Curiosità

Camino acceso in Lombardia: quando è vietato anche se funziona perfettamente

Camino vietato in Lombardia 2026

Camino vietato in Lombardia 2026 – Il camino di casa può funzionare alla perfezione, essere pulito, avere una canna fumaria efficiente e non presentare alcun guasto. Eppure, in Lombardia, accenderlo può essere vietato e comportare una multa fino a 5.000 euro. Il motivo non riguarda necessariamente la sicurezza dell’impianto, ma le norme regionali contro l’inquinamento atmosferico, che impongono limitazioni all’utilizzo dei camini e delle stufe alimentati a legna e pellet.

Con l’arrivo del freddo, molte famiglie tornano ad accendere il camino per riscaldare il soggiorno, ridurre il consumo di gas o semplicemente creare un’atmosfera accogliente. Tuttavia, non tutti i camini possono essere utilizzati liberamente, anche quando sono stati installati correttamente e sottoposti a regolare manutenzione. A fare la differenza sono soprattutto la classe ambientale dell’apparecchio, la presenza di un altro sistema di riscaldamento e gli eventuali provvedimenti temporanei adottati per contrastare l’accumulo di polveri sottili.

Le disposizioni interessano l’intero territorio lombardo, da Milano a Bergamo, da Brescia a Varese, fino a Como, Monza, Pavia e alle altre province. Esistono però eccezioni importanti, soprattutto per alcuni caminetti utilizzati occasionalmente e per gli impianti che costituiscono l’unica fonte di riscaldamento disponibile.

Vediamo quali sono le regole da conoscere nel 2026, quando scatta il divieto, quali camini possono ancora essere accesi e cosa rischia chi non rispetta la normativa.

Quando è vietato accendere il camino in Lombardia

Il primo aspetto da comprendere è che un camino perfettamente funzionante non è necessariamente un camino autorizzato all’uso. La normativa lombarda distingue infatti tra efficienza meccanica, sicurezza dell’impianto e prestazioni ambientali. Un apparecchio può essere in ottime condizioni, avere un tiraggio regolare e una canna fumaria pulita, ma produrre comunque emissioni superiori ai limiti previsti dalla legge. È proprio su questo punto che intervengono le disposizioni regionali, introdotte per ridurre l’inquinamento atmosferico e in particolare la concentrazione di PM10, uno degli inquinanti più problematici durante i mesi invernali.

Dal 1° gennaio 2020, in Lombardia è in vigore il divieto generale di utilizzare generatori di calore a biomassa legnosa classificati con 0, 1 o 2 stelle, salvo le esclusioni e le deroghe espressamente previste. La classificazione ambientale viene stabilita secondo il decreto ministeriale 186 del 2017 e tiene conto delle prestazioni energetiche e delle emissioni inquinanti. Più alto è il numero di stelle, migliori sono le caratteristiche ambientali certificate dell’apparecchio. Un camino tradizionale, quindi, può risultare non conforme anche se continua a riscaldare efficacemente gli ambienti.

Un altro elemento fondamentale è la presenza di un impianto di riscaldamento alternativo. Se l’abitazione dispone già di una caldaia o di un altro sistema idoneo a riscaldare gli ambienti, l’utilizzo di apparecchi a biomassa non conformi può essere vietato. Non significa però che tutti i camini siano automaticamente proibiti nelle case dotate di termosifoni: occorre verificare la tipologia dell’apparecchio, la sua potenza, la destinazione d’uso e le eventuali deroghe applicabili. In particolare, la disciplina regionale contempla un’esclusione dall’obbligo di disattivazione per alcuni caminetti e impianti fino a 10 kW utilizzati saltuariamente per scopi ricreativi e non per il riscaldamento abituale.

La situazione può diventare ancora più restrittiva durante gli episodi di elevato inquinamento. Dal 1° ottobre al 31 marzo, infatti, la Regione Lombardia prevede un sistema di misure temporanee che possono essere attivate quando le concentrazioni di PM10 superano determinate soglie. In queste circostanze, anche apparecchi normalmente utilizzabili possono essere soggetti a limitazioni aggiuntive. Per questo motivo non basta controllare una volta sola la documentazione del camino: è necessario conoscere anche le condizioni ambientali e gli eventuali divieti temporanei applicabili nel proprio territorio.

Il principio da ricordare è semplice: la manutenzione regolare rende l’impianto più sicuro ed efficiente, ma non sostituisce il rispetto dei requisiti ambientali stabiliti dalla normativa. Chi possiede un vecchio camino dovrebbe quindi verificare non soltanto che funzioni correttamente, ma anche che il suo utilizzo sia effettivamente consentito.

Camini aperti, stufe a legna e pellet: quali si possono utilizzare nel 2026

Non tutti gli apparecchi alimentati a legna o pellet sono soggetti alle stesse limitazioni. La distinzione principale riguarda la classe ambientale, ma anche l’anno di installazione e il tipo di utilizzo possono incidere sulla possibilità di accendere il camino. È quindi importante evitare di considerare automaticamente regolare un impianto soltanto perché è stato acquistato da pochi anni oppure perché il produttore ne garantisce ancora il corretto funzionamento.

Per orientarsi, è utile conoscere le differenze tra le principali categorie di apparecchi.

Tipo di apparecchio Regole generali in Lombardia
Camino aperto tradizionale Generalmente soggetto a divieto per riscaldamento abituale, salvo esclusioni applicabili.
Generatore 0, 1 o 2 stelle Utilizzo vietato, salvo specifiche deroghe.
Generatore 3 stelle Può essere utilizzabile se già installato, ma soggetto a restrizioni durante le allerte.
Generatore 4 stelle Generalmente utilizzabile, ma può essere vietato con misure temporanee di secondo livello.
Generatore 5 stelle Prestazioni ambientali più elevate, fermo restando il rispetto delle altre prescrizioni.

Un aspetto spesso trascurato riguarda i camini aperti utilizzati occasionalmente. La disciplina regionale prevede infatti che i caminetti e gli impianti con potenza al focolare fino a 10 kW, destinati a un uso saltuario e ricreativo anziché al riscaldamento abituale, non siano soggetti all’obbligo generale di disattivazione. Questo non equivale però a un’autorizzazione incondizionata: devono essere rispettate le altre prescrizioni applicabili e l’utilizzo deve essere correttamente qualificato nella documentazione dell’impianto.

Per esempio, accendere occasionalmente un piccolo camino per creare atmosfera non è necessariamente equivalente a utilizzarlo ogni sera come sistema di riscaldamento del soggiorno. La frequenza, la finalità dell’utilizzo e le caratteristiche tecniche possono assumere importanza nella valutazione della conformità.

Attenzione anche agli impianti che rappresentano l’unica fonte di riscaldamento. La normativa ha previsto specifiche disposizioni transitorie per queste situazioni, ma alcune deroghe generali sono scadute il 15 ottobre 2024. Non è quindi corretto presumere che un vecchio camino possa continuare a funzionare senza limiti soltanto perché nell’abitazione non esiste una caldaia alternativa. Occorre verificare la situazione concreta e le disposizioni attualmente applicabili.

Un ulteriore elemento riguarda l’installazione di nuovi apparecchi. Dal 2024 sono previsti requisiti emissivi differenti anche in relazione all’altitudine del Comune, con limiti specifici per le polveri sottili. Acquistare una stufa da quattro stelle, quindi, non garantisce automaticamente che possa essere installata in qualunque abitazione lombarda, senza ulteriori verifiche tecniche.

Chi possiede un impianto datato dovrebbe recuperare il manuale, individuare il modello esatto e chiedere al costruttore la certificazione ambientale. In assenza di informazioni, un tecnico qualificato può aiutare a ricostruire le caratteristiche dell’apparecchio e a stabilire quali adempimenti siano necessari.

Allerta smog in Lombardia: quando anche un camino a quattro stelle deve restare spento

Il divieto di accendere il camino non dipende esclusivamente dalle caratteristiche dell’apparecchio. Durante l’autunno e l’inverno, infatti, la Lombardia è particolarmente esposta agli episodi di accumulo degli inquinanti atmosferici. Le condizioni meteorologiche della Pianura Padana, soprattutto quando l’aria ristagna e mancano precipitazioni significative, possono favorire concentrazioni elevate di polveri sottili. Per limitare questo fenomeno, la Regione applica misure temporanee che possono rendere vietato anche l’utilizzo di apparecchi normalmente consentiti.

Per la stagione 2026-2027, il sistema delle misure temporanee è disciplinato anche dalla deliberazione regionale n. 5613 del 12 gennaio 2026. Le limitazioni si applicano dal 1° ottobre al 31 marzo e sono articolate in due livelli, attivati in relazione alla persistenza del superamento della soglia giornaliera di PM10 di 50 microgrammi per metro cubo.

Primo livello di allerta

Si attiva dopo almeno due giorni di superamento delle condizioni previste. In presenza di un impianto di riscaldamento alternativo, è vietato utilizzare generatori a biomassa che non raggiungono almeno le 4 stelle.

Secondo livello di allerta

Si attiva dopo almeno sette giorni di superamento delle condizioni previste. In presenza di riscaldamento alternativo, il divieto riguarda anche i generatori a 4 stelle, poiché sono richieste prestazioni almeno equivalenti alla classe 5 stelle.

Questo significa che una famiglia potrebbe utilizzare regolarmente una stufa a quattro stelle durante una settimana e doverla lasciare spenta nei giorni successivi, qualora vengano attivate le misure più restrittive. La conformità dell’impianto non elimina l’obbligo di rispettare le limitazioni temporanee.

Le misure possono interessare tutti i Comuni della provincia coinvolta, non soltanto le città più grandi. È dunque sbagliato pensare che le restrizioni riguardino esclusivamente Milano o i principali centri urbani. Anche chi vive in una località più piccola può essere interessato dai provvedimenti.

Per sapere se il proprio Comune è coinvolto, è possibile consultare il portale regionale INFOARIA Lombardia, che permette di verificare le misure temporanee e ricevere aggiornamenti. È consigliabile effettuare questo controllo prima di accendere il camino, soprattutto durante i periodi caratterizzati da smog persistente.

Va ricordato, inoltre, che le misure temporanee non sostituiscono i divieti permanenti, ma si aggiungono a essi. Un apparecchio già vietato per la sua classe ambientale non diventa utilizzabile quando termina l’allerta. Allo stesso modo, un camino da cinque stelle non è automaticamente esonerato dagli obblighi di manutenzione, corretta installazione e utilizzo di combustibile conforme.

Multe fino a 5.000 euro: come evitare sanzioni e verificare il proprio camino

Chi accende un camino in violazione delle disposizioni regionali può incorrere in una sanzione amministrativa compresa tra 500 e 5.000 euro, secondo quanto previsto dall’articolo 27, comma 4, della legge regionale lombarda n. 24 del 2006. L’importo effettivo dipende dalla violazione contestata e dalle regole applicabili al caso concreto. Non bisogna quindi pensare che l’assenza di fumo visibile, il corretto funzionamento dell’apparecchio o la pulizia della canna fumaria siano sufficienti a evitare una contestazione.

I controlli sugli impianti termici vengono effettuati dagli enti competenti nell’ambito delle attività di verifica previste dalla normativa. La Regione attribuisce tali funzioni alle Province per i Comuni con meno di 40.000 abitanti e ai Comuni con popolazione superiore a questa soglia, secondo la disciplina applicabile. Anche la documentazione dell’impianto assume un ruolo importante, perché consente di verificare caratteristiche, manutenzione e condizioni di esercizio.

Per ridurre il rischio di irregolarità, il proprietario dovrebbe innanzitutto controllare la classificazione ambientale del generatore. L’informazione può essere riportata nella documentazione tecnica, nella dichiarazione delle prestazioni ambientali o nell’attestato del costruttore. Se il camino è stato installato prima dell’introduzione della classificazione in stelle, può essere necessario contattare direttamente il produttore per verificare se esiste una certificazione riferita a quello specifico modello.

Un altro aspetto fondamentale riguarda la manutenzione periodica e la pulizia della canna fumaria. La normativa regionale prevede controlli con periodicità minima differenziata in base alla potenza dell’apparecchio, ferma restando la possibilità che il produttore o l’installatore prescrivano intervalli più ravvicinati. Anche gli interventi di pulizia delle canne fumarie devono essere registrati nel sistema regionale CURIT secondo le disposizioni applicabili.

Per gli apparecchi a pellet con potenza termica nominale inferiore a 35 kW è inoltre previsto l’utilizzo di pellet certificato di classe A1, conforme alla norma UNI EN ISO 17225-2 e alle ulteriori prescrizioni previste. L’utilizzatore deve conservare la documentazione che ne dimostra la conformità. Usare un combustibile di qualità non rende legale un apparecchio vietato, ma costituisce comunque un requisito importante per gli impianti ai quali si applica tale obbligo.

Chi sta valutando la sostituzione di un vecchio camino dovrebbe affidarsi a un professionista prima di acquistare un nuovo generatore. La scelta non dovrebbe basarsi soltanto sul prezzo, sulla potenza dichiarata o sul numero di stelle, ma anche sui requisiti di installazione, sulle caratteristiche dell’abitazione e sui limiti emissivi previsti nel Comune interessato.

La regola più importante è verificare la conformità prima dell’accensione, non dopo un controllo. Un impianto efficiente dal punto di vista tecnico può comunque essere soggetto a divieto, mentre un utilizzo occasionale potrebbe rientrare in una specifica esclusione, purché ne ricorrano tutte le condizioni.

In conclusione, in Lombardia non basta che il camino funzioni perfettamente per poterlo accendere. Occorre conoscere la classe ambientale, verificare la presenza di eventuali deroghe, rispettare gli obblighi di manutenzione e controllare le allerte antismog. Con pochi accertamenti preventivi è possibile evitare sanzioni e utilizzare il proprio impianto nel rispetto delle regole, contribuendo anche a ridurre l’inquinamento dell’aria durante i mesi più freddi.

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