Cantieri statale 36, da anni una strada a ostacoli
Chi percorre abitualmente la SS36 lungo il Lago di Como ormai lo sa: mettersi in viaggio significa fare i conti con restringimenti, deviazioni, rallentamenti e, nelle giornate peggiori, lunghe code. Una situazione che non dura da qualche settimana. Da anni il tratto tra Lecco e Colico è interessato da cantieri sulla statale 36 e limitazioni alla circolazione che hanno reso particolarmente difficile la quotidianità di lavoratori, pendolari, famiglie, autotrasportatori e attività economiche.
Il problema non è certamente la necessità di effettuare i lavori. Le infrastrutture invecchiano, le gallerie devono essere mantenute e messe in sicurezza e gli interventi strutturali non possono essere rinviati all’infinito. La sicurezza viene prima di tutto.
La domanda che molti automobilisti si pongono è però un’altra: esiste una proporzione ragionevole tra i pesanti disagi imposti alla circolazione e l’attività che gli utenti riescono concretamente a vedere nei cantieri durante il giorno?
È sufficiente percorrere la Statale per comprendere da dove nasca questa sensazione. All’altezza di Abbadia Lariana, così come verso Colico e Monte Piazzo, le carreggiate ristrette costringono il traffico a rallentare e possono provocare lunghe code.
Eppure, osservando alcune aree dalla strada, la presenza visibile di uomini e mezzi può apparire estremamente limitata. Questo non significa automaticamente che i lavori siano fermi: alcune operazioni vengono effettuate di notte, altre possono svolgersi in zone non visibili agli automobilisti e ogni cantiere ha esigenze tecniche differenti.
Ma la domanda resta: perché, a fronte di limitazioni così importanti, durante molte ore della giornata l’attività visibile appare così ridotta?
Monte Piazzo, il cantiere simbolo dei disagi
Il caso più evidente è probabilmente quello della galleria Monte Piazzo, uno dei punti più delicati dell’intera SS36.
Qui sono in corso importanti interventi strutturali e di consolidamento. Nessuno può quindi mettere seriamente in discussione la necessità di intervenire. Proprio perché si tratta di lavori importanti, però, sarebbe utile accompagnare il cantiere con informazioni estremamente chiare e facilmente accessibili sull’avanzamento delle opere.
Quanto è stato completato? Quanto manca? Quali interventi vengono eseguiti durante il giorno? Quali durante la notte? E soprattutto: quando termineranno definitivamente le limitazioni che interessano gli automobilisti?
Sono domande tutt’altro che secondarie, perché il costo di un cantiere non si misura esclusivamente attraverso le somme investite per realizzarlo.
Esiste anche un enorme costo economico e sociale provocato dalle code. Ogni automobilista fermo nel traffico perde tempo e carburante. Le aziende devono fare i conti con tempi di trasporto più lunghi. Chi lavora deve spesso anticipare la partenza per evitare di arrivare in ritardo. E quando sulla SS36 si verifica un problema, le conseguenze possono propagarsi rapidamente anche sulla viabilità locale.
A tutto questo si aggiungono le chiusure notturne, necessarie in diverse fasi per permettere agli operatori di intervenire in sicurezza.
SS36, ottobre complicato: le date da segnare per chi viaggia verso la Valtellina
Nessuno pretende che operai e tecnici lavorino in condizioni pericolose. Ma se alla popolazione viene chiesto un sacrificio così importante, sarebbe altrettanto ragionevole spiegare cosa viene realizzato durante quelle ore e quanto ogni fase avvicini alla conclusione del cantiere.
Cantieri sulla statale 36 che agli automobilisti sembrano vuoti
È questo probabilmente l’aspetto che alimenta maggiormente la frustrazione.
Chi attraversa quotidianamente la SS36 vede transenne, new jersey, corsie chiuse, cartelli e carreggiate ristrette, ma non sempre riesce a vedere con la stessa evidenza uomini e mezzi al lavoro.
Bisogna essere corretti: un automobilista attraversa un cantiere in pochi secondi e non può sapere cosa sia accaduto un’ora prima o cosa accadrà un’ora dopo. Né può vedere eventuali lavorazioni effettuate all’interno delle gallerie o durante la notte.
La percezione di un cantiere poco operativo, quindi, non dimostra che i lavori siano fermi.
Allo stesso tempo, però, quando questa sensazione viene avvertita ripetutamente da chi percorre la strada, diventa inevitabile chiedersi se sia possibile organizzare alcune lavorazioni diversamente o, almeno, comunicare meglio ciò che viene effettivamente fatto.
Il problema diventa ancora più evidente perché la SS36 non è una strada secondaria. È uno dei collegamenti fondamentali tra Lecco, il Lago di Como, la Valtellina e la Valchiavenna.
Ogni restringimento può quindi avere conseguenze enormi, soprattutto durante i fine settimana, nei periodi turistici e nelle ore di maggiore traffico.
Abbadia e Colico, il territorio chiede certezze
Ad Abbadia Lariana gli interventi interessano un territorio particolarmente complesso, stretto tra montagna, lago e infrastrutture. Anche la realizzazione della ciclopedonale comporta lavorazioni impegnative destinate, una volta terminate, a lasciare al territorio un’opera importante.
Ma chi oggi utilizza quotidianamente la SS36 vede soprattutto il presente: code, rallentamenti e restringimenti.
Lo stesso accade verso Colico, dove la situazione della Monte Piazzo condiziona uno dei passaggi fondamentali verso la Valtellina.
È proprio qui che servirebbe maggiore trasparenza. Non documenti tecnici difficili da trovare o comprendere, ma poche informazioni aggiornate e semplici: a che punto siamo, cosa manca da realizzare e quando termineranno le limitazioni.
Sapere che un cantiere durerà ancora tre mesi, sei mesi o un anno cambia completamente la percezione del disagio. L’incertezza, al contrario, alimenta inevitabilmente esasperazione e polemiche.
Cantieri statale 36
Dopo anni di cantieri sulla SS36 tra Lecco e Colico, la discussione non dovrebbe trasformarsi nell’ennesimo scontro tra chi protesta e chi ricorda che i lavori sono necessari.
Le due cose possono essere vere contemporaneamente: gli interventi possono essere indispensabili e i disagi possono essere diventati difficili da sostenere.
Per questo sarebbe utile un cambio di passo nella comunicazione. Gli automobilisti dovrebbero poter conoscere facilmente la percentuale di avanzamento dei principali cantieri, le lavorazioni previste, i prossimi restringimenti e soprattutto la data stimata per il ritorno alla normale circolazione.
Sarebbe inoltre utile spiegare perché, in determinati momenti della giornata, alcune aree sembrino poco presidiate e quanto lavoro venga invece concentrato nelle ore notturne.
Non eliminerebbe le code, ma probabilmente ridurrebbe almeno una parte della frustrazione.
Perché sopportare un disagio sapendo esattamente quando terminerà è molto diverso dal convivere con la sensazione che sia diventato permanente.
Dopo anni trascorsi tra corsie ristrette, chiusure, deviazioni e rallentamenti, la richiesta di chi percorre ogni giorno la SS36 appare quindi semplice: mostrate l’avanzamento dei lavori, spiegate con chiarezza cosa viene fatto e indicate tempi credibili per la conclusione.
Perché la domanda che resta, percorrendo ancora oggi questa arteria, è inevitabile: quanto dovranno aspettare gli automobilisti prima di tornare a percorrere normalmente la SS36 lungo il Lago di Como?











