Camini e stufe in Lombardia 2026: non basta avere un impianto funzionante per essere in regola
Il dettaglio delle stelle: perché una stufa a pellet o un camino possono essere vietati anche se funzionano perfettamente
Quando si parla di stufe a pellet e camini in Lombardia, il numero di stelle non rappresenta un giudizio estetico, una valutazione commerciale o un’indicazione generica sulla qualità del prodotto. Si tratta di una vera e propria classificazione ambientale, definita a livello nazionale dal Decreto Ministeriale 186 del 7 novembre 2017, che distingue i generatori alimentati a biomassa in funzione delle loro prestazioni emissive. In termini semplici, il sistema permette di identificare gli apparecchi che rispettano requisiti ambientali progressivamente più severi. Una stufa moderna, progettata per contenere le emissioni inquinanti, può quindi appartenere a una classe superiore rispetto a un vecchio generatore, anche quando entrambi riescono a riscaldare efficacemente la stessa abitazione. È proprio questa differenza che molti proprietari tendono a ignorare: l’efficienza percepita durante l’utilizzo non dimostra automaticamente la conformità ambientale dell’impianto.
Le regole generali applicabili in Lombardia prevedono una distinzione fondamentale tra apparecchi già installati e nuove installazioni. Un generatore a 3 stelle, se già installato e conforme agli altri requisiti applicabili, può generalmente continuare a essere utilizzato nel rispetto delle limitazioni vigenti. Questo non significa, però, che oggi sia possibile installare liberamente una nuova stufa a 3 stelle, perché per le nuove installazioni la soglia ordinaria è di almeno 4 stelle, ferme restando eventuali prescrizioni più restrittive. Gli apparecchi a 0, 1 e 2 stelle, invece, sono soggetti al divieto generale di utilizzo, salvo le deroghe espressamente previste. Tra queste rientrano, a determinate condizioni, alcuni caminetti e impianti con potenza al focolare non superiore a 10 kW utilizzati saltuariamente per finalità ricreative e non per il riscaldamento abituale. Non bisogna quindi interpretare la normativa come un divieto indiscriminato di possedere qualsiasi vecchio camino.
Come si scopre quante stelle possiede il proprio apparecchio? Il primo passo consiste nel recuperare la documentazione del produttore, il modello esatto e l’eventuale certificazione ambientale. Se questi documenti non sono disponibili, è opportuno rivolgersi al costruttore o a un tecnico qualificato, evitando di attribuire una classe ambientale sulla base dell’anno di acquisto o dell’aspetto esterno. Anche un prodotto apparentemente recente potrebbe richiedere verifiche documentali. Un’altra convinzione da evitare è che la marcatura CE equivalga automaticamente alla certificazione ambientale a 4 o 5 stelle: si tratta di attestazioni differenti. Per chi possiede una stufa a pellet o un camino, conoscere questa distinzione è essenziale, soprattutto prima di acquistare un nuovo apparecchio, riattivare un vecchio impianto oppure ristrutturare un’abitazione dotata di un sistema di riscaldamento a biomassa.
Manutenzione e registrazione CURIT: gli obblighi che molti proprietari dimenticano
Un altro aspetto spesso trascurato riguarda la manutenzione e la registrazione degli impianti a biomassa nel Catasto Unico Regionale degli Impianti Termici, conosciuto come CURIT. Molti cittadini pensano che gli obblighi documentali interessino esclusivamente le caldaie a gas, mentre una stufa a pellet o un camino rappresenterebbero semplicemente un accessorio domestico. In realtà , la normativa lombarda considera impianti termici anche numerosi apparecchi alimentati a biomassa legnosa, con obblighi specifici che dipendono dalle caratteristiche tecniche e dalla potenza. In particolare, gli apparecchi con potenza superiore a 5 kW rientrano generalmente nella disciplina regionale relativa agli impianti termici. Per questi sistemi è necessario verificare la presenza del libretto d’impianto, della targa identificativa e della corretta registrazione nel CURIT. Non è sufficiente conservare la fattura di acquisto o il manuale del produttore, perché la documentazione dell’impianto deve consentire di ricostruirne le caratteristiche e gli interventi effettuati nel tempo.
La periodicità minima dei controlli di efficienza energetica per i generatori a biomassa varia in base alla potenza termica nominale al focolare. Per gli apparecchi soggetti alla disciplina, fino a 10 kW il controllo è previsto almeno ogni quattro anni, per quelli con potenza superiore a 10 kW e fino a 15 kW almeno ogni due anni, mentre per quelli superiori a 15 kW la periodicità minima è annuale. Occorre tuttavia prestare attenzione a un particolare: se il produttore o l’installatore prescrivono interventi più frequenti per motivi di sicurezza, tali indicazioni devono essere rispettate. La periodicità del controllo di efficienza energetica, inoltre, non deve essere confusa con quella delle altre operazioni di manutenzione e pulizia. Un impianto può richiedere interventi ordinari più frequenti rispetto al controllo periodico previsto dalla normativa regionale.
Particolare attenzione merita la canna fumaria, perché l’accumulo di fuliggine e residui della combustione può aumentare il rischio di incendio e compromettere il corretto funzionamento del sistema. Regione Lombardia raccomanda la pulizia almeno una volta all’anno oppure ogni quattro tonnellate di biomassa bruciata, oltre a prevedere che venga effettuata prima degli interventi di controllo dell’efficienza energetica e dell’eventuale manutenzione dell’impianto. La pulizia deve essere documentata attraverso uno specifico rapporto, che deve essere registrato nel CURIT secondo le modalità previste. Per il proprietario, quindi, conservare i rapporti di manutenzione e verificare che gli interventi siano stati registrati è importante quanto far eseguire materialmente il lavoro. È una precauzione utile non soltanto in caso di controlli amministrativi, ma anche per mantenere una documentazione ordinata e aggiornata del proprio sistema di riscaldamento.
Multe fino a 5.000 euro e nuove disposizioni del 2026: cosa rischia chi non rispetta le regole
Le limitazioni previste per camini e stufe a pellet in Lombardia non sono semplici raccomandazioni ambientali. In caso di violazione delle disposizioni regionali sull’utilizzo dei generatori a biomassa, la normativa prevede sanzioni amministrative da 500 a 5.000 euro, secondo quanto stabilito dall’articolo 27, comma 4, della legge regionale 24/2006. Questo non significa che qualsiasi irregolarità comporti automaticamente una multa di 5.000 euro: l’importo e il riferimento normativo applicabile dipendono dalla violazione contestata. Per esempio, gli obblighi di manutenzione degli impianti termici sono disciplinati anche da specifiche disposizioni nazionali, con un proprio regime sanzionatorio. È quindi sbagliato considerare tutte le irregolarità come equivalenti, ma sarebbe altrettanto rischioso sottovalutare le conseguenze di un impianto non conforme.
I controlli sugli impianti termici sono svolti dalle autorità competenti, con il coinvolgimento delle Province nei Comuni con meno di 40.000 abitanti e dei Comuni con popolazione superiore a tale soglia. Le verifiche possono riguardare la documentazione dell’apparecchio, la classe ambientale, gli adempimenti di manutenzione e la conformità alle limitazioni applicabili. Un proprietario che utilizza abitualmente una vecchia stufa a 2 stelle, senza rientrare in una deroga, potrebbe quindi trovarsi in una situazione irregolare anche se l’impianto è stato installato molti anni prima dell’entrata in vigore delle limitazioni. Allo stesso modo, chi acquista una nuova stufa dovrebbe accertarsi della conformità prima dell’installazione, anziché affidarsi esclusivamente alle informazioni commerciali.
Camini e stufe in Lombardia 2026
Nel 2026 è inoltre importante distinguere le regole già consolidate dalle disposizioni più recenti. Dal 15 ottobre 2026 sono previsti nuovi requisiti emissivi e impiantistici per gli impianti termici civili alimentati a biomassa con potenza termica al focolare superiore a 35 kW, in attuazione della deliberazione regionale 3649/2024. Si tratta di una categoria che non coincide necessariamente con le comuni stufe domestiche di piccola potenza. Per le caldaie a biomassa con potenza al focolare fino a 35 kW, invece, la deliberazione regionale 4720/2025 stabilisce nuovi requisiti applicabili dal 15 ottobre 2027. Non bisogna dunque interpretare queste novità come un divieto generalizzato, introdotto nell’ottobre 2026, di utilizzare tutte le stufe a pellet già presenti nelle abitazioni lombarde.
Un altro elemento da considerare riguarda le misure temporanee antismog, che possono aggiungersi alle limitazioni permanenti in determinate zone e condizioni di qualità dell’aria. Prima di utilizzare un impianto, soprattutto durante i periodi caratterizzati da elevati livelli di inquinamento, è quindi opportuno verificare anche le eventuali restrizioni locali. Il punto centrale rimane sempre lo stesso: essere in regola oggi non significa ignorare gli aggiornamenti normativi di domani, così come possedere un apparecchio moderno non esonera automaticamente dagli obblighi di corretta gestione e manutenzione.
Cosa devono controllare i proprietari prima di accendere stufe e camini
Prima di riaccendere una stufa a pellet o un camino, la scelta più prudente è effettuare una verifica complessiva dell’impianto. Non occorre necessariamente sostituire il generatore, ma è fondamentale capire se l’apparecchio può essere utilizzato, se la documentazione è completa e se gli interventi di manutenzione sono aggiornati. Il primo elemento da recuperare è il modello esatto del generatore, insieme alla documentazione che ne attesta la classe ambientale. Se l’apparecchio è particolarmente vecchio e non si riesce a stabilire il numero di stelle, è opportuno chiedere informazioni al produttore o a un professionista qualificato. Non bisogna presumere che un camino tradizionale sia automaticamente esente dalle limitazioni soltanto perché viene acceso poche volte durante l’inverno: l’eventuale applicazione delle deroghe dipende dalle condizioni effettive di utilizzo e dalle caratteristiche dell’impianto.
Il secondo controllo riguarda il libretto d’impianto e la registrazione nel CURIT, quando previsti. È utile verificare che i dati identificativi siano corretti e che gli interventi eseguiti risultino documentati. Il terzo riguarda la pulizia della canna fumaria e le condizioni generali di sicurezza. Un condotto non adeguatamente mantenuto può rappresentare un problema anche quando il generatore è recente e appartiene alla migliore classe ambientale. Il quarto elemento è il combustibile. Per le stufe a pellet con potenza termica nominale inferiore a 35 kW, la Lombardia richiede pellet conforme alla classe A1 della norma UNI EN ISO 17225-2 e certificato secondo le condizioni previste, con conservazione della documentazione pertinente. Acquistare pellet senza verificare le caratteristiche richieste può quindi creare problemi anche a chi possiede un apparecchio perfettamente conforme.
Infine, chi sta pensando di sostituire una vecchia stufa dovrebbe valutare non soltanto il prezzo di acquisto, ma anche la classificazione ambientale, le prestazioni energetiche, i requisiti di installazione e l’eventuale accesso agli incentivi disponibili. Un generatore a 5 stelle può offrire prestazioni emissive migliori rispetto a modelli appartenenti a classi inferiori, ma la scelta deve essere effettuata considerando anche le caratteristiche dell’abitazione e il fabbisogno termico. Un impianto sovradimensionato o installato in modo scorretto può comportare inefficienze e problemi di gestione. Prima di procedere con un acquisto, quindi, è consigliabile richiedere una valutazione tecnica e controllare le condizioni previste dalle disposizioni regionali e dagli eventuali bandi di incentivazione.
Camini e stufe in Lombardia 2026 – In Lombardia, il dettaglio che molti proprietari continuano a ignorare non è soltanto il numero di stelle della propria stufa o del proprio camino, ma l’insieme degli obblighi che ne determina l’utilizzo regolare. Verificare la classe ambientale, mantenere aggiornati i documenti, rispettare le scadenze di manutenzione e utilizzare combustibili conformi permette di ridurre il rischio di sanzioni e, soprattutto, di migliorare la sicurezza domestica e contenere le emissioni inquinanti. Prima della prossima accensione, bastano alcune verifiche mirate per capire se il proprio impianto è davvero pronto ad affrontare la stagione fredda nel rispetto delle regole.













