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Camino e stufa in Lombardia, cosa cambia dal 15 ottobre 2026

Camino e stufa

Camino e stufa – Chi ha un camino, una stufa a legna o una stufa a pellet in Lombardia dovrebbe controllare attentamente le caratteristiche dell’apparecchio prima di utilizzarlo durante la stagione fredda. Il fatto che una stufa funzioni perfettamente o che un camino venga acceso da molti anni, infatti, non significa automaticamente che possa essere utilizzato senza limitazioni.

La normativa regionale introdotta per migliorare la qualità dell’aria stabilisce requisiti precisi per i generatori alimentati a biomassa legnosa. Uno dei parametri più importanti da conoscere è la classe ambientale, espressa attraverso un numero di stelle.

La classificazione deriva dal sistema nazionale previsto dal DM 186/2017 e permette di distinguere gli apparecchi in funzione delle loro prestazioni emissive. In termini semplici, un numero maggiore di stelle identifica generatori con migliori prestazioni ambientali rispetto alle classi inferiori.

Stufe a legna e camini vietati in Lombardia. Stop nel 2026: ecco quali non si possono più usare

In Lombardia la regola di riferimento prevede dal 1° gennaio 2020 il divieto di utilizzo dei generatori a biomassa appartenenti alle classi 0, 1 e 2 stelle. La limitazione interessa apparecchi alimentati a legna, pellet, cippato e altre biomasse legnose.

Attenzione, però, perché parlare genericamente di “divieto dei camini” rischia di essere fuorviante. Non tutti i camini sono vietati e non tutte le vecchie stufe devono necessariamente essere eliminate. Bisogna verificare il tipo di apparecchio, la potenza, la certificazione disponibile, l’utilizzo e l’eventuale applicazione di esclusioni o deroghe.

Altrettanto importante è distinguere un generatore già presente da una nuova installazione. Per i nuovi apparecchi, infatti, la disciplina generale prevede requisiti più severi: dal 1° gennaio 2020 non possono essere installati generatori con una classificazione inferiore a 4 stelle.

Di conseguenza, un apparecchio a 3 stelle già installato può trovarsi in una situazione differente rispetto a una stufa della stessa classe che si vorrebbe acquistare e installare oggi. Prima di accendere una vecchia stufa o programmare la sostituzione del camino, quindi, è fondamentale capire in quale categoria rientra concretamente l’impianto.

Quali camini e stufe non si possono usare in Lombardia

La distinzione più utile per capire rapidamente la situazione riguarda proprio le stelle ambientali del generatore. In linea generale, gli apparecchi classificati 0 stelle, 1 stella e 2 stelle non possono essere utilizzati secondo le limitazioni permanenti regionali.

Per i generatori esistenti classificati almeno 3 stelle la situazione è differente, mentre per una nuova installazione la soglia generale è di almeno 4 stelle. È proprio la differenza tra utilizzo di un impianto esistente e installazione di un nuovo generatore a creare spesso confusione.

Chi possiede una vecchia stufa non dovrebbe quindi limitarsi a cercare online l’anno di produzione, ma recuperare possibilmente il libretto, la documentazione tecnica, la dichiarazione del produttore e la certificazione ambientale.

La classificazione introdotta a livello nazionale prende infatti in considerazione le prestazioni emissive dei generatori e comprende diverse categorie, tra cui stufe, caminetti, inserti e apparecchi alimentati a pellet.

Esistono inoltre situazioni nelle quali la sola classificazione in stelle non è sufficiente per stabilire se un impianto possa essere installato o utilizzato, perché possono entrare in gioco ulteriori requisiti emissivi e impiantistici.

Dal 15 ottobre 2024, per esempio, le nuove installazioni in Lombardia sono soggette anche a condizioni che possono variare in funzione della quota del Comune, delle emissioni dell’apparecchio e della tipologia dell’intervento.

Per questo motivo acquistare semplicemente una “stufa 4 stelle” senza verificare il contesto dell’installazione può non essere sufficiente. Nei casi di sostituzione di sistemi precedentemente alimentati con combustibili differenti dalla biomassa possono inoltre applicarsi requisiti più restrittivi.

Prima dell’acquisto di una nuova stufa a legna o pellet è quindi opportuno verificare non soltanto le stelle, ma anche Comune, altitudine, valori emissivi, potenza e tipo di sostituzione effettuata.

Il vecchio camino aperto è davvero vietato?

Uno dei dubbi più comuni riguarda i camini aperti tradizionali, soprattutto nelle case costruite diversi decenni fa e nelle abitazioni di montagna.

Dire semplicemente che “i vecchi camini sono vietati in Lombardia” non è corretto, perché la normativa prevede specifiche esclusioni e deroghe.

Tra i casi indicati dalla disciplina regionale figurano, per esempio, caminetti e impianti con potenza al focolare fino a 10 kW utilizzati saltuariamente per scopi ricreativi, oltre ad alcuni impianti storici.

Diventa quindi essenziale capire come viene effettivamente utilizzato il camino. Un piccolo caminetto acceso occasionalmente può rientrare in una situazione normativa diversa rispetto a un apparecchio impiegato quotidianamente come vero sistema di riscaldamento.

Questo non significa però che qualsiasi camino sotto i 10 kW possa essere acceso liberamente in ogni circostanza. Devono essere rispettate tutte le condizioni previste per l’esclusione o la deroga, oltre alle eventuali misure temporanee applicabili durante episodi di elevato inquinamento atmosferico.

Un altro elemento da tenere presente riguarda una deroga che continua a comparire in molte informazioni non aggiornate disponibili online. In passato era prevista la possibilità di mantenere in esercizio, in determinate condizioni, impianti termici civili a biomassa che rappresentavano l’unica fonte di riscaldamento dell’abitazione.

Tale possibilità era però prevista fino al 15 ottobre 2024. Nel 2026 quella scadenza è quindi superata e non bisogna fare affidamento su vecchi articoli che presentano ancora questa disposizione come generalmente applicabile.

Chi possiede un camino molto datato dovrebbe pertanto evitare due conclusioni opposte ma ugualmente sbagliate: pensare che sia sicuramente vietato solo perché vecchio oppure presumere che sia automaticamente utilizzabile perché presente nell’abitazione da decenni.

Età, potenza, certificazione, utilizzo effettivo e caratteristiche dell’impianto devono essere valutati insieme.

Stufe a pellet e nuove installazioni: le regole da conoscere

Le limitazioni lombarde non riguardano soltanto le classiche stufe a legna. Anche chi utilizza una stufa a pellet deve rispettare specifici requisiti, sia per quanto riguarda il generatore sia per il combustibile impiegato.

Per gli apparecchi a pellet destinati al riscaldamento domestico con potenza termica nominale inferiore a 35 kW è previsto l’utilizzo di pellet di qualità certificata in classe A1, con la necessità di conservare la documentazione utile a dimostrarne la conformità.

La qualità del combustibile è importante perché la quantità di emissioni prodotte durante la combustione non dipende esclusivamente dalla tecnologia della stufa. Incidono anche il combustibile utilizzato, la corretta gestione dell’apparecchio e la manutenzione.

La combustione domestica della biomassa legnosa rappresenta infatti una sorgente rilevante di particolato, soprattutto quando vengono utilizzati apparecchi datati e poco efficienti. Per questo la strategia regionale ha progressivamente favorito generatori con prestazioni ambientali migliori.

Per una nuova installazione, tuttavia, non bisogna fermarsi alla semplice indicazione “4 stelle”. Le disposizioni introdotte negli ultimi anni prevedono ulteriori requisiti in determinate situazioni, legati anche alla quota altimetrica del Comune e ai valori di emissione delle polveri.

Chi sta progettando la sostituzione della propria stufa dovrebbe quindi evitare di acquistare l’apparecchio basandosi soltanto sul prezzo o sulle stelle indicate nella scheda commerciale.

La verifica deve essere effettuata prima dell’installazione, considerando le caratteristiche dell’edificio e del Comune, il generatore che viene sostituito e la tipologia del nuovo impianto.

Va ricordato inoltre che la corretta manutenzione della canna fumaria non è soltanto una questione di efficienza: contribuisce alla sicurezza e al buon funzionamento dell’impianto.

Sanzioni e controlli: quanto può costare utilizzare una stufa vietata

Utilizzare un generatore a biomassa in violazione delle disposizioni regionali può comportare conseguenze economiche significative.

La disciplina lombarda prevede infatti sanzioni da 500 a 5.000 euro in caso di inosservanza delle disposizioni previste per gli impianti.

Questo è un motivo in più per evitare di utilizzare una vecchia stufa della quale non si conoscono classe ambientale e caratteristiche tecniche. L’assenza della documentazione non dovrebbe essere interpretata come una sorta di autorizzazione automatica all’utilizzo.

Al contrario, soprattutto quando si tratta di apparecchi molto vecchi, è consigliabile recuperare marca, modello e dati tecnici e verificare la relativa certificazione.

Oltre alle limitazioni permanenti esistono poi le misure temporanee per il miglioramento della qualità dell’aria, applicate durante il semestre invernale quando si verificano determinate condizioni di accumulo degli inquinanti.

Quando scattano queste misure possono essere introdotte limitazioni ulteriori all’utilizzo dei generatori a biomassa, che si aggiungono alle regole permanenti.

In pratica, un apparecchio normalmente utilizzabile potrebbe essere interessato da restrizioni temporanee durante un episodio particolarmente critico per la qualità dell’aria. Per questo, durante l’autunno e l’inverno, chi utilizza frequentemente legna o pellet dovrebbe verificare anche l’eventuale attivazione delle misure temporanee nel proprio territorio.

Cosa cambia dal 15 ottobre 2026 per gli impianti a biomassa

Il 15 ottobre 2026 rappresenta una data importante nella normativa lombarda, ma bisogna chiarire bene cosa cambia per evitare allarmismi.

Da questa data entrano infatti in applicazione nuovi requisiti emissivi e impiantistici per gli impianti termici civili alimentati a biomassa con potenza termica al focolare superiore a 35 kW.

La novità non equivale quindi a un nuovo divieto generalizzato che dal 15 ottobre rende improvvisamente illegali tutte le normali stufe domestiche. Il provvedimento riguarda una specifica categoria di impianti e introduce requisiti differenziati per installazione ed esercizio.

Per gli utenti domestici è importante soprattutto capire che il quadro normativo sulle biomasse sta diventando progressivamente più articolato e che potenza, emissioni e caratteristiche tecniche dell’impianto hanno un peso sempre maggiore.

Sono inoltre previste ulteriori disposizioni con decorrenza successiva. Per determinate caldaie a biomassa con potenza termica al focolare inferiore o uguale a 35 kW sono stati approvati nuovi requisiti con applicazione dal 15 ottobre 2027.

Chi deve sostituire un impianto nel 2026 o sta progettando un intervento di ristrutturazione dovrebbe quindi valutare non soltanto le condizioni attualmente necessarie per l’installazione, ma anche la tipologia precisa dell’apparecchio scelto.

Per un normale proprietario di casa la soluzione più semplice rimane partire dalla documentazione tecnica: classe ambientale, potenza al focolare, emissioni certificate, data di installazione e caratteristiche del combustibile sono le informazioni essenziali da recuperare.

Come capire se il proprio camino è a norma nel 2026

Per capire se una stufa o un camino possono essere utilizzati in Lombardia nel 2026, non è sufficiente guardare l’età dell’apparecchio.

Il primo controllo riguarda la classe ambientale. Come regola generale, i generatori appartenenti alle classi 0, 1 e 2 stelle non possono essere utilizzati, mentre per le nuove installazioni è richiesto almeno il livello previsto dalla normativa regionale, fermo restando il rispetto degli ulteriori requisiti applicabili al singolo intervento.

Successivamente bisogna verificare potenza e tipologia dell’apparecchio, perché alcuni caminetti fino a 10 kW utilizzati occasionalmente per finalità ricreative possono rientrare nelle esclusioni previste.

Occorre poi controllare l’eventuale presenza di condizioni particolari relative al Comune, alla quota altimetrica, alle emissioni e alla sostituzione di un precedente impianto.

Nel caso delle stufe a pellet bisogna ricordare anche l’obbligo del pellet certificato A1 nei casi previsti. Durante il semestre invernale è inoltre importante verificare l’eventuale attivazione delle misure temporanee contro l’inquinamento, che possono rendere più severe le limitazioni.

La conclusione più importante è semplice: un vecchio camino non è automaticamente vietato, ma nemmeno automaticamente autorizzato solo perché è sempre stato utilizzato.

Prima di riaccendere un apparecchio rimasto fermo per anni conviene recuperare tutta la documentazione disponibile e, quando la classe ambientale o le caratteristiche non sono identificabili con certezza, rivolgersi a un tecnico qualificato.

Camino e stufa

Una verifica preventiva permette non soltanto di evitare possibili sanzioni, ma anche di utilizzare l’impianto in condizioni migliori di efficienza e sicurezza.

Conoscere la classe della propria stufa o del proprio camino prima di accenderlo è quindi il primo passo per capire se l’impianto rispetta le regole in Lombardia nel 2026.

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