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Il cantiere quasi infinito della Lombardia

chiusure ss36

Chiusure SS36 – SS36 e Salerno-Reggio Calabria: due storie diverse, ma con la stessa percezione di “cantiere infinito”

Negli ultimi anni il paragone tra la SS36 del Lago di Como e la storica vicenda della Salerno-Reggio Calabria è diventato sempre più frequente tra automobilisti e pendolari. È un confronto provocatorio, perché le dimensioni, il contesto geografico e gli investimenti non sono paragonabili, ma che nasce da una sensazione comune: l’impressione che i lavori non finiscano mai.

La SS36 del Lago di Como e dello Spluga è una delle arterie più trafficate del Nord Italia e collega l’area milanese con Lecco, la Valtellina, la Valchiavenna e il confine svizzero. Con circa 150 chilometri di sviluppo, rappresenta un’infrastruttura essenziale per pendolari, turismo e trasporto merci.

Il confronto con la storica Autostrada A2 del Mediterraneo (l’ex Salerno-Reggio Calabria) nasce soprattutto da alcuni elementi ricorrenti.

Manutenzione continua e opere che si sovrappongono

Sia sulla SS36 sia sull’ex Salerno-Reggio Calabria il problema non è stato soltanto costruire o ammodernare, ma mantenere in esercizio infrastrutture che sopportano volumi di traffico elevatissimi senza poter essere realmente fermate.

La domanda che tutti si fanno sulla SS36: quando finiranno i cantieri

Nel caso della SS36, gli interventi attuali riguardano:

  • adeguamento delle carreggiate;
  • miglioramento della sicurezza;
  • rifacimento del manto stradale;
  • sostituzione di barriere;
  • interventi sugli svincoli;
  • lavori in galleria e sugli impianti tecnologici;
  • inserimento di nuove opere di protezione e piazzole.

Una parte del piano è stata inoltre inserita nel quadro del potenziamento infrastrutturale collegato agli appuntamenti internazionali e alle esigenze di mobilità del territorio lombardo.

Il risultato percepito dagli utenti è però spesso lo stesso: appena termina un intervento, ne inizia un altro.

I disagi quotidiani per automobilisti e pendolari

Il punto più critico della vicenda SS36 non è tanto l’esistenza dei lavori, quanto la loro durata e frammentazione nel tempo.

Negli ultimi mesi si sono susseguite:

  • chiusure notturne;
  • restringimenti di corsia;
  • deviazioni su viabilità secondaria;
  • limiti di velocità temporanei;
  • proroghe delle ordinanze inizialmente previste per periodi più brevi.

In particolare, diversi interventi tra area lecchese e alto lago sono stati estesi nel tempo attraverso nuove ordinanze di cantiere, con deviazioni sulla viabilità locale e rallentamenti ricorrenti.

È proprio questo che richiama alla memoria collettiva il caso della Salerno-Reggio Calabria: non tanto l’opera in sé, quanto la sensazione di convivere stabilmente con i cantieri.

Una differenza importante: oggi si lavora soprattutto sulla sicurezza

C’è però una distinzione fondamentale.

La vecchia Salerno-Reggio Calabria è diventata per decenni il simbolo nazionale di ritardi progettuali, varianti e tempi di realizzazione estremamente lunghi.

Nel caso della SS36, invece, gran parte degli interventi attuali non riguarda una nuova costruzione ma l’adeguamento di una infrastruttura già esistente e continuamente utilizzata, con lavori spesso svolti mantenendo aperta almeno una parte della circolazione.

Questo non elimina i disagi, ma spiega perché molti interventi vengano programmati in orario notturno o procedano per fasi successive.

Chiusure SS36

Per chi percorre quotidianamente la direttrice tra Monza, Lecco, Colico e Valtellina, però, la percezione resta molto concreta: una strada strategica che da anni alterna tratti completati e nuovi cantieri, alimentando l’idea di un’infrastruttura sempre in manutenzione e mai davvero conclusa.

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