Territorio

Dai fasti all’abbandono dei sanatori di Prasomaso

dai fasti all'abbandono dei sanatori di prasomaso

Abbandono Sanatori Prasomaso


Abbandono Prasomaso

A Prasomaso sono state costruite, nei primi anni del ‘900, delle strutture sanatoriali per la cura della tubercolosi (il mal sottile), rimaste attive e operative fino al 1970.

Le strutture hanno ospitato e curato tantissime persone, provenienti da tutta Italia e da paesi stranieri.

All’inizio del secolo fu costruito il primo sanatorio, denominato “Umberto I”.

Era un’opera faraonica per i tempi.

L’ospedale abbandonato sui monti

LA STRADA

La strada allora arrivava solo fino alla frazione di S. Abbondio, per cui fu necessario costruire gli 8 chilometri di strada necessari a collegare Prasomaso.

Quando all’Ospedale Morelli di Sondalo si giocava a tennis e ci si tuffava in piscina

Abbandono sanatori Prasomaso

Il sanatorio, eretto su un’area di circa 60mila metri quadrati, venne progettato dagli architetti Brioschi e Giachi.

La Società per i sanatori popolari di Prasomaso si impegnò a costruire a proprie spese non solo il tronco da S. Antonio al sanatorio, ma anche l’altro tronco di strada che ancora rimaneva per accedere in carrozza da Tresivio, ossia quello destinato ad allacciare le due frazioni comunali di S. Abbondio e S. Antonio.

LE OFFERTE DI OGGI

All’inizio del XX secolo la tubercolosi era una malattia grave e diffusa, e la cura mediante aria salubre, sole e ambiente montano era considerata una pratica terapeutica valida.

La località di Prasomaso fu scelta per questi motivi: esposizione a sud, altitudine, aria ritenuta “pura”, posizione riparata.

Il sanatorio occupava un’area molto vasta (circa 60.000 m²) e si sviluppava attraverso più padiglioni, dipendenze, strutture ricreative e residenziali. 
Dal punto di vista architettonico si ispirava allo stile “Liberty” (Art Nouveau) con facciate in pietra, ampie finestre, balconi, corridoi lunghi e ambienti luminosi. 
Le funzioni non erano solo mediche: venivano offerte attività ricreative, biblioteca, teatro, palestra. Si trattava quasi di una “cittadella sanitaria” immersa nella natura.

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