Sanzioni in Lombardia per stufe non a norma: multe fino a 5.000 euro, divieti e controlli nel 2026
Le sanzioni per le stufe a legna e pellet non a norma in Lombardia possono arrivare fino a 5.000 euro. Ecco quali impianti rischiano una multa, chi effettua i controlli e cosa bisogna fare per rispettare le normative regionali.
Sanzioni in Lombardia per stufe non a norma: cosa rischiano i proprietari
Chi possiede una stufa a legna, una stufa a pellet oppure un camino in Lombardia deve prestare particolare attenzione alle normative regionali sulle emissioni inquinanti. La Regione ha introdotto negli anni una serie di limitazioni per ridurre l’inquinamento atmosferico, soprattutto durante i mesi invernali, quando l’utilizzo degli impianti di riscaldamento contribuisce all’aumento delle concentrazioni di polveri sottili nell’aria.
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Il punto più importante riguarda le conseguenze economiche per chi continua a utilizzare un apparecchio che non rispetta i requisiti previsti. In Lombardia, le sanzioni amministrative per la violazione delle disposizioni regionali sulle tipologie di impianti a biomassa e sui combustibili utilizzabili vanno da 500 a 5.000 euro, come stabilito dall’articolo 27, comma 4, della Legge Regionale 24/2006.
Non significa, però, che chiunque possieda una vecchia stufa debba automaticamente pagare una multa. La distinzione fondamentale è tra possedere un apparecchio non più utilizzabile e continuare effettivamente a farlo funzionare in violazione delle disposizioni. Le regole regionali prevedono infatti la disattivazione degli impianti che non soddisfano i requisiti, salvo specifiche deroghe ed esclusioni. Una vecchia stufa può quindi rimanere fisicamente nell’abitazione, purché non venga utilizzata quando il suo funzionamento è vietato.
Le restrizioni interessano in particolare i generatori alimentati a biomassa legnosa, cioè apparecchi che utilizzano legna, pellet o altri combustibili vegetali ammessi. La loro conformità viene valutata considerando diversi fattori, tra cui la classe ambientale espressa in stelle, la data di installazione, le caratteristiche tecniche e le condizioni di utilizzo.
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda la documentazione dell’impianto. Per gli apparecchi soggetti agli obblighi previsti dalla normativa, il proprietario o il responsabile deve poter dimostrare che siano state effettuate le operazioni di manutenzione e gli adempimenti richiesti. Non basta, quindi, che una stufa funzioni correttamente o produca poco fumo visibile: è necessario verificare che sia effettivamente conforme alle disposizioni applicabili.
Le verifiche possono essere svolte dalle autorità competenti nell’ambito dei controlli sugli impianti termici. Per questo motivo, chi utilizza una stufa installata molti anni fa dovrebbe controllarne la documentazione prima di riaccenderla durante la stagione fredda.
La regola da ricordare è semplice: una stufa ancora funzionante non è necessariamente una stufa legalmente utilizzabile. La conformità dipende dai requisiti previsti dalla normativa regionale e dalle eventuali deroghe applicabili al singolo impianto.
Quali stufe a legna e pellet sono vietate in Lombardia nel 2026?
Per capire se una stufa può essere utilizzata legalmente in Lombardia bisogna conoscere innanzitutto la sua classe ambientale, un parametro che identifica le prestazioni dell’apparecchio in termini di emissioni inquinanti. La classificazione è stabilita dal Decreto Ministeriale 186/2017 e prevede cinque classi, da 1 a 5 stelle, alle quali si aggiungono gli apparecchi privi di classificazione.
Dal 1° gennaio 2020, su tutto il territorio lombardo è in vigore il divieto di utilizzo dei generatori a biomassa classificati con 0, 1 o 2 stelle, salvo le esclusioni e le deroghe previste. Per l’installazione di nuovi generatori domestici la regola generale richiede almeno 4 stelle, fermo restando il rispetto degli ulteriori requisiti applicabili.
Questo significa che chi possiede una vecchia stufa a legna con una classificazione ambientale di 2 stelle non può semplicemente continuare a utilizzarla come in passato. Se l’apparecchio non rientra nelle deroghe, deve essere disattivato. Lo stesso principio riguarda i vecchi caminetti e gli altri generatori a biomassa che non rispettano i requisiti regionali.
Diversa è la situazione delle stufe a 3 stelle, che non rientrano nel divieto permanente previsto per le classi inferiori, ma possono essere interessate da limitazioni temporanee durante gli episodi di accumulo degli inquinanti. È quindi importante distinguere le restrizioni permanenti dalle misure emergenziali attivate in determinate condizioni di qualità dell’aria.
Le stufe a 4 e 5 stelle offrono prestazioni ambientali migliori e rappresentano le classi di riferimento per i generatori moderni. Tuttavia, anche un apparecchio con una classificazione elevata deve essere installato correttamente, mantenuto in condizioni adeguate e utilizzato con combustibili conformi.
Un’altra questione riguarda gli impianti già installati. La normativa distingue infatti l’installazione di nuovi generatori dall’utilizzo di quelli esistenti: non tutte le stufe già presenti nelle abitazioni devono necessariamente essere sostituite, purché rispettino le condizioni che ne consentono l’esercizio.
È inoltre necessario considerare le nuove disposizioni regionali per gli impianti di maggiore potenza. Dal 15 ottobre 2026 sono previsti nuovi requisiti per gli impianti termici civili alimentati a biomassa con potenza al focolare superiore a 35 kW. Per le caldaie a biomassa fino a 35 kW, invece, ulteriori requisiti entreranno in vigore dal 15 ottobre 2027.
Per evitare sanzioni è quindi fondamentale non basarsi soltanto sull’età della stufa, ma verificare la certificazione ambientale, la potenza, la tipologia dell’impianto e le disposizioni effettivamente applicabili.
Controlli sulle stufe in Lombardia: chi verifica gli impianti e come evitare le multe
I controlli sulle stufe a legna e pellet rappresentano uno degli strumenti attraverso i quali vengono verificate le condizioni di funzionamento degli impianti termici e il rispetto delle disposizioni regionali. In Lombardia, le competenze per le verifiche spettano alle Province nei Comuni con meno di 40.000 abitanti e ai Comuni con popolazione superiore a 40.000 abitanti, nell’ambito delle attività di controllo sugli impianti termici.
Durante una verifica possono essere esaminati diversi elementi, tra cui la documentazione tecnica, la classificazione ambientale dell’apparecchio, la registrazione dell’impianto e i rapporti di manutenzione. Per questo motivo, chi possiede una stufa dovrebbe conservare ordinatamente tutti i documenti rilasciati dall’installatore e dal manutentore.
Un ruolo importante è svolto dal CURIT, il Catasto Unico Regionale degli Impianti Termici della Lombardia, nel quale devono essere registrate le informazioni previste dalla normativa. Gli obblighi di registrazione e aggiornamento riguardano anche gli operatori incaricati degli interventi sugli impianti e sulle canne fumarie.
La manutenzione è particolarmente importante perché un generatore trascurato può produrre maggiori emissioni, consumare più combustibile e aumentare il rischio di problemi alla canna fumaria. La Regione Lombardia prevede periodicità minime per i controlli di efficienza energetica dei generatori a biomassa: quattro anni per gli apparecchi fino a 10 kW, due anni per quelli superiori a 10 kW e fino a 15 kW, un anno per quelli superiori a 15 kW. Restano valide le eventuali scadenze più ravvicinate indicate dal produttore o dall’installatore.
Per quanto riguarda la pulizia della canna fumaria, viene raccomandato un intervento almeno una volta all’anno oppure ogni quattro tonnellate di biomassa bruciata. La pulizia deve inoltre essere eseguita prima degli interventi di controllo dell’efficienza energetica e dell’eventuale manutenzione dell’impianto.
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Bisogna ricordare che non tutte le irregolarità comportano automaticamente la stessa sanzione. L’utilizzo di un generatore vietato può determinare l’applicazione della multa da 500 a 5.000 euro, mentre la mancanza del libretto d’impianto, quando obbligatorio, è soggetta a una diversa sanzione amministrativa, compresa tra 100 e 600 euro.
Per ridurre il rischio di contestazioni è consigliabile rivolgersi a un tecnico qualificato, verificare la presenza della certificazione ambientale, controllare gli adempimenti CURIT e conservare i rapporti di manutenzione. In caso di dubbio sulla possibilità di utilizzare una vecchia stufa, è preferibile chiarirne la conformità prima dell’accensione, anziché attendere un eventuale controllo.
Rispettare la normativa significa non soltanto evitare una sanzione economica, ma anche migliorare la sicurezza dell’abitazione e contribuire alla riduzione dell’inquinamento atmosferico. Una stufa efficiente, correttamente installata e sottoposta a manutenzione regolare può garantire un riscaldamento più sicuro e una gestione più consapevole dei consumi.
Come evitare le sanzioni sulle stufe in Lombardia
In Lombardia le stufe a legna e pellet non conformi possono comportare multe da 500 a 5.000 euro. Prima di utilizzare un vecchio apparecchio è essenziale verificare la classe ambientale, le eventuali deroghe, la documentazione e gli obblighi di manutenzione.
La conformità dell’impianto è il primo passo per evitare sanzioni e utilizzare il riscaldamento domestico nel rispetto delle regole.









