Un aeroporto turistico in Valtellina: sogno o utopia?

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Guardando i video degli aerei che atterranno e decollano all’Aeroporto di Samedan viene naturale chiedersi: “se ce l’hanno fatta loro perché non lo può fare anche la Valtellina?”.

L’aeroporto svizzero, inaugurato nel 1938, si trova a 1707 metri di quota (il più alto d’Europa). Durante l’inverno ovviamente la neve deve essere rimossa dalla pista. Nell’aeroporto regionale grigionese non atterrano aerei di linea, ma dispone di una pista di 1.800 metri sulla quale in passato sono decollati o atterrati anche aerei di dimensioni notevoli, ad esempio i Boeing 737.
Movimenta ogni anno quasi 15 mila passeggeri. Offrendogli enormi opportunità, in prevalenza europei, mettendogli a disposizione tutto all’atterraggio per andare direttamente a sciare, perfino un elicottero.

In Valtellina più di 10 anni fa ci furono timidi tentativi e alcuni voli promozionali per Roma (da Caiolo), ma l’impressione fu quella che si pensasse di più ai voli “per” che a quelli “da”. Non era il turismo il core business dei promotori, ma i viaggi d’affari. In un’epoca nella quale il mondo bancario locale viaggiava a velocità diverse rispetto ad oggi, per usare un eufemismo. Esattamente il contrario di quello che fanno in Engadina. Dove l’infrastruttura è fondamentalmente turistica.

Certo il momento, per colpa della pandemia, non è sicuramente il più indicato per investimenti di questo tipo, ma possibile che nel bailame di promesse, intenzioni e slogan legati alle Olimpiadi invernali del 2026 nessuno abbia pensato almeno a ragionare sul tema del traffico aereo, su un alto target turistico ovviamente, non certo per supplire alla mancanza di collegamenti. Potrebbe essere un servizio in grado di la differenza anche in termini d’immagine e comunicazione.


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