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Stufe e camini, scattati i divieti in Valtellina: multe fino a 5.000 euro per chi non rispetta le regole

Stufe e camini in Valtellina

Stufe e camini in Valtellina – Con l’arrivo del freddo tornano ad accendersi stufe a legna, caminetti e impianti a pellet nelle abitazioni della Valtellina, ma non tutti gli apparecchi possono essere utilizzati liberamente. Le disposizioni della Regione Lombardia prevedono infatti limitazioni per i sistemi di riscaldamento più inquinanti, con sanzioni amministrative che, nei casi previsti dalla normativa, possono raggiungere i 5.000 euro.

Dal 15 ottobre 2026 sono inoltre entrati in vigore nuovi requisiti per gli impianti a biomassa di potenza superiore a 35 kW, mentre per le caldaie fino a questa soglia sono previste ulteriori novità dal 2027. È importante chiarire, però, che non esiste un divieto generalizzato di accendere stufe e camini in Valtellina: tutto dipende dalle caratteristiche dell’impianto, dalla sua certificazione ambientale e dalle eventuali deroghe applicabili.

Divieti per stufe e camini in Valtellina: cosa cambia nel 2026

Per migliaia di famiglie valtellinesi, riscaldare casa con la legna rappresenta una tradizione profondamente radicata nel territorio. Nei comuni di Sondrio, Morbegno, Tirano, Bormio, Chiavenna e nelle numerose località di montagna, stufe e caminetti sono spesso protagonisti delle giornate invernali. In alcune abitazioni costituiscono una fonte di calore integrativa, mentre in altre, soprattutto nelle case più antiche, rappresentano ancora un elemento fondamentale dell’impianto di riscaldamento.


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Proprio per questo motivo, le limitazioni regionali sull’utilizzo della biomassa legnosa interessano direttamente molti proprietari di immobili, compresi quelli che utilizzano le abitazioni soltanto durante i fine settimana o le vacanze.

Le regole non sono state introdotte tutte nell’autunno 2026. Dal 1° gennaio 2020, in Lombardia è vietato utilizzare generatori di calore a biomassa legnosa classificati con 0, 1 o 2 stelle, salvo le esclusioni e le deroghe espressamente previste. Per le nuove installazioni, invece, è generalmente richiesta una classe ambientale di almeno 4 stelle.

Questo significa che una vecchia stufa perfettamente funzionante dal punto di vista meccanico potrebbe comunque non rispettare i requisiti ambientali necessari per essere utilizzata. L’età dell’apparecchio, da sola, non basta però a stabilirne la conformità: occorre conoscere la classificazione certificata dal produttore e verificare le condizioni effettive di utilizzo.

La novità entrata in vigore il 15 ottobre 2026 riguarda in particolare gli impianti termici civili alimentati a biomassa con potenza termica al focolare superiore a 35 kW, per i quali si applicano nuovi requisiti emissivi e impiantistici. Si tratta di una categoria che può comprendere sistemi di riscaldamento centralizzati o generatori di potenza elevata.

Per le caldaie a biomassa con potenza fino a 35 kW, invece, ulteriori requisiti sono programmati a partire dal 15 ottobre 2027. Non bisogna quindi confondere le nuove scadenze con i divieti già esistenti: una stufa domestica da 2 stelle non torna automaticamente utilizzabile fino al 2027 soltanto perché ha una potenza inferiore a 35 kW.

L’obiettivo delle limitazioni è ridurre le emissioni di polveri sottili e migliorare la qualità dell’aria, soprattutto durante i mesi più freddi. Anche nelle vallate alpine, infatti, particolari condizioni meteorologiche possono ostacolare la dispersione degli inquinanti, favorendone l’accumulo negli strati d’aria vicini al suolo.

Gli apparecchi più vecchi, specialmente quando funzionano con combustione inefficiente o sono sottoposti a manutenzione insufficiente, possono contribuire a questo problema. Per i cittadini valtellinesi diventa quindi essenziale distinguere tra impianti consentiti, apparecchi soggetti a limitazioni e situazioni particolari nelle quali la normativa ammette specifiche eccezioni.

Quali stufe e camini sono vietati e quali si possono ancora utilizzare

Uno degli aspetti più importanti per chi possiede una stufa o un camino in Valtellina riguarda la classificazione ambientale degli apparecchi, identificata attraverso un sistema di stelle che va da 1 a 5. Questa classificazione, introdotta dal Decreto Ministeriale 186 del 2017, permette di distinguere i generatori in base alle loro prestazioni ambientali.

In generale, più stelle possiede una stufa, minori sono le sue emissioni inquinanti. Non bisogna però confondere le stelle ambientali con la potenza termica, il rendimento energetico o l’anno di acquisto: si tratta di caratteristiche differenti che devono essere valutate separatamente.

Per comprendere meglio le disposizioni applicabili nel 2026, è utile distinguere le varie categorie di apparecchi.

Classe ambientale Regole generali in Lombardia
0, 1 e 2 stelle Utilizzo vietato, salvo deroghe
3 stelle Utilizzo generalmente consentito, salvo restrizioni temporanee
4 stelle Utilizzo consentito, con possibili limitazioni temporanee
5 stelle Classe ambientale più elevata, nel rispetto degli altri requisiti

Le restrizioni possono diventare più severe durante gli episodi di elevato inquinamento atmosferico. Nel periodo compreso tra il 1° ottobre e il 31 marzo, infatti, la Lombardia prevede misure temporanee che possono essere attivate quando le concentrazioni di PM10 superano determinate soglie.

Al primo livello di allerta possono essere vietati gli apparecchi con classificazione inferiore a 4 stelle, mentre al secondo livello le limitazioni possono riguardare anche quelli a 4 stelle, secondo le condizioni stabilite dalla normativa. Le disposizioni tengono conto anche della disponibilità di un sistema di riscaldamento alternativo e delle eccezioni previste.

Non significa, quindi, che ogni stufa a 3 stelle sia sempre vietata durante l’inverno: occorre verificare se nel proprio territorio siano effettivamente attive misure temporanee.


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Un altro elemento da considerare riguarda i vecchi caminetti aperti, ancora presenti in numerose abitazioni valtellinesi. Non tutti devono necessariamente essere demoliti o sostituiti.

La normativa regionale contempla infatti alcune esclusioni e deroghe, tra cui determinate situazioni relative a caminetti e impianti con potenza al focolare fino a 10 kW utilizzati saltuariamente per finalità ricreative, oltre a particolari impianti storici. Queste possibilità non rappresentano però un’autorizzazione indiscriminata: devono essere rispettate le condizioni specifiche previste dalle disposizioni regionali.

Chi possiede un apparecchio datato dovrebbe quindi recuperare il libretto tecnico, individuare marca e modello e verificare la certificazione ambientale. Se la classificazione non è indicata chiaramente, è opportuno rivolgersi al produttore oppure a un tecnico qualificato.

Continuare a utilizzare un impianto senza conoscerne le caratteristiche può esporre a contestazioni, soprattutto quando l’apparecchio non rispetta i requisiti minimi previsti.

Multe fino a 5.000 euro: controlli, manutenzione e obblighi per i proprietari

Le sanzioni rappresentano certamente l’aspetto che attira maggiormente l’attenzione dei cittadini. In Lombardia, l’articolo 27, comma 4, della legge regionale 24 del 2006 prevede sanzioni amministrative da 500 a 5.000 euro per la violazione delle disposizioni regionali relative agli impianti a biomassa.

È importante sottolineare che 5.000 euro costituiscono il limite massimo previsto per questa specifica fattispecie, non l’importo automaticamente applicato a chiunque possieda un camino vecchio. La sanzione dipende dalla violazione accertata e dalle disposizioni applicabili. Anche gli obblighi relativi alla manutenzione e alla registrazione degli interventi possono essere disciplinati da specifiche norme sanzionatorie.

In Valtellina, come nel resto della Lombardia, i controlli sugli impianti termici possono interessare la documentazione tecnica, la classificazione ambientale, la corretta manutenzione e la registrazione degli interventi.

Nei comuni con meno di 40.000 abitanti, le verifiche sugli impianti termici sono di competenza provinciale, mentre le amministrazioni comunali e la Polizia Locale possono intervenire nell’ambito dei controlli sulle misure temporanee antismog.

Per questo motivo, il proprietario dovrebbe conservare con attenzione libretto d’impianto, rapporti di manutenzione, certificazioni e documenti relativi alla pulizia della canna fumaria.

La manutenzione costituisce un altro punto fondamentale. Non basta che una stufa sia certificata a 4 o 5 stelle per considerarla automaticamente in regola. Gli apparecchi devono essere mantenuti in condizioni adeguate e sottoposti ai controlli previsti.

La normativa regionale stabilisce, per i controlli periodici degli impianti soggetti agli obblighi, intervalli minimi che dipendono dalla potenza: ogni quattro anni fino a 10 kW, ogni due anni oltre 10 e fino a 15 kW, ogni anno sopra i 15 kW.

Se il produttore o l’installatore prescrive interventi più frequenti per motivi di sicurezza, devono essere rispettate tali indicazioni.

Particolare attenzione merita la pulizia della canna fumaria, importante sia per ridurre le emissioni sia per prevenire il rischio di incendio. Le indicazioni regionali prevedono la pulizia almeno una volta all’anno oppure ogni quattro tonnellate di biomassa bruciata, con gli ulteriori adempimenti documentali previsti.

Gli interventi devono essere correttamente attestati e registrati nel CURIT, il Catasto Unico Regionale degli Impianti Termici, secondo le modalità applicabili.

Per chi possiede una seconda casa in Valtellina, magari utilizzata soltanto durante le vacanze natalizie o nei fine settimana, il consiglio è semplice: verificare lo stato dell’impianto prima della prima accensione stagionale.

Una stufa rimasta inutilizzata per diversi mesi potrebbe richiedere un controllo, indipendentemente dalla sua classe ambientale. Inoltre, chi intende acquistare una nuova stufa dovrebbe orientarsi verso apparecchi conformi ai requisiti regionali, valutando attentamente anche le disposizioni future.

Stufe e camini in Valtellina: cosa fare per evitare le sanzioni

In conclusione, le stufe e i camini non sono vietati in modo indiscriminato in Valtellina, ma il loro utilizzo deve rispettare regole ambientali e tecniche precise.

Per evitare sanzioni fino a 5.000 euro, è fondamentale conoscere la classe ambientale del proprio generatore, rispettare gli obblighi di manutenzione e verificare le eventuali restrizioni antismog.

Un controllo preventivo può evitare problemi economici e contribuire a rendere il riscaldamento domestico più sicuro ed efficiente.

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