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Statale 36: il punto in cui il traffico supera i limiti della strada

SS 36 chiusura

SS 36 chiusura – SS36 verso il collasso: perché le gallerie tra Lecco e Colico non riescono più a reggere il traffico

Ogni giorno migliaia di automobilisti attraversano la SS36 convinti che il vero problema siano gli incidenti o i cantieri. In realtà, il nodo è più profondo: in alcuni tratti strategici della direttrice tra Lecco e Colico il volume di traffico ha raggiunto livelli che mettono sotto pressione una rete progettata per condizioni molto diverse da quelle attuali. E quando il limite viene superato, il blocco diventa quasi inevitabile.

La SS36 del Lago di Como e dello Spluga è una delle arterie più importanti del Nord Italia. Collega la Brianza, Lecco, il lago di Como e la Valtellina, sostenendo ogni giorno il traffico di pendolari, trasporto merci e flussi turistici. Ma proprio il tratto più delicato — quello caratterizzato dalle lunghe gallerie tra Lecco e Colico — sta mostrando da tempo tutti i limiti di un’infrastruttura ormai vicina alla saturazione.

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La soglia invisibile oltre cui il traffico si blocca

Quando si parla di congestione, molti immaginano che una strada continui semplicemente a rallentare man mano che aumentano le auto. In realtà accade qualcosa di diverso.

Ogni infrastruttura ha una capacità di progetto, cioè il volume di traffico che può sostenere mantenendo condizioni accettabili di sicurezza e fluidità. Nel caso delle gallerie della SS36, il valore considerato ottimale si aggira attorno ai 1.500 veicoli all’ora per corsia.

Finché il traffico resta vicino a questa soglia, il sistema continua a funzionare. Ma appena la domanda supera il limite operativo, l’equilibrio si rompe.

Ed è qui che nasce il problema.

Perché nelle ore di punta, nei weekend e nei periodi di rientro, il numero di veicoli che utilizza la direttrice cresce fino a livelli tali da trasformare un piccolo rallentamento in una lunga coda.

Non serve un grande incidente. Basta una frenata improvvisa, un mezzo pesante più lento del previsto o un’auto in avaria per generare un effetto domino che può estendersi per chilometri.

Oltre 100 mila veicoli al giorno: il peso reale sulla direttrice

I numeri spiegano perché il fenomeno sia diventato così frequente.

Nei tratti meridionali della direttrice, tra Lecco e l’area brianzola, i volumi di traffico raggiungono frequentemente oltre 100.000 veicoli al giorno, con picchi che in alcune rilevazioni hanno superato i 116.000 transiti giornalieri.

Anche la direttrice verso la Valtellina registra carichi molto elevati rispetto alle caratteristiche geometriche dell’infrastruttura.

Il dato giornaliero, però, racconta solo una parte della storia.

Il vero problema emerge quando questi flussi si concentrano nelle stesse fasce orarie: in quelle condizioni il traffico può superare rapidamente i livelli gestibili, arrivando a una situazione di saturazione immediata.

Ed è proprio nelle gallerie che il fenomeno diventa più critico.

Perché le gallerie della SS36 sono il punto più fragile

Le gallerie tra Lecco e Colico non sono semplicemente un tratto coperto della strada.

Sono un ambiente con vincoli fisici e di sicurezza molto più rigidi rispetto a una carreggiata all’aperto.

Tra gli elementi che riducono la capacità reale dell’infrastruttura ci sono:

  • assenza o limitazione delle corsie di emergenza in diversi segmenti;
  • presenza elevata di mezzi pesanti, che abbassano la velocità media del flusso;
  • minore possibilità di gestione degli incidenti;
  • tempi di evacuazione più complessi in caso di emergenza;
  • ridotta elasticità del sistema nel riassorbire le code.

Questo significa che, quando il traffico supera determinati livelli, il recupero della normale circolazione diventa molto più lento rispetto ad altre strade.

In pratica, una perturbazione che all’aperto genererebbe pochi minuti di rallentamento può trasformarsi in ore di disagi dentro il sistema delle gallerie.

SS 36 chiusura

Il tema non riguarda esclusivamente il disagio degli automobilisti.

Quando il traffico si avvicina costantemente ai limiti di capacità, aumenta anche la vulnerabilità dell’intera infrastruttura.

Le distanze tra i veicoli si riducono, le frenate diventano più frequenti e il margine di intervento in caso di emergenza diminuisce.

Per questo gli esperti di mobilità non considerano il problema della SS36 come una semplice questione di code.

La vera criticità è che oggi una delle principali direttrici del Nord Italia si trova spesso a operare molto vicino ai propri limiti funzionali, con un livello di resilienza sempre più ridotto.

E quando una rete lavora costantemente al limite, basta pochissimo perché si fermi tutto.

SS 36 chiusura – La sensazione di “collasso improvviso” che molti automobilisti sperimentano sulla SS36 non è casuale: è il comportamento tipico di un’infrastruttura che ha quasi esaurito il margine tra traffico sostenibile e saturazione.

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