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Stufe e camini, dal 15 ottobre nuove regole in Lombardia: chi rischia multe fino a 5.000 euro

Stufe vietate Lombardia

Stufe vietate Lombardia – Dal 15 ottobre 2026 cambiano le regole per alcuni impianti di riscaldamento a legna e pellet in Lombardia. Una novità che interessa chi utilizza stufe, camini e caldaie a biomassa, ma che non comporta un divieto generalizzato di accensione. Ecco cosa bisogna sapere per evitare problemi e possibili sanzioni.

Con l’arrivo dei primi freddi, migliaia di famiglie lombarde si preparano a riaccendere stufe a legna, camini e impianti a pellet. Quest’anno, però, c’è una data da tenere particolarmente d’occhio: il 15 ottobre 2026, quando entreranno in applicazione nuove disposizioni regionali che riguardano determinati impianti alimentati a biomassa.

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La notizia potrebbe preoccupare soprattutto chi possiede una vecchia stufa oppure utilizza abitualmente il camino per riscaldare la propria abitazione. Il motivo è semplice: in Lombardia le violazioni delle disposizioni regionali possono comportare sanzioni da 500 fino a 5.000 euro.

Ma attenzione, perché c’è un dettaglio fondamentale che cambia completamente il quadro.

Le nuove regole del 15 ottobre non impongono di sostituire tutte le stufe e i camini presenti nelle abitazioni lombarde. Le disposizioni che diventano applicabili in questa data riguardano specificamente gli impianti termici civili alimentati a biomassa con una potenza termica al focolare superiore a 35 kW.

Stufe vietate Lombardia – Per gli apparecchi domestici di potenza inferiore continuano invece a valere le limitazioni già previste dalla normativa regionale, comprese quelle relative alla classificazione ambientale a stelle.

Questo significa che chi possiede una stufa o un camino deve conoscere alcune caratteristiche del proprio impianto prima di utilizzarlo. Non basta sapere quando è stato acquistato o installato: contano soprattutto la potenza, la classe ambientale e le condizioni di utilizzo.

E proprio questi elementi possono fare la differenza tra un apparecchio utilizzabile regolarmente e uno soggetto a limitazioni.

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Cosa cambia davvero dal 15 ottobre 2026 per stufe e camini

Stufe vietate Lombardia – La novità più importante riguarda gli impianti termici civili alimentati a biomassa con potenza al focolare superiore a 35 kW. Per questa categoria, dal 15 ottobre 2026 diventano applicabili nuovi requisiti emissivi e impiantistici stabiliti dalla Regione Lombardia.

L’obiettivo è ridurre le emissioni inquinanti prodotte dalla combustione di legna e altri combustibili legnosi, un tema particolarmente importante in una regione dove, durante i mesi più freddi, la qualità dell’aria può peggiorare sensibilmente.

Le nuove disposizioni prevedono requisiti più rigorosi per le emissioni e, nei casi stabiliti dalla normativa, specifiche soluzioni tecniche per migliorare le prestazioni degli impianti.

Tra gli aspetti da considerare figurano i sistemi di abbattimento delle polveri e gli accumuli inerziali, che possono essere richiesti in funzione delle caratteristiche dell’impianto.

Un altro elemento importante riguarda la posizione geografica. La disciplina distingue alcune condizioni applicabili agli impianti anche in relazione all’altitudine del Comune, prendendo come riferimento la soglia dei 300 metri sul livello del mare.

Si tratta di una distinzione significativa per la Lombardia, dove le caratteristiche territoriali cambiano notevolmente tra pianura, collina e montagna.

Ma cosa succede a chi possiede una normale stufa a pellet oppure un camino domestico?

Non scatta automaticamente alcun divieto nuovo dal 15 ottobre 2026 per tutti gli apparecchi sotto i 35 kW. Questo, però, non significa che qualsiasi stufa possa essere accesa liberamente.

In Scandinavia cambia il modo di riscaldare casa

Da diversi anni, infatti, la Lombardia applica limitazioni precise agli apparecchi alimentati a biomassa legnosa.

Dal 1° gennaio 2020, su tutto il territorio regionale, i nuovi generatori installati devono appartenere almeno alla classe ambientale 4 stelle. È inoltre vietato utilizzare gli apparecchi classificati 0, 1 e 2 stelle, salvo le specifiche esclusioni e deroghe previste dalla normativa.

Chi possiede una vecchia stufa dovrebbe quindi controllare la documentazione tecnica prima dell’accensione.

Un apparecchio apparentemente funzionante potrebbe non rispettare i requisiti ambientali necessari per essere utilizzato.

C’è poi un’altra data da ricordare: il 15 ottobre 2027, quando diventeranno applicabili ulteriori requisiti regionali per le caldaie alimentate a biomassa con potenza al focolare inferiore o uguale a 35 kW.

La normativa, dunque, prevede scadenze differenti in base alla tipologia e alla potenza dell’impianto. Conoscere questa distinzione è essenziale per evitare allarmismi, ma anche per non sottovalutare obblighi già in vigore.

Vecchie stufe e camini: chi può continuare ad accenderli e chi deve fare attenzione

Uno dei dubbi più frequenti riguarda le abitazioni nelle quali sono ancora presenti camini tradizionali, vecchie stufe a legna o apparecchi installati molti anni fa. In questi casi, il rischio è pensare che un impianto possa essere utilizzato semplicemente perché è sempre stato acceso senza problemi.

In realtà, la normativa lombarda stabilisce requisiti ambientali precisi e distingue tra apparecchi che possono essere utilizzati, generatori soggetti a limitazioni e situazioni particolari nelle quali sono previste deroghe.

Il primo elemento da verificare è la classificazione ambientale a stelle, introdotta dal Decreto ministeriale 186/2017. Questo sistema permette di identificare le prestazioni ambientali dei generatori alimentati a biomassa, considerando anche le emissioni prodotte durante il funzionamento.

In generale, un numero maggiore di stelle indica prestazioni ambientali migliori. Ma ciò che conta per il proprietario è sapere quale classificazione possiede effettivamente il proprio apparecchio.

Le stufe classificate 0, 1 e 2 stelle sono soggette al divieto regionale di utilizzo, salvo i casi di esclusione o deroga previsti. Gli apparecchi a 3 stelle possono invece continuare a essere utilizzati nelle condizioni consentite dalla normativa ordinaria, ma possono essere interessati da ulteriori restrizioni durante gli episodi di inquinamento atmosferico.

Quali stufe a legna e camini non si possono più utilizzare nel 2026

La Regione Lombardia contempla anche situazioni particolari, tra cui alcuni caminetti e apparecchi con potenza al focolare fino a 10 kW utilizzati saltuariamente per scopi ricreativi, oltre a specifiche categorie di impianti storici.

Non significa, però, che ogni camino acceso occasionalmente sia automaticamente esente dai divieti. Per beneficiare delle esclusioni devono essere rispettate le condizioni previste dalle disposizioni regionali.

C’è inoltre un aspetto che molti proprietari sottovalutano: durante i periodi di maggiore inquinamento possono essere attivate misure temporanee antismog.

In presenza di determinate concentrazioni di PM10, le restrizioni possono diventare più severe e coinvolgere anche apparecchi normalmente utilizzabili, soprattutto quando nell’abitazione è disponibile un sistema di riscaldamento alternativo.

Per questo motivo, prima di accendere una vecchia stufa o un camino è importante verificare la classe ambientale, la documentazione tecnica e le eventuali limitazioni attive nel proprio Comune.

Multe fino a 5.000 euro per stufe vietate in Lombardia: i controlli da fare prima dell’inverno

La questione delle sanzioni è probabilmente quella che suscita maggiore attenzione tra i proprietari di stufe e camini.

In Lombardia, il mancato rispetto delle specifiche disposizioni regionali sui generatori alimentati a biomassa può comportare sanzioni amministrative comprese tra 500 e 5.000 euro.

Questo non significa che chiunque possieda un camino datato rischi automaticamente una multa. Le conseguenze dipendono dalla violazione effettivamente accertata e dagli obblighi applicabili al singolo impianto.

Proprio per questo è importante effettuare alcune verifiche prima che inizi il periodo di utilizzo più intenso.

La prima riguarda la potenza termica al focolare, un dato che generalmente può essere individuato attraverso la documentazione tecnica del generatore. È importante non confonderla con altre indicazioni di potenza presenti sulla scheda dell’apparecchio.

La seconda riguarda la classe ambientale certificata. Se non si conosce il numero di stelle, è opportuno recuperare il manuale, la certificazione del produttore oppure richiedere informazioni attraverso un tecnico qualificato.

Un altro aspetto fondamentale è la manutenzione. Una canna fumaria sporca può compromettere il corretto funzionamento dell’impianto, aumentare le emissioni e creare problemi di sicurezza.

In Lombardia, gli impianti che rientrano nella disciplina regionale devono rispettare gli obblighi previsti per la manutenzione e la registrazione nel Catasto Unico Regionale degli Impianti Termici (CURIT).

Anche gli interventi di pulizia delle canne fumarie devono essere registrati dagli operatori nei casi previsti.

Attenzione inoltre al combustibile utilizzato. Per i generatori a pellet interessati dalle disposizioni regionali è richiesto pellet certificato di classe A1, secondo la norma UNI EN ISO 17225-2.

Per le stufe a legna è invece fondamentale utilizzare combustibile adeguatamente stagionato, evitando materiali verniciati, trattati o non idonei alla combustione domestica.

La precauzione più utile è controllare l’impianto prima di accenderlo, senza aspettare un’ispezione o l’arrivo delle temperature più rigide.

La novità del 15 ottobre 2026, quindi, non deve essere interpretata come uno stop indiscriminato al riscaldamento a legna e pellet. È però un’occasione importante per verificare che il proprio impianto rispetti le disposizioni regionali.

Stufe vietate Lombardia

Chi possiede una stufa o un camino in Lombardia farebbe bene a controllare subito potenza, numero di stelle e documentazione: pochi accertamenti possono evitare problemi durante l’inverno e, nei casi previsti, sanzioni particolarmente pesanti.

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