Pulire FAP diesel – Quanti chilometri servono davvero per rigenerare il filtro antiparticolato?
Chi utilizza un’auto diesel soprattutto in città prima o poi si pone una domanda molto concreta: quanti chilometri bisogna percorrere per pulire davvero il filtro antiparticolato? La risposta breve è che non esiste un numero di chilometri valido per tutte le auto, perché la rigenerazione del DPF dipende dalla temperatura raggiunta dal sistema di scarico, dal livello di intasamento del filtro, dal tipo di motore e dalle strategie adottate dalla centralina.
Pulire FAP diesel
Come riferimento pratico, però, una percorrenza continua di circa 20-40 chilometri su una strada scorrevole può essere sufficiente in molti casi per favorire o completare una normale rigenerazione, purché il motore sia già caldo e la vettura possa procedere senza continue soste. In termini di tempo significa generalmente guidare per almeno 20-30 minuti, anche se in alcune situazioni può essere necessario prolungare il tragitto.
Il punto fondamentale è proprio questo: non bisogna fissarsi esclusivamente sui chilometri. Percorrere 30 chilometri nel traffico cittadino, magari tra semafori, code e continue ripartenze, non equivale a percorrere gli stessi 30 chilometri su una tangenziale, una superstrada o un’autostrada.
Il filtro antiparticolato funziona trattenendo le particelle di fuliggine prodotte dalla combustione del gasolio. Quando il livello di accumulo raggiunge determinate soglie, il sistema deve eliminarne una parte attraverso la cosiddetta rigenerazione del DPF.
Motore dell’auto: meglio spegnerlo durante una sosta breve o lasciarlo acceso?
Durante questo processo la temperatura dei gas di scarico viene aumentata considerevolmente, permettendo di bruciare gran parte della fuliggine accumulata. Per questo motivo temperatura del motore, durata del viaggio e continuità della marcia sono elementi decisivi.
Non serve correre per pulire il DPF
Uno degli errori più comuni consiste nel pensare che per pulire il filtro antiparticolato sia necessario guidare ad alta velocità . Non serve correre e non è necessario “tirare” il motore.
È molto più utile mantenere un’andatura regolare, rispettando sempre i limiti di velocità , e lasciare al motore il tempo necessario per raggiungere e mantenere le temperature richieste dal sistema.
In molti casi una strada extraurbana scorrevole o una tangenziale possono quindi essere sufficienti. L’autostrada non è obbligatoria: ciò che conta è riuscire a procedere per un periodo abbastanza lungo senza continue soste.
Come guidare per aiutare il DPF a pulirsi
Il classico consiglio di “fare un giro in autostrada” è corretto soltanto in parte. Perché il tragitto sia realmente utile, l’auto deve innanzitutto raggiungere la normale temperatura di esercizio.
Partire con il motore completamente freddo, percorrere pochi chilometri su una strada veloce e spegnere nuovamente l’auto difficilmente rappresenta la soluzione ideale, soprattutto dopo settimane di tragitti urbani molto brevi.
Una volta che il motore è caldo, è preferibile scegliere una strada extraurbana, una superstrada, una tangenziale o un’autostrada dove sia possibile mantenere una velocità abbastanza costante.
Su alcuni motori diesel può essere utile mantenere il propulsore indicativamente intorno ai 2.000-2.500 giri/min, ma questo intervallo non deve essere considerato una regola universale. Cilindrata, cambio, rapporti e sistema di gestione del DPF possono cambiare considerevolmente da un modello all’altro.
Le indicazioni presenti nel manuale dell’auto devono quindi avere sempre la precedenza sui consigli generici trovati online.
Perché i tragitti brevi mettono in difficoltà il filtro
Il vero nemico del filtro antiparticolato è un utilizzo composto quasi esclusivamente da brevi tragitti, partenze a freddo e traffico stop-and-go.
La centralina può avviare automaticamente una rigenerazione quando rileva un determinato accumulo di particolato. Se però il conducente arriva a destinazione pochi minuti dopo e spegne il motore, la rigenerazione può essere interrotta prima di essere completata.
Auto, questa spia si accende e poi scompare: quando non bisogna ignorarla
Se questo comportamento si ripete frequentemente, il quantitativo di fuliggine presente nel filtro può continuare ad aumentare fino a rendere più difficile una normale rigenerazione.
Non significa che un diesel non possa essere utilizzato in città . Il problema nasce soprattutto quando praticamente tutti i viaggi sono molto brevi e il motore ha raramente la possibilità di raggiungere e mantenere le condizioni necessarie alla rigenerazione.
Come capire se il diesel sta rigenerando
La rigenerazione del DPF spesso avviene senza che il conducente debba fare nulla. Su molte automobili, infatti, non compare nemmeno un messaggio specifico sul quadro strumenti.
Esistono però alcuni segnali che possono far sospettare che la rigenerazione del filtro antiparticolato sia in corso.
Il regime del minimo potrebbe risultare leggermente più alto del normale, il consumo istantaneo potrebbe aumentare e la ventola di raffreddamento potrebbe rimanere attiva anche quando normalmente non dovrebbe essere necessario.
Su alcune vetture anche il sistema Start&Stop può essere temporaneamente disabilitato. Il motore può inoltre avere un rumore leggermente differente e dallo scarico può provenire un odore più intenso del solito.
Questi comportamenti non sono identici su tutte le automobili e non devono essere considerati una diagnosi certa, ma possono aiutare a riconoscere una rigenerazione.
Quando le condizioni di traffico e sicurezza lo permettono, se si sospetta che il DPF stia rigenerando può essere utile evitare di spegnere immediatamente il motore e continuare il percorso per qualche minuto.
Bastano davvero 30 chilometri per pulire FAP diesel?
È probabilmente la domanda più importante. Fare 30 chilometri può bastare, ma non è garantito.
Se il DPF contiene principalmente fuliggine, il motore non presenta anomalie e la centralina riesce ad avviare correttamente la rigenerazione, un tragitto di 20-40 chilometri effettuato nelle condizioni corrette può essere sufficiente.
Se invece il viaggio viene effettuato a motore freddo, nel traffico o con numerose interruzioni, anche una distanza maggiore potrebbe non produrre lo stesso risultato.
Per questo motivo può essere più corretto ragionare in termini di tempo di guida continuativo piuttosto che guardare esclusivamente i chilometri.
Come riferimento generale, 20-30 minuti di guida scorrevole con il motore già caldo rappresentano una situazione più favorevole rispetto a pochi minuti percorsi ad alta velocità .
Bollo auto, cosa succede se si paga con pochi giorni di ritardo
Fuliggine e cenere non sono la stessa cosa
C’è poi una distinzione fondamentale che molti automobilisti ignorano: la rigenerazione elimina la fuliggine, ma non può eliminare completamente la cenere presente nel DPF.
La fuliggine è composta dalle particelle generate durante la combustione e può essere ossidata durante la rigenerazione. Le ceneri, invece, comprendono residui non combustibili che progressivamente rimangono all’interno del filtro.
Di conseguenza, quando un DPF ha accumulato una quantità importante di cenere, fare 30, 50 o 100 chilometri in autostrada non significa riportarlo alle condizioni di un filtro nuovo.
È anche per questo motivo che un filtro antiparticolato con molti chilometri alle spalle può richiedere un controllo professionale, indipendentemente dal numero di rigenerazioni completate.
Quando continuare a guidare non serve più
Se si accende la spia del filtro antiparticolato, la prima cosa da fare è controllare il manuale della vettura. Il significato della spia e la procedura raccomandata possono infatti cambiare da un costruttore all’altro.
Pulire FAP diesel – Se il manuale prevede la possibilità di favorire una rigenerazione attraverso la guida, un percorso sufficientemente lungo e scorrevole può aiutare.
Ma se dopo un tragitto adeguato la spia continua a rimanere accesa, oppure si spegne e torna rapidamente, è meglio evitare di continuare a percorrere chilometri nella speranza che il problema scompaia da solo.
Bisogna prestare ancora più attenzione se insieme alla spia DPF compaiono spia motore, perdita evidente di potenza, modalità di emergenza, consumi anomali o altri messaggi di avaria.
In questi casi il problema potrebbe non essere semplicemente una rigenerazione interrotta. Potrebbero esserci anomalie legate al sensore di pressione differenziale, ai sensori di temperatura, al sistema EGR, all’iniezione o ad altri componenti che impediscono al sistema di completare correttamente il processo.
Rigenerazione forzata e pulizia professionale
Quando il livello di intasamento supera determinate soglie, la normale rigenerazione durante la guida potrebbe non essere più sufficiente.
Un’officina può effettuare una diagnosi e verificare parametri come carico di fuliggine, pressione differenziale, temperature dello scarico, storico delle rigenerazioni ed eventuali errori memorizzati dalla centralina.
In determinate condizioni può essere eseguita una rigenerazione forzata, seguendo le procedure previste dal costruttore. Non è però una soluzione universale: prima bisogna capire perché il filtro non è riuscito a rigenerarsi normalmente.
Se il problema è invece legato soprattutto all’accumulo di cenere o a un deterioramento del componente, potrebbe essere necessaria una pulizia professionale del DPF o, nei casi più gravi, la sua sostituzione.
Quindi, quanti km fare per pulire il FAP diesel?
Per chi vuole un’indicazione semplice da ricordare, possiamo riassumere così: circa 20-40 chilometri di guida scorrevole rappresentano un riferimento ragionevole per favorire una normale rigenerazione del filtro antiparticolato, ma non costituiscono una garanzia.
Più del numero esatto di chilometri contano la temperatura del motore, la continuità del percorso e le condizioni richieste dalla specifica automobile.
In pratica, è preferibile puntare ad almeno 20-30 minuti di guida continuativa con il motore caldo, scegliendo quando possibile una strada extraurbana, una tangenziale o un’autostrada che permetta di procedere senza continue interruzioni.
Non è invece necessario raggiungere velocità elevate. Guidare più forte non significa necessariamente pulire meglio il DPF e qualsiasi tentativo di favorire la rigenerazione deve sempre essere effettuato nel rispetto dei limiti e delle normali condizioni di sicurezza.
Se dopo un percorso adeguato la spia non scompare, non conviene continuare a macinare chilometri all’infinito. In quel momento una diagnosi può essere molto più utile di un altro viaggio in autostrada.
La migliore strategia rimane comunque la prevenzione: evitare che tutti i tragitti siano brevissimi, permettere periodicamente al diesel di raggiungere la temperatura di esercizio e non interrompere sistematicamente le rigenerazioni. Sono piccole abitudini che possono contribuire a mantenere efficiente il filtro antiparticolato e, soprattutto, a ridurre il rischio di ritrovarsi con un DPF seriamente intasato.













