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L’arteria strategica a rischio cedimento strutturale

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Galleria Monte Piazzo, da infrastruttura strategica a criticità nazionale

Tra le infrastrutture più delicate del Nord Italia, la Galleria Monte Piazzo rappresenta oggi uno dei casi più emblematici di come geologia, infrastrutture e mobilità nazionale possano entrare in conflitto. Inserita lungo la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, nel territorio di Colico, questa opera non è semplicemente un tratto stradale: è uno dei principali corridoi di collegamento tra la Lombardia, la Valtellina e la Svizzera.

Negli anni la Monte Piazzo è diventata sinonimo di fragilità infrastrutturale. Il problema non nasce oggi: il tunnel è stato costruito in una zona caratterizzata da instabilità geologica e da movimenti lenti ma continui del versante montuoso. Secondo i rilievi tecnici e gli interventi effettuati nel tempo, la struttura risulta soggetta a deformazioni persistenti che hanno generato lesioni nel rivestimento, dissesti nella volta e progressive criticità strutturali.

La questione non riguarda soltanto la manutenzione ordinaria. Il nodo centrale è che l’intero sistema si trova all’interno di un contesto franoso che tende lentamente a scivolare verso il lago, rendendo sempre più complesso garantire sicurezza e continuità operativa attraverso interventi puntuali. Gli episodi del passato hanno già dimostrato quanto il territorio sia vulnerabile: chiusure, deviazioni e forti ripercussioni economiche hanno evidenziato la dipendenza dell’area da questo asse viario.

Tra deviazioni e code: il prezzo delle chiusure sulla SS36

Negli ultimi anni il dibattito territoriale si è quindi spostato da una domanda semplice ma decisiva: ha ancora senso continuare a riparare la galleria esistente oppure è arrivato il momento di sostituirla?


Il progetto Anas: una nuova galleria per uscire dal rischio strutturale

La risposta che sta prendendo forma punta verso una trasformazione radicale. Anas ha confermato l’avvio di un progetto di fattibilità tecnico-economica finalizzato allo studio di una nuova galleria alternativa all’attuale tracciato della Monte Piazzo. L’obiettivo dichiarato non è consolidare ancora una volta la struttura esistente, ma valutare una soluzione completamente nuova, sviluppata all’esterno del corpo di frana e lungo un percorso in variante.

Dal punto di vista ingegneristico si tratta di un cambio di paradigma. Finora gli interventi si sono concentrati sul contenimento del problema: consolidamenti, rifacimento dei rivestimenti, monitoraggi continui e ispezioni periodiche. Tuttavia, gli stessi tecnici riconoscono che la natura del dissesto impone una riflessione più ampia sulla sostenibilità dell’opera nel lungo periodo.

Il nuovo studio dovrà affrontare aspetti molto complessi:

  • definizione di un tracciato geologicamente stabile;
  • riduzione del rischio legato ai movimenti franosi;
  • continuità del traffico durante eventuali cantieri;
  • integrazione con il sistema di mobilità lombardo e alpino;
  • valutazioni ambientali ed economiche di lungo periodo.

L’importanza dell’intervento supera il livello locale. La SS36 costituisce infatti uno degli assi fondamentali per il trasporto di persone e merci verso la Valtellina e il confine svizzero. In molte situazioni rappresenta il collegamento veloce principale disponibile, e qualsiasi limitazione produce effetti immediati sulla logistica, sul turismo e sulle attività economiche dell’intero quadrante alpino.

Per questo motivo il progetto della nuova Monte Piazzo viene ormai considerato non come un semplice intervento manutentivo, ma come una scelta infrastrutturale strategica per il futuro del Nord Italia.


Perché il nuovo tunnel potrebbe cambiare il sistema dei collegamenti alpini

La possibile sostituzione della Monte Piazzo apre una riflessione che va oltre il singolo cantiere. Negli ultimi anni il tema delle infrastrutture alpine è diventato sempre più centrale: crescita dei flussi turistici, trasporto merci internazionale, eventi sportivi e maggiore pressione sulla rete esistente stanno evidenziando i limiti di opere progettate in contesti molto diversi da quelli attuali.

In questo scenario la nuova galleria potrebbe diventare un caso simbolo di adattamento delle infrastrutture ai cambiamenti del territorio. Non si tratta soltanto di costruire un tunnel più moderno, ma di progettare un’opera capace di convivere con una geologia complessa per i prossimi decenni.

Le aspettative sono elevate anche perché il completamento dello studio di fattibilità previsto da Anas dovrà definire scenari concreti: costi, tempi, impatti e possibili fasi realizzative. Solo allora si comprenderà se il progetto entrerà nella programmazione definitiva delle grandi opere nazionali.

Nel frattempo una cosa appare già chiara: la Galleria Monte Piazzo non è più vista come un’infrastruttura da riparare, ma come un’infrastruttura da ripensare completamente. E dalla riuscita di questa trasformazione dipenderà una parte importante della mobilità tra Lombardia, Valtellina e Svizzera.

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