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Le multe in Lombardia per i camini aperti non a norma

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Multe camini – Camini aperti in Lombardia: scopri quando sono vietati, le multe da 500 a 5.000 euro, le deroghe previste e i controlli nel 2026.

Multe camini in Lombardia per i camini aperti non a norma: fino a 5.000 euro di sanzione, ecco cosa sapere nel 2026

Accendere un camino aperto in Lombardia può costare caro. Le normative regionali sulla qualità dell’aria prevedono limitazioni all’utilizzo degli impianti di riscaldamento alimentati a legna e biomassa, con multe da 500 a 5.000 euro per chi non rispetta le disposizioni applicabili. Ma attenzione: non tutti i caminetti aperti sono automaticamente vietati e sono previste alcune eccezioni.

Con l’arrivo della stagione fredda, molti proprietari di abitazioni si chiedono se sia ancora possibile accendere il vecchio camino di casa, soprattutto quando viene utilizzato occasionalmente per creare un’atmosfera accogliente e non come principale sistema di riscaldamento.La risposta dipende da diversi fattori: tipologia del camino, potenza dell’impianto, modalità di utilizzo ed eventuali deroghe previste dalla Regione Lombardia.


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Vediamo quali sono le regole applicabili nel 2026, quando si rischia una sanzione, chi effettua i controlli e come evitare problemi.

Multe camini aperti in Lombardia: cosa prevede la normativa nel 2026?

La Lombardia è una delle regioni italiane che ha introdotto misure specifiche per ridurre l’inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di riscaldamento domestico. Il motivo è legato soprattutto alle emissioni di polveri sottili PM10 e PM2,5, sostanze che possono compromettere la qualità dell’aria, in particolare durante i mesi invernali.

Tra gli apparecchi interessati dalle restrizioni rientrano anche i camini aperti tradizionali, presenti in numerose abitazioni, soprattutto nelle case costruite diversi decenni fa. Questi caminetti, pur rappresentando un elemento caratteristico delle abitazioni, possono avere un rendimento energetico limitato e produrre emissioni significative rispetto ai moderni generatori di calore certificati.

La normativa regionale di riferimento comprende la Legge regionale 24/2006, dedicata alla prevenzione e alla riduzione delle emissioni in atmosfera, e la Deliberazione della Giunta regionale 5360 dell’11 ottobre 2021, che disciplina diversi aspetti relativi all’installazione, all’utilizzo, alla manutenzione e al censimento degli impianti alimentati a biomassa legnosa.

Le disposizioni stabiliscono che gli impianti che non rispettano i requisiti regionali devono essere disattivati, salvo che rientrino in una delle esclusioni o deroghe espressamente previste.

È però fondamentale chiarire un aspetto spesso trascurato: possedere un camino aperto non significa necessariamente commettere un’infrazione. Il problema riguarda principalmente l’utilizzo dell’apparecchio in violazione delle limitazioni regionali. Un camino tradizionale può quindi rimanere presente all’interno dell’abitazione anche quando non è consentito utilizzarlo come sistema di riscaldamento.

Un’altra distinzione importante riguarda i camini utilizzati abitualmente e quelli accesi soltanto in determinate occasioni. La normativa regionale contempla infatti un’esclusione per caminetti e impianti con potenza al focolare fino a 10 kW utilizzati saltuariamente per scopi ricreativi, alle condizioni previste dalla disciplina applicabile.

Questo significa che non è corretto affermare che ogni accensione di un camino aperto comporti automaticamente una multa. Prima di stabilire se un impianto possa essere utilizzato, bisogna verificare le sue caratteristiche e le condizioni effettive di esercizio.

Per il 2026 occorre inoltre considerare l’evoluzione della normativa. Dal 15 ottobre 2026 trovano applicazione nuovi requisiti per determinati impianti termici civili alimentati a biomassa con potenza al focolare superiore a 35 kW. Si tratta tuttavia di disposizioni che non devono essere confuse con le regole specifiche relative ai piccoli camini domestici.

Per i proprietari di abitazioni, quindi, il punto essenziale è verificare se il proprio caminetto rientri nelle limitazioni regionali oppure in un caso di esclusione, senza basarsi esclusivamente sull’età dell’impianto o sul fatto che sia stato installato molti anni fa.

Quanto si paga di multa per un camino aperto non a norma in Lombardia?

La sanzione economica è uno degli aspetti che maggiormente preoccupano i proprietari di abitazioni dotate di vecchi caminetti. Secondo l’articolo 27, comma 4, della Legge regionale 24/2006, il mancato rispetto delle disposizioni regionali riguardanti le tipologie di impianto e le biomasse utilizzabili comporta una sanzione amministrativa da 500 a 5.000 euro. Non si tratta quindi di una multa fissa, uguale per tutti, ma di un intervallo previsto dalla legge.

Per comprendere quando si rischia una sanzione, è necessario distinguere il semplice possesso del camino dal suo effettivo utilizzo. Un cittadino che possiede un vecchio caminetto aperto, ma lo mantiene disattivato secondo le modalità previste, non viola automaticamente le disposizioni sull’esercizio degli impianti. La situazione cambia quando un apparecchio soggetto a divieto viene utilizzato per riscaldare abitualmente gli ambienti domestici, senza rispettare i requisiti o senza beneficiare di una deroga.

Un esempio può aiutare a comprendere la differenza. Immaginiamo un’abitazione dotata di riscaldamento a metano e di un vecchio camino aperto, utilizzato quotidianamente durante l’inverno per risparmiare sul gas. Se il caminetto non possiede i requisiti ambientali richiesti e non rientra nelle eccezioni, il suo utilizzo può comportare una sanzione amministrativa. Diversa è la situazione di un piccolo caminetto utilizzato occasionalmente per finalità ricreative, purché siano rispettate le condizioni previste dalla normativa.

Occorre prestare attenzione anche alla documentazione dell’impianto. Il responsabile deve rispettare gli obblighi applicabili relativi al libretto, alla manutenzione e alla registrazione. La mancata tenuta del libretto, quando obbligatorio, è soggetta a una specifica sanzione da 100 a 600 euro, distinta da quella prevista per l’utilizzo di impianti non conformi.

Le verifiche possono essere svolte nell’ambito delle attività di controllo degli impianti termici. In Lombardia le competenze sono attribuite alle Province per i Comuni con meno di 40.000 abitanti e ai Comuni con popolazione superiore a 40.000 abitanti, secondo la ripartizione regionale.

È importante precisare che 5.000 euro rappresentano il massimo dell’intervallo sanzionatorio, non l’importo che viene automaticamente richiesto a ogni proprietario. L’importo concretamente applicabile dipende dalla violazione accertata e dalle regole del procedimento amministrativo.

Per evitare conseguenze economiche, quindi, non basta verificare se il camino funziona correttamente. Bisogna accertarsi che il suo utilizzo sia consentito dalla normativa ambientale vigente e che siano stati rispettati tutti gli obblighi di manutenzione e documentazione.

Quando si può accendere un camino aperto senza rischiare una multa?

Multe camini – Una delle questioni più importanti riguarda le deroghe previste per i caminetti utilizzati saltuariamente. La Deliberazione regionale 5360/2021 stabilisce che non sono soggetti all’obbligo di disattivazione i caminetti e gli impianti con potenza al focolare fino a 10 kW, quando vengono utilizzati occasionalmente per scopi ricreativi e non per il riscaldamento abituale dell’abitazione.

Questa disposizione è particolarmente significativa per chi possiede un camino tradizionale in soggiorno e desidera accenderlo soltanto in alcune occasioni, per esempio durante una serata in famiglia o nelle festività natalizie. In presenza dei requisiti previsti, l’utilizzo saltuario può essere ammesso anche quando il caminetto non dispone della certificazione ambientale richiesta ai moderni generatori di calore.

La distinzione fondamentale riguarda quindi l’uso ricreativo rispetto all’uso abituale per il riscaldamento. Accendere occasionalmente un piccolo camino per creare un’atmosfera piacevole non equivale a utilizzarlo ogni giorno come fonte di calore domestico. Tuttavia, non è sufficiente dichiarare genericamente che il camino viene acceso poche volte: occorre poter ricondurre l’impianto alle condizioni stabilite dalla normativa.

Un aspetto spesso ignorato riguarda il libretto dell’impianto, sul quale il responsabile deve indicare la condizione applicabile, compreso l’eventuale utilizzo saltuario. Inoltre, l’esclusione dall’obbligo di disattivazione non comporta automaticamente l’esenzione dagli obblighi di manutenzione.

Esistono anche disposizioni particolari per gli impianti storici collocati in edifici sottoposti a tutela, che possono beneficiare dell’esclusione dall’obbligo di disattivazione nei casi previsti. Tali apparecchi non possono comunque essere utilizzati come unica fonte per soddisfare il fabbisogno di riscaldamento dell’edificio.

Non bisogna invece considerare ancora valida, in modo generalizzato, la precedente deroga temporanea prevista per gli impianti che costituivano l’unica fonte di riscaldamento dell’abitazione: quella disposizione aveva come termine il 15 ottobre 2024.

Va inoltre ricordato che durante gli episodi di maggiore inquinamento atmosferico possono entrare in vigore misure temporanee più restrittive, che devono essere verificate separatamente dalle regole ordinarie.

Multe camini – Chi possiede un camino aperto non deve necessariamente rinunciare per sempre ad accenderlo, ma deve verificare attentamente potenza, frequenza di utilizzo, documentazione e limitazioni applicabili nel proprio Comune.

Come mettere in regola un camino aperto ed evitare sanzioni

Per chi possiede un vecchio camino aperto in Lombardia, la soluzione migliore consiste nel verificare la situazione dell’impianto prima di utilizzarlo. Non sempre è necessario sostituire immediatamente il caminetto, ma è fondamentale conoscere le condizioni che ne consentono l’esercizio. La prima verifica riguarda la potenza termica al focolare, dato particolarmente importante per stabilire se possa trovare applicazione l’esclusione prevista per gli apparecchi fino a 10 kW utilizzati saltuariamente per finalità ricreative.

Quando non si conoscono le caratteristiche del camino, è opportuno rivolgersi a un tecnico qualificato. Nei caminetti costruiti molti anni fa può essere difficile recuperare la documentazione originale e non è corretto presumere che tutti gli apparecchi tradizionali abbiano una potenza inferiore a 10 kW. Un professionista può valutare le caratteristiche dell’installazione, individuare la documentazione disponibile e indicare quali verifiche siano necessarie.

Un altro aspetto essenziale riguarda la manutenzione del camino e della canna fumaria. Anche un apparecchio utilizzato soltanto occasionalmente deve essere mantenuto in condizioni di sicurezza. L’accumulo di fuliggine e residui della combustione può infatti aumentare il rischio di incendi nei condotti fumari, mentre un tiraggio insufficiente può favorire il ritorno dei fumi negli ambienti domestici.

Per gli impianti a biomassa, la periodicità minima dei controlli dipende dalla potenza: per quelli fino a 10 kW è generalmente prevista una cadenza massima di quattro anni, salvo istruzioni che richiedano interventi più frequenti. La pulizia della canna fumaria segue specifici obblighi di manutenzione e registrazione. Non bisogna quindi confondere la frequenza dei controlli del generatore con quella della pulizia dei condotti fumari.

Chi utilizza il camino per riscaldare regolarmente l’abitazione dovrebbe inoltre valutare la possibilità di sostituire il vecchio apparecchio con un generatore moderno certificato. Un inserto chiuso o una stufa ad alte prestazioni possono offrire una maggiore efficienza energetica e minori emissioni, purché il modello scelto rispetti i requisiti regionali applicabili alla nuova installazione.

Multe camini – Infine, è utile conservare il libretto dell’impianto, i rapporti di manutenzione e la documentazione tecnica disponibile, verificando gli adempimenti previsti dal Catasto Unico Regionale degli Impianti Termici.

Per chi vuole evitare multe e problemi durante la stagione invernale, il consiglio pratico è semplice: non accendere un camino di cui non si conosce la conformità, soprattutto quando viene utilizzato abitualmente per riscaldare la casa.

La verifica preventiva permette di distinguere i caminetti che possono essere utilizzati occasionalmente da quelli che devono essere disattivati o adeguati, evitando spese impreviste e contribuendo a migliorare la sicurezza domestica e la qualità dell’aria.

Cosa rischia chi accende un camino non a norma in Lombardia?

Nel 2026 in Lombardia utilizzare un camino aperto non conforme può comportare multe da 500 a 5.000 euro. Non esiste però un divieto indiscriminato per tutti i caminetti tradizionali: gli apparecchi fino a 10 kW utilizzati saltuariamente per scopi ricreativi possono rientrare nelle esclusioni previste.

Prima di accendere il fuoco, è quindi fondamentale conoscere le caratteristiche dell’impianto e rispettare le disposizioni regionali e gli eventuali provvedimenti temporanei.

Verificare la conformità del proprio camino è il modo migliore per evitare sanzioni, garantire la sicurezza domestica e contribuire alla riduzione dell’inquinamento atmosferico.

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