strategico per il sistema viario lombardo. La scelta di un eventuale nuovo percorso dovrà però confrontarsi con la conformazione particolarmente complessa del territorio, stretto tra il lago e i rilievi montuosi, dove individuare spazi adeguati per nuove infrastrutture non è semplice.

Una variante corta o un percorso più lungo: le alternative sul tavolo per la frana Monte Piazzo SS36

Le prime indicazioni emerse nel dibattito istituzionale consentono di delineare due possibili alternative per il futuro della galleria Monte Piazzo, entrambe orientate a individuare un percorso esterno al corpo di frana. La prima riguarda una variante di lunghezza indicativa compresa tra 3 e 4 chilometri, con un investimento preliminarmente stimato nell’ordine di 600-700 milioni di euro. La seconda contempla invece un intervento più esteso, con un tracciato di circa 10 chilometri e un costo che potrebbe superare 1,5 miliardi di euro. Sono cifre indicative, emerse nella fase di valutazione delle alternative, che potrebbero cambiare sensibilmente con l’avanzamento degli studi.

La soluzione più breve avrebbe l’obiettivo di superare il tratto maggiormente problematico attraverso una nuova infrastruttura, senza modificare in maniera eccessivamente estesa l’assetto della statale. Un’ipotesi che, almeno sulla carta, potrebbe risultare meno onerosa rispetto a una variante di maggiore lunghezza. Tuttavia, la sua effettiva praticabilità dipenderà soprattutto dalla possibilità di individuare un percorso esterno alle aree interessate dai movimenti del versante, tenendo conto delle caratteristiche geologiche della montagna e delle condizioni necessarie per realizzare una galleria sicura.

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La seconda possibilità guarda invece a una revisione più ampia del collegamento stradale. Un tracciato di circa dieci chilometri consentirebbe, almeno nelle intenzioni progettuali, di valutare un corridoio alternativo più esteso rispetto all’attuale attraversamento. Una scelta di questo tipo potrebbe comportare nuove gallerie e opere di raccordo, ma al momento non è possibile indicare con certezza dove passerebbe la strada, quali territori attraverserebbe e dove sarebbero collocati gli eventuali imbocchi.

Proprio questo rappresenta uno degli aspetti più importanti da chiarire. La conformazione della sponda orientale dell’Alto Lario rende particolarmente complessa la ricerca di un nuovo percorso: da una parte si trova il lago, dall’altra un territorio montuoso che richiede valutazioni approfondite sotto il profilo geologico e ambientale.

Le due ipotesi non costituiscono quindi una scelta già definita tra un progetto economico e uno più costoso. Sarà la fattibilità tecnica, prima ancora del confronto economico, a determinare quali soluzioni potranno essere sviluppate concretamente. Gli approfondimenti dovranno stabilire se esistano condizioni sufficienti per realizzare un’infrastruttura capace di garantire continuità e sicurezza nel lungo periodo.

Il problema della frana Monte Piazzo SS36 e il futuro dell’attuale galleria

La necessità di studiare una variante nasce dalle particolari condizioni del territorio attraversato dalla Monte Piazzo. La galleria, lunga circa 2,5 chilometri, si sviluppa in un contesto geologico interessato da movimenti profondi del versante. Non si tratta di un fenomeno improvviso, ma di una situazione conosciuta e monitorata da tempo, che ha richiesto interventi di consolidamento e manutenzione straordinaria. Le deformazioni del terreno possono infatti produrre sollecitazioni sulle strutture, rendendo necessari controlli continui e opere specifiche per mantenerne la funzionalità.

Negli anni, la galleria è stata al centro di interventi importanti, accompagnati in alcune occasioni da limitazioni alla circolazione. Il tema è particolarmente sensibile perché la SS36 rappresenta una direttrice fondamentale per raggiungere la Valtellina e l’Alto Lago, soprattutto per chi proviene dall’area lecchese e dalla Brianza. La disponibilità di percorsi alternativi adeguati è limitata dalla conformazione del territorio e dalle caratteristiche della rete stradale locale.

Gli interventi di rinforzo dell’infrastruttura esistente rappresentano una componente essenziale della gestione del problema. Occorre però distinguere la messa in sicurezza e il mantenimento in esercizio dell’attuale galleria dalla ricerca di una soluzione infrastrutturale di lungo periodo. Sono due obiettivi collegati, ma non coincidenti. Le opere di consolidamento possono contribuire a migliorare le condizioni strutturali del tunnel, mentre una nuova variante avrebbe lo scopo di individuare un percorso meno esposto alle criticità geologiche.

Nel confronto pubblico è stata richiamata anche la prospettiva temporale della vita utile dell’attuale infrastruttura. Su questo punto è necessaria particolare prudenza: le valutazioni sulla durata residua della galleria non devono essere interpretate come una data già stabilita per la sua chiusura. Le condizioni dell’opera dipendono dagli interventi effettuati, dall’evoluzione del fenomeno geologico e dai risultati del monitoraggio tecnico.

L’esistenza di criticità strutturali non significa quindi che sia stata decisa un’interruzione definitiva del collegamento. Significa piuttosto che le istituzioni e i soggetti competenti devono programmare per tempo le possibili alternative, evitando che un’infrastruttura tanto importante si trovi in futuro senza una soluzione sostitutiva adeguata.

È proprio in questa prospettiva che assume rilevanza lo studio avviato da Anas: individuare una soluzione tecnicamente sostenibile prima che eventuali nuove esigenze di intervento possano incidere in maniera significativa sulla continuità della circolazione.

Tempi, costi e decisioni frana Monte Piazzo SS36: cosa bisogna ancora chiarire

Il percorso verso un’eventuale nuova galleria Monte Piazzo appare ancora lungo e articolato. Lo studio di fattibilità avviato da Anas rappresenta un passaggio importante, ma non coincide con l’approvazione di un progetto definitivo né con la disponibilità delle risorse necessarie per realizzarlo. Prima di arrivare a una decisione sarà indispensabile approfondire diversi aspetti, a partire dalle condizioni geologiche dei possibili corridoi fino alle caratteristiche tecniche dell’opera e al suo inserimento nel territorio.

Un elemento particolarmente significativo riguarda i costi. Le stime preliminari, comprese tra alcune centinaia di milioni e oltre un miliardo e mezzo di euro a seconda della soluzione, evidenziano la dimensione dell’investimento potenzialmente necessario. Si tratta di importi che dovranno essere verificati e aggiornati nelle successive fasi progettuali. La differenza tra le alternative non dipenderà soltanto dalla lunghezza delle gallerie, ma anche dalla complessità degli scavi, dalle opere accessorie, dalle modalità di collegamento con la SS36 esistente e dalle eventuali misure di mitigazione ambientale.

Resta inoltre da definire il rapporto tra il nuovo tracciato e le altre infrastrutture presenti lungo la sponda orientale del Lago di Como. In particolare, la presenza della linea ferroviaria Lecco-Colico e della viabilità provinciale rende opportuno valutare con attenzione le possibili interferenze tra opere differenti. Un coordinamento progettuale potrebbe consentire di affrontare in maniera più organica le esigenze di mobilità di un territorio nel quale gli spazi disponibili sono limitati e ogni intervento può avere conseguenze sull’assetto complessivo dei collegamenti.

Nel frattempo, resta fondamentale la gestione dell’attuale rete stradale. La SP72 e i collegamenti tra la statale e la viabilità locale continuano ad avere un ruolo importante nella pianificazione dei percorsi alternativi, soprattutto in caso di limitazioni o interruzioni della circolazione sulla SS36. Si tratta però di soluzioni che non possono essere considerate equivalenti, per capacità e caratteristiche, a una moderna infrastruttura di scorrimento.

Il prossimo passaggio decisivo sarà dunque comprendere quali indicazioni emergeranno dagli studi tecnici e se una delle alternative potrà essere sviluppata con un livello di progettazione più avanzato. Solo allora sarà possibile discutere con maggiore precisione di percorso, costi, tempi di realizzazione e finanziamenti.

Per il momento, il dato concreto è che la ricerca di un’alternativa alla galleria Monte Piazzo è entrata nella fase degli studi, mentre la scelta del nuovo tracciato rimane aperta. Una questione destinata a restare centrale per il futuro della SS36 e per la mobilità tra Lecco, l’Alto Lario e la Valtellina, con l’obiettivo di garantire nel tempo un collegamento affidabile in uno dei territori geologicamente più complessi della rete stradale lombarda.

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