Bormio, Piana dell’Alute e tangenzialina: storia e approfondimento

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Una delle peculiarità più interessanti ed apprezzate di Bormio e dell’Alta Valtellina è la Piana dell’Alute. Dopo la stretta del Ponte del Diavolo a Verzedo e l’altrettanto stretta Valdisotto, la Valtellina si apre immensamente prima di giungere contro l’ultima imponente elevazione della cresta principale del Gruppo dell’Ortles, la Reit, chiudendo definitivamente la lunga Valtellina, dopo oltre 100 chilometri di percorso dalle sponde del Lago di Como da cui nasce.
Proprio ai piedi della Reit, in fondo a questa immensa conca, è nato oltre due millenni fa l’abitato di Bormio. Questa vasta piana, che poi tanto piana non è in realtà, perché parte da quota 1160 metri per terminare intorno ai 1200 metri, proprio alle prime case bormine della zona funivie, coprendo circa tre chilometri di percorso su una superficie di 100 ettari. All’epoca era fortemente coltivata: segale, orzo, patate, grano, lino, insomma, garantiva la sopravvivenza e l’autosufficienza di questi abitati che erano ben difficilmente raggiungibili. Bormio e Valdisotto, nei loro pregi e nei loro “sbagli” durante il corso dei decenni di sviluppo, hanno comunque saputo giocare alcune carte vincenti, come tutelare la loro piana verde che da sempre è un biglietto da visita splendido per la Magnifica Terra e per il turista, qui (se c’è abbastanza neve) viene creato un tracciato di fondo e durante tutto l’anno si può percorrere ad anello sei chilometri di ciclopedonale.
Tangenzialina di Bormio, la situazione
Ora si vorrebbe metterle mano in vista delle Olimpiadi, con una breve nuova strada di 12 metri di larghezza che dalla strada statale 38 porterà le auto direttamente alla zona funivie, bypassando il centro di Bormio, progetto già stilato per i Mondiali 2005 e mai realizzato.
La maggior parte della piana non verrà toccata, da progetto si vuole limitare l’utilizzo del suolo con un percorso il più breve possibile (circa un chilometro e mezzo).
È fondamentale capire un punto: se il consumo di suolo vale un miglioramento significativo sul traffico, dello smog e di conseguenza sulla qualità della vita degli abitanti di Bormio e sui suoi turisti. Il paese ha un grave problema che si chiama traffico, limitato ovviamente a poche settimane distribuite lungo l’anno.
Bormio si è sviluppata nei decenni, ma le strade che accedono al paese ed alle sue zone sono sempre rimaste tali, ogni spostamento richiede un passaggio dal suo incrocio centrale, con conseguente ed immane blocco della circolazione in ogni direzione. Ci sono stati periodi dove la coda partiva dalla galleria per entrare in paese, come anche da Uzza scendendo da Valfurva o dai tornanti sopra le terme per scendere da Valdidentro.
La galleria di Santa Lucia e l’ampliamento parziale della strada panoramica di Le Motte ha solo in parte risolto il traffico da e per Livigno. Ad oggi ad esempio i mezzi pesanti sopra una certa lunghezza non possono ancora percorrerla.
Mi aspetto quindi che si possa realmente aprire un lungo ed approfondito confronto tra le parti, portando alla luce punti deboli, punti forti e criticità con persone veramente competenti, valutando decine di parametri, perché rimane il fatto che deve esserci un grande equilibrio tra consumo di suolo/qualità del paesaggio e benessere/qualità della vita di tutti, cittadini e turisti.
Marco Trezzi
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