Cronaca

Incendio di S. Caterina non ancora dichiarato ufficialmente concluso

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Notizie Valfurva – La cronaca dei giorni scorsi ci ha ricordato quanto i boschi del Parco Nazionale dello Stelvio possano essere vulnerabili e quanto siano importanti comportamenti responsabili da parte di tutti.

Martedì 7 aprile 2026, nell’arco di pochi minuti, il paesaggio dell’area di Santa Caterina Valfurva ha subito un importante cambiamento.
Nel tardo pomeriggio, infatti, a seguito del lancio di alcuni petardi nei pressi del parcheggio “La Fonte”, si è sviluppato un incendio.
Le condizioni ambientali — caratterizzate da vento sostenuto, bassa umidità e un terreno particolarmente arido a causa di un inverno povero di precipitazioni — hanno favorito la rapida propagazione delle fiamme, trasformando in breve tempo una scintilla in un incendio di chioma.
Grande l’impegno dei Vigili del Fuoco, dei volontari antincendio, dei Carabinieri Forestali del Parco e della Comunità Montana Alta Valtellina, nel monitorarne l’evoluzione e nelle impegnative operazioni di spegnimento che hanno richiesto anche l’impiego di più elicotteri.
Dopo quasi una settimana di interventi, l’incendio non è ancora stato ufficialmente dichiarato concluso.
Dai primi rilievi risultano interessati circa 24 ettari di superficie boschiva.
È questa l’occasione, mai superflua, di ricordare che all’interno del Parco Nazionale dello Stelvio vigono regole fondamentali per la tutela dell’ambiente e della sicurezza collettiva: è severamente vietato accendere fuochi e occorre prestare la massima attenzione a qualsiasi comportamento o attività che possa generare anche solo una scintilla.
L’episodio descritto rappresenta un chiaro esempio di come, in pochi istanti, un gesto irresponsabile possa determinare gravi danni ambientali, con conseguenze rilevanti e di lungo periodo per ambienti sensibili dell’area protetta, per l’intero territorio e per tutta la comunità.

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Nasce il Sentiero Geologico della Val Zebrù

Nasce il Sentiero Geologico della Val Zebrù, un progetto di valorizzazione scientifico-naturalistica ideato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca.

La Val Zebrù è un piccolo gioiello geologico all’interno delle Alpi una catena montuosa nata circa 90 milioni di anni fa dalla collisione della placca tettonica Euroasiatica e quella Africana.

La valle è interamente compresa nel Parco Nazionale dello Stelvio e rappresenta un ecosistema ben conservato, ricco di biodiversità.

Lunga oltre 12 chilometri, è attraversata dal torrente Zebrù e si sviluppa in direzione nord-est tra boschi, pascoli e versanti rocciosi.

Il sentiero parte dall’alta Val Zebrù e si snoda in un itinerario che culmina al Passo Zebrù: una camminata che unisce meraviglia paesaggistica e scoperta culturale.

Il sentiero si compone di sette tappe geologiche.

Ogni tappa racconta un capitolo della lunga storia della Terra: dalle rocce che contengono la memoria di antiche isole tropicali, ai processi geodinamici legati alle grandi placche tettoniche che hanno formato le Alpi e i suoi vulcani, alle ere glaciali che hanno modellato le valli alpine ed infine all’impatto dell’uomo sui sistemi naturali.

L’inaugurazione del sentiero geologico è prevista per lunedì 28 luglio con una passeggiata
guidata e aperta a tutti con accompagnatore di media montagna.

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