Olimpiadi e turismo – Tra narrativa mediatica e realtà: cosa sta succedendo davvero in Valtellina?
L’effetto olimpiadi in Valtellina è già svanito. O forse sarebbe più giusti dire che non è mai iniziato.
Stride sempre di più la gran casa mediatica (solo locale si intende) che vede lanciare comunicati orgasmici su record di presenze turistiche in provincia di Sondrio quando la realtà visibile agli occhi di tutti.
Del resto basta guardare l’unica strada che percorre la valle o parlare (leggerli) con chi ha ancora il coraggio di esporsi tra gli addetti ai lavori, è di un mese di marzo negativo come non mai.
Certo la crisi in Iran e il caro carburanti non stanno aiutando, ma raccontare falsità sta diventando l’abitudine, supportati in questo senso da chi non ha il coltello dalla parte del manico.
Ci hanno sfracassato gli zebedei per anni con il grande ritorno delle olimpiadi, arrivando a terrorizzare mezza Lombardia sul traffico durante l’evento olimpico, salvo poi attaccarsi a staff, atleti e addetti ai lavori per riempire in parte gli alberghi dal 6 al 22 febbraio.
E le lamentele da sotto traccia stanno diventando evidenti.
Senza parlare della chiamata alle armi per riempire gli spalti con gli atleti delle sportive locali, ma raccomandandosi di arrivare senza divisa, a dimostrare che il pienone a un evento mondiale è un’altra cosa.
Si parla di miliardi di investimenti, su tutto tranne che sull’evento sportivo vero e proprio, per arrivare alla fine dei giorni a cinque cerchi, a crogiolarsi sulle condivisioni social senza un minimo di analisi. Ma anche di cognizione in causa.
Chiaro che rispetto ad altre Olimpiadi del passato il popolo del web e social non solo è cresciuto enormemente, ma ha aumentano in modo esponenziale l’utilizzo degli strumenti.
Non tenerne conto è come confrontare il traffico in Italia e prima e dopo l’inaugurazione dell’Autostrada del Sole.
Olimpiadi e turismo
Ma il top è l’orgasmo su un (meritorio) articolo del New York Times sui pizzoccheri. Prima di tutto perché è merito altrui, di un bravo e professionale chef malenco che lavora a Milano, che ha fatto semplicemente bene il suo lavoro. Che è far bene da mangiare e saperlo vendere. Perché anche se in Italia ormai tutti possono fare tutto, basta vedere che razza di classe politica abbiamo a tutti i livelli, se un comunicatore si mette a fare lo chef voglio vedere quanti coperti vende.
Meno laureati in Valtellina: il prezzo di una visione corta
Secondariamente perché i 100 milioni di visualizzazioni su un post sono un dato che può far esaltare solo chi ignora le basi dei media. Ci sono video di una nevicata in una montagna sperduta che non conosce nessuno che arrivano a milioni di persone.
Ma quanti lo hanno cliccato realmente? Quanti lo hanno letto? Quanti hanno capito del luogo di cui si parla? Magari il post non è che forse forse era anche sponsorizzato.?
Purtroppo, o per fortuna, se fosse come pensa l’intelligenzia locale allora a Caiolo arriverebbero i charter dagli USA. Ma è già tanto se arrivano i treni non credete?
Invece si continuano a finanziare mille e spesso inutili enti turistici per dare un lavoro a qualche manager con la tuta blu e alla fine fine servire sciatt e cetriolini agli eventi per poi fare un comunicato sulla stampa locale.
La realtà è che la Valtellina non è molto più conosciuta rispetto a quanto le era prima delle olimpiadi per la scelta (imposta sia chiaro), di non essere inserita nel nome e per l’incapacità delle istituzioni locali di essere all’altezza di qualcosa che non siano le sagre di paese, con un grande talento che non manca mai, cioè fare conferenze stampa e mettersi in fila per farsi fare la foto sorridenti con una locandina in mano.
Nel frattempo i giovani, giustamente, se non hanno una posizione ereditaria, se ne vanno dalla provincia.
Olimpiadi e turismo
Non è così? Ci vediamo dopo le vacanze estive quando saremo andati in giro a spiegare, come sempre, da dove veniamo, rifugiandoci nel classico, consolatorio e un po’ triste “vicino a Milano”.








