Una vera e propria rivoluzione nel contrasto all’evasione IVA, con un impatto significativo su migliaia di imprese e professionisti.
Il fisco italiano si dota di uno strumento tecnologico senza precedenti per contrastare l’evasione dell’IVA: un algoritmo avanzato che sfrutta in tempo reale i dati di scontrini elettronici e fatture per scovare dichiarazioni mancanti o incomplete.
La novità, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, segna una svolta netta nel controllo fiscale, mettendo fine a quelle pratiche che fino a oggi avevano consentito a molti contribuenti di “dimenticare” o ritardare la dichiarazione dell’IVA senza subire conseguenze immediate.
La rivoluzione digitale nelle verifiche fiscali
L’Agenzia delle Entrate si avvale ora di un sistema automatizzato basato sull’articolo 54-bis.1 del Dpr 633/1972, implementato dall’articolo 25 del nuovo Disegno di Legge di Bilancio. Questo algoritmo incrocia automaticamente tutte le fatture elettroniche emesse e ricevute con i corrispettivi telematici, ossia gli scontrini digitali trasmessi ai server centrali, calcolando in modo immediato l’IVA effettivamente dovuta.

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Non si tratta più di controlli manuali saltuari o di verifiche a campione, ma di un monitoraggio costante e dettagliato che azzera le possibilità di elusione. È il contribuente a dover dimostrare eventuali discrepanze, invertendo il tradizionale onere della prova: se i conti dell’algoritmo risultano corretti, la liquidazione automatica dell’IVA diventa definitiva, senza necessità di ulteriori accertamenti.
Stop alla dichiarazione “in bianco”: la nuova stretta sulle omissioni
Un’altra novità importante riguarda la presentazione di dichiarazioni incomplete o “in bianco”. La nuova normativa stabilisce che un modello privo dei quadri necessari per il calcolo dell’IVA sarà considerato come “non presentato”. Questo significa che chi pensava di guadagnare tempo inviando documenti parziali, sperando di correggerli successivamente, si troverà immediatamente sotto la lente del fisco.
Il sistema digitale non lascia spazio a manovre dilatorie o omissioni strategiche: la dichiarazione deve essere completa e precisa fin da subito, pena l’attivazione automatica della procedura di recupero del tributo.
Sanzioni e tempistiche: il costo della dimenticanza
Le sanzioni previste dal Decreto Legislativo 471/1997 sono ora più severe e immediate. In caso di omissione, la multa ammonta al 120% dell’IVA dovuta, con un importo minimo di 250 euro. Tuttavia, è prevista una possibilità di riduzione: se il contribuente salda l’importo entro 60 giorni dalla notifica, la sanzione viene ridotta a un terzo.
Non sono ammessi compensi con crediti d’imposta: il pagamento deve avvenire in denaro contante, senza eccezioni.
Chi ritiene che l’algoritmo abbia commesso errori ha a disposizione 60 giorni dalla notifica per presentare documentazione e osservazioni difensive. Trascorso questo termine senza riscontro positivo, il debito fiscale diventa definitivo.
Il sistema di controllo digitale si estenderà per sette anni dalla scadenza della dichiarazione, come previsto dal comma 2 dell’articolo 57 del Dpr 633/1972, garantendo al fisco memoria e capacità di intervento prolungate nel tempo.

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