Forte Montecchio Nord 1945 – Una straordinaria fortificazione della Linea Cadorna
Il Forte Montecchio Nord di Colico, conosciuto anche come Forte “Aldo Lusardi”, rappresenta oggi uno degli esempi meglio conservati di architettura militare della Prima Guerra Mondiale in Europa. Costruito in tempi sorprendentemente rapidi tra il 1912 e il 1914, questo imponente complesso difensivo fu progettato come parte della cosiddetta Linea Cadorna, un vasto sistema di fortificazioni realizzato lungo l’arco alpino italiano per proteggere il confine settentrionale da possibili invasioni.
Il forte sorge in una posizione strategica sopra Colico, all’estremità settentrionale del Lago di Como, un punto di passaggio fondamentale tra la pianura lombarda e i principali valichi alpini. La sua missione principale era controllare le vie di accesso dello Spluga e dello Stelvio, due direttrici strategiche che avrebbero potuto essere utilizzate dagli eserciti degli Imperi Centrali nel caso avessero violato la neutralità della Svizzera per attaccare il Nord Italia. In questo contesto, il forte assumeva un ruolo fondamentale nel sistema difensivo italiano.
Dal punto di vista architettonico e ingegneristico, il Forte Montecchio Nord è una struttura impressionante. L’intero complesso è scavato direttamente nella roccia e protetto da possenti mura in granito bianco, progettate per resistere ai bombardamenti dell’artiglieria pesante. All’interno si sviluppa un articolato sistema di camminamenti sotterranei, magazzini, alloggiamenti per la guarnigione e depositi di munizioni. Uno degli ambienti più suggestivi è la polveriera, situata a oltre 60 metri di profondità, pensata per garantire la massima sicurezza nello stoccaggio delle munizioni.
Tra gli elementi più straordinari del forte vi sono le quattro torrette corazzate girevoli armate con cannoni da 149 mm, montate su rotaie circolari che permettevano una rotazione completa per coprire un vastissimo campo di tiro. Questo sistema rappresentava una tecnologia militare all’avanguardia per l’epoca, permettendo agli artiglieri di puntare con precisione verso diverse direzioni senza esporre le postazioni al fuoco nemico.
Nonostante la sua potenza difensiva, il forte non partecipò mai direttamente ad azioni di combattimento durante la Prima Guerra Mondiale. Il fronte principale del conflitto si sviluppò infatti molto più a est, lungo il confine con l’Impero Austro-Ungarico, lasciando il settore del Lago di Como relativamente tranquillo.
Proprio questa mancanza di combattimenti ha permesso al forte di arrivare fino ai giorni nostri con il suo armamento originale perfettamente conservato, una caratteristica rarissima tra le fortificazioni militari europee. Oggi il sito rappresenta una straordinaria testimonianza storica e tecnologica, capace di raccontare come venivano progettate le fortificazioni militari all’inizio del XX secolo.
Curiosamente, la vita al forte durante i primi anni della Seconda Guerra Mondiale non fu sempre segnata dalla tensione militare. Sebbene la guarnigione continuasse ad addestrarsi intensamente, il settore rimase relativamente tranquillo. Nel 1940, molti dei soldati presenti al forte furono addirittura ingaggiati come comparse nel film “I Promessi Sposi” diretto da Mario Camerini, un episodio curioso che testimonia quanto la guerra, almeno in quel momento, sembrasse ancora lontana da questa zona dell’Alto Lario.
Tuttavia, la situazione sarebbe cambiata drasticamente pochi anni dopo. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, il territorio attorno al Lago di Como diventò uno scenario sempre più importante nella fase finale della guerra, portando il Forte Montecchio Nord a vivere i momenti più drammatici della sua storia.
Il 1945 e i colpi contro la colonna di Mussolini: l’ultima azione del Forte Montecchio Nord
Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia entrò in una fase caotica e drammatica della sua storia. Il territorio del Nord Italia passò sotto il controllo della Repubblica Sociale Italiana e dell’esercito tedesco, trasformando molte aree della Lombardia in zone strategiche per il controllo militare e la repressione delle attività partigiane. Anche il Forte Montecchio Nord si ritrovò improvvisamente al centro di questa nuova realtà.
Durante questo periodo il forte venne utilizzato come base operativa da un contingente composto da oltre cento militari italo-tedeschi, con il compito di contrastare l’attività partigiana che si stava diffondendo rapidamente sulle montagne dell’Alto Lario. Nonostante la presenza militare, il forte non fu mai direttamente bombardato dagli Alleati, che preferirono colpire obiettivi strategici più sensibili nelle vicinanze, come la stazione ferroviaria di Colico, un nodo fondamentale per i trasporti militari.
Nel 1944 la situazione divenne sempre più tesa. L’attività partigiana era ormai diffusa in tutta la zona e il comando della Repubblica Sociale Italiana decise di inviare al forte il tenente Alberto Orio, con l’incarico di controllare la fedeltà della guarnigione. Durante le sue indagini, Orio scoprì un presunto complotto organizzato da alcuni soldati italiani, intenzionati a consegnare la fortificazione ai partigiani. Sei militari furono accusati di alto tradimento, processati e condannati a morte.
Forte Montecchio Nord 1945 – Il destino volle però che la loro esecuzione non avvenisse mai. La sentenza doveva essere eseguita il 25 aprile 1945, ma proprio quel giorno scoppiò l’insurrezione generale del Nord Italia, che segnò il crollo definitivo del regime fascista e salvò i sei condannati.
Negli ultimi mesi della guerra, alcuni dirigenti della Repubblica Sociale avevano persino immaginato di trasformare il forte nell’ultimo baluardo della resistenza fascista, una sorta di roccaforte dove gli ultimi reparti avrebbero potuto opporsi all’avanzata alleata. Tuttavia questo piano non si concretizzò mai.
Il 20 aprile 1945, pochi giorni prima della fine del conflitto in Italia, il forte passò sotto il comando diretto di un maresciallo tedesco della Wehrmacht, che fece installare due mitragliatrici puntate verso l’abitato di Colico per prevenire una possibile insurrezione popolare. Il clima era ormai estremamente teso.
Il 25 aprile, mentre l’insurrezione partigiana si diffondeva in tutta la Lombardia, il parroco di Colico tentò una mediazione pacifica per convincere la guarnigione ad arrendersi, ma senza successo. Il giorno successivo, il 26 aprile 1945, alcuni soldati italiani attaccarono le postazioni delle mitragliatrici: durante lo scontro morì un soldato tedesco. Dopo una breve battaglia, i militari italiani riuscirono a catturare alcuni nemici e convinsero il comandante tedesco ad arrendersi.
Il Forte Montecchio Nord passò così sotto il controllo dei partigiani, guidati dal Comitato di Liberazione Nazionale di Colico. I prigionieri tedeschi vennero trasferiti presso il collegio del Sacro Cuore, mentre i soldati italiani che avevano partecipato alla rivolta lasciarono il forte in abiti civili per evitare ritorsioni.
Il giorno successivo, 27 aprile 1945, avvenne l’episodio più famoso della storia del forte. Una colonna militare italo-tedesca stava risalendo la sponda opposta del Lago di Como in direzione della Svizzera, dopo aver lasciato Benito Mussolini nelle mani dei partigiani a Dongo.
Il nuovo comandante del forte, Battista Canclini, dopo aver individuato la colonna, chiese al CLN di Colico il permesso di aprire il fuoco. Nonostante le carte di tiro fossero state distrutte prima della resa della guarnigione tedesca, gli artiglieri partigiani decisero comunque di tentare l’azione.
Furono sparati cinque colpi di cannone, gli unici mai sparati in combattimento nella storia del Forte Montecchio Nord.
Nessuno dei proiettili colpì direttamente i veicoli, ma l’effetto psicologico fu enorme. Il comandante tedesco capitano Fellmeyer, convinto di trovarsi sotto il tiro preciso dell’artiglieria, ordinò immediatamente alla colonna di fermarsi in una zona protetta dalle abitazioni.
Forte Montecchio Nord 1945 – Questo episodio portò rapidamente all’apertura di trattative tra i partigiani e il comando tedesco. I contatti telefonici tra il forte e il comando della 52ª Brigata Garibaldi di Morbegno portarono il giorno successivo, 28 aprile 1945, alla firma di un accordo di resa.
L’incontro avvenne presso l’Hotel Isola Bella di Colico, dove il capitano tedesco arrivò con una bandiera bianca per trattare la capitolazione. L’accordo prevedeva quattro punti principali, tra cui il via libera alle truppe tedesche per raggiungere la Svizzera.
Il documento originale della resa, scritto a mano e firmato dal comandante tedesco Fallmeyer e dai comandanti partigiani Giordano e Manzotti, è ancora oggi conservato nel Municipio di Colico.
Dopo quel giorno, i cannoni del Forte Montecchio Nord tornarono al silenzio. Spararono ancora una volta nel 1947, non per guerra ma per rendere onore al partigiano Leopoldo Scalcini, durante le solenni esequie a Colico. Furono sparati venti colpi di cannone verso la conca del Monte Legnone, in quello che sarebbe stato l’ultimo saluto dell’artiglieria del forte.
Da quel momento, il Forte Montecchio Nord è rimasto una testimonianza storica unica, simbolo della memoria della guerra e della Resistenza sul Lago di Como. Ancora oggi rappresenta uno dei luoghi più affascinanti per comprendere la storia militare italiana del Novecento.










