Bonifici parenti
Perché i bonifici tra parenti sono controllati dal Fisco
Negli ultimi anni i bonifici tra parenti sono finiti sempre più spesso nel mirino dell’amministrazione finanziaria, soprattutto in seguito all’intensificazione dei controlli antiriciclaggio e anti-evasione. Trasferire denaro tra familiari è perfettamente legittimo, ma è fondamentale comprendere che ogni movimento bancario è tracciato e può essere oggetto di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate qualora emergano incongruenze tra redditi dichiarati e disponibilità finanziarie.
Il principio base è molto semplice: ogni accredito sul conto corrente può essere considerato reddito imponibile, salvo prova contraria. In caso di accertamento, sarà quindi il contribuente a dover dimostrare che quella somma non costituisce un reddito occulto ma, ad esempio, una donazione, un prestito o un semplice sostegno familiare. Ed è proprio qui che entra in gioco la causale del bonifico.
La normativa fiscale italiana consente all’amministrazione di utilizzare i movimenti bancari come presunzione legale di reddito. Questo significa che, se ricevi somme rilevanti e non sei in grado di giustificarle con documenti chiari e coerenti, l’importo potrebbe essere tassato. Non è il bonifico in sé a essere sospetto, ma la mancanza di una spiegazione precisa e documentabile.
Anche la giurisprudenza, compresi diversi orientamenti della Corte di Cassazione, ha ribadito che i trasferimenti tra familiari sono leciti ma devono essere coerenti con la capacità economica delle parti. Un genitore che versa 400 euro al mese al figlio studente è una situazione del tutto normale; un bonifico di 80.000 euro senza alcuna giustificazione potrebbe invece far scattare una richiesta di chiarimenti.
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda gli strumenti di controllo sintetico del reddito: se le spese sostenute risultano incompatibili con il reddito dichiarato, il Fisco può attivare verifiche. In questo contesto, una causale generica come “regalo” o “aiuto” potrebbe non essere sufficiente.
Trasparenza, coerenza e tracciabilità sono le tre parole chiave per evitare problemi. Nel prossimo paragrafo vediamo nel dettaglio quali causali inserire per tutelarsi concretamente.
Quali causali inserire nel bonifico tra parenti per evitare accertamenti
La causale del bonifico non è un dettaglio secondario: è uno degli elementi che può aiutare a chiarire immediatamente la natura dell’operazione in caso di controllo. Scrivere una causale vaga espone al rischio di dover fornire spiegazioni più complesse in un secondo momento.
La prima regola è chiara: evitare descrizioni generiche. Termini come “regalo”, “aiuto” o “trasferimento” sono troppo ambigui. È preferibile specificare con precisione la finalità del pagamento.
Esempi di causali corrette:
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“Donazione modica tra genitore e figlio ai sensi art. 783 c.c.”
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“Prestito infruttifero tra familiari con restituzione entro il 31/12/2027”
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“Contributo spese universitarie anno accademico 2026/2027”
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“Rimborso spese mediche anticipate in data…”
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“Anticipo acquisto prima casa – accordo privato del…”
Quando si parla di prestito, è fortemente consigliato redigere una scrittura privata firmata da entrambe le parti, con indicazione dell’importo, delle modalità e dei tempi di restituzione. Questo documento rappresenta una prova concreta in caso di accertamento.
Per quanto riguarda le donazioni di importo rilevante, occorre prestare particolare attenzione. Le donazioni tra parenti stretti godono di franchigie fiscali, ma superate determinate soglie potrebbe essere necessario l’atto notarile. In assenza di formalizzazione, oltre al rischio fiscale possono sorgere problemi anche in ambito successorio.
Un altro aspetto fondamentale è la coerenza economica: la somma trasferita deve essere compatibile con il reddito e il patrimonio del soggetto che effettua il bonifico. Se una persona con reddito modesto trasferisce cifre elevate, il Fisco potrebbe chiedere di dimostrare l’origine delle somme.
Riassumendo, una causale efficace deve essere:
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Specificata nel dettaglio
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Veritiera
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Supportata da documentazione
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Coerente con la capacità economica delle parti
La corretta compilazione della causale non elimina ogni possibilità di controllo, ma rende molto più semplice dimostrare la liceità dell’operazione.
Come difendersi in caso di controlli sui bonifici tra parenti
Ricevere una richiesta di chiarimenti non significa essere colpevoli di evasione. Spesso si tratta di verifiche di routine. Tuttavia, è essenziale essere preparati.
La prima cosa da fare è raccogliere tutta la documentazione disponibile: estratti conto, accordi scritti, eventuali dichiarazioni sostitutive, ricevute e qualsiasi elemento utile a dimostrare la natura del trasferimento. La prova documentale è l’arma principale del contribuente.
La presunzione dell’amministrazione finanziaria può essere superata dimostrando che la somma non è reddito imponibile ma, ad esempio:
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Una donazione coerente con il patrimonio del donante
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Un prestito infruttifero da restituire
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Un rimborso spese documentato
La distinzione è fondamentale perché ogni tipologia di trasferimento ha implicazioni diverse sotto il profilo fiscale e civilistico.
In presenza di importi significativi o situazioni complesse, è sempre consigliabile rivolgersi a un commercialista. Un supporto professionale può evitare errori formali che potrebbero trasformarsi in contestazioni onerose.
In conclusione, i bonifici tra parenti non sono vietati né automaticamente sospetti, ma devono essere gestiti con attenzione. Causali dettagliate, coerenza economica e documentazione scritta rappresentano la migliore tutela contro eventuali accertamenti. Con un approccio corretto e trasparente, è possibile trasferire somme anche importanti in totale serenità e nel pieno rispetto della normativa vigente.













