Borgo sommerso – Digapoli: il villaggio nato per costruire la diga di Cancano
Negli anni ’50 del Novecento, nel pieno della fase di sviluppo industriale dell’Italia del dopoguerra, vennero realizzate numerose grandi opere infrastrutturali destinate a cambiare radicalmente il territorio. Tra queste spicca la costruzione della diga di Cancano, un’imponente struttura progettata per la produzione di energia idroelettrica e per la gestione delle risorse idriche nelle Alpi lombarde. In questo contesto nacque Digapoli, un piccolo villaggio costruito ai piedi della diga per ospitare gli operai impegnati nei lavori.
Il villaggio sorse nella zona di Cancano, in Alta Valtellina, un’area alpina oggi famosa per i suoi spettacolari paesaggi naturali, i laghi artificiali e le numerose attività turistiche. Tuttavia, negli anni in cui venne costruita la diga, il territorio aveva un aspetto molto diverso. La valle era caratterizzata principalmente da pascoli di montagna, piccoli insediamenti rurali e strade alpine poco sviluppate.
Per realizzare un’opera così grande e complessa era necessario organizzare un cantiere permanente, capace di ospitare centinaia di lavoratori provenienti da diverse zone d’Italia. Fu proprio per questo motivo che venne creato Digapoli: un villaggio progettato per offrire alloggi, servizi e spazi di vita quotidiana agli operai e ai tecnici impegnati nella costruzione della diga.
Digapoli non era semplicemente un accampamento temporaneo. Al contrario, il borgo sommerso rappresentava una vera e propria piccola comunità, composta da edifici abitativi, strutture di servizio e spazi comuni. Qui vivevano operai specializzati, muratori, tecnici e ingegneri che lavoravano ogni giorno alla realizzazione dell’infrastruttura idroelettrica.
Le condizioni di lavoro erano spesso difficili. Costruire una diga in un ambiente alpino significava affrontare inverni rigidi, condizioni climatiche severe e lavori fisicamente molto impegnativi. Nonostante ciò, il villaggio era animato da una forte solidarietà tra i lavoratori, che condividevano non solo la fatica del lavoro ma anche i momenti di riposo e socialità.
La vita a Digapoli seguiva il ritmo del cantiere. Durante il giorno gli operai lavoravano alla costruzione della diga, mentre la sera il villaggio diventava un luogo di incontro e condivisione, dove si creavano amicizie e legami tra persone provenienti da regioni diverse.
Per alcuni anni Digapoli rappresentò quindi il cuore umano e operativo della costruzione della diga di Cancano. Tuttavia, il destino del villaggio era già segnato sin dalla sua nascita. Essendo stato costruito proprio nella zona destinata a diventare il bacino dell’invaso, Digapoli era destinato a scomparire una volta completata la diga e riempito il lago artificiale.
Quando il villaggio scomparve: Digapoli sotto le acque del lago di Cancano
Con il completamento della diga e l’inizio del riempimento dell’invaso, il paesaggio della valle cambiò radicalmente. L’acqua iniziò lentamente a salire, trasformando l’antica valle alpina in quello che oggi conosciamo come il lago di Cancano, uno dei più grandi bacini artificiali delle Alpi italiane.
Questo processo segnò anche la fine di Digapoli. Il villaggio, costruito ai piedi della diga per supportare i lavori, si trovava infatti proprio nell’area destinata a essere sommersa dalle acque del nuovo lago. Quando il livello dell’acqua iniziò ad aumentare, le abitazioni e le strutture del villaggio vennero progressivamente abbandonate.
Gli operai che avevano vissuto per anni in quel luogo dovettero lasciare Digapoli, portando con sé ricordi, esperienze e storie legate a quel periodo intenso della loro vita. Poco dopo, gli edifici iniziarono a sparire sotto la superficie dell’acqua, segnando la scomparsa definitiva del villaggio.
Oggi Digapoli esiste ancora, ma solo sotto le acque del lago di Cancano. I resti del villaggio sono nascosti sul fondale del bacino artificiale, dove giacciono le fondamenta degli edifici e alcune strutture costruite negli anni del cantiere.
In alcune occasioni particolari, quando il livello dell’acqua del lago viene abbassato per motivi di manutenzione o gestione dell’invaso, alcune parti del villaggio possono riemergere. In questi momenti è possibile scorgere resti di muri, fondamenta e tracce delle costruzioni che un tempo ospitavano gli operai.
Queste apparizioni temporanee trasformano l’area in una sorta di testimonianza storica riemersa dal passato, capace di affascinare visitatori, escursionisti e appassionati di storia locale. Camminare tra quei resti significa immaginare come fosse la vita nel villaggio negli anni ’50, quando la zona era animata dal lavoro e dall’attività del grande cantiere.
Oggi il lago di Cancano è considerato uno dei luoghi più suggestivi della Valtellina, frequentato da turisti, ciclisti ed escursionisti che percorrono la famosa strada panoramica dei laghi. Pochi però sanno che sotto le acque tranquille del lago si nasconde la storia di Digapoli.
Borgo sommerso
Il borgo sommerso rappresenta infatti una memoria silenziosa della trasformazione del territorio alpino, avvenuta grazie alla costruzione delle grandi opere idroelettriche del Novecento. Digapoli non è solo un villaggio perduto, ma il simbolo di un periodo in cui lavoro, ingegneria e sacrificio umano contribuirono alla crescita energetica e industriale del paese.
Ancora oggi, quando i resti riemergono dalle acque, Digapoli torna per un attimo a raccontare la sua storia. Una storia fatta di operai, fatica, vita di montagna e di un villaggio che, dopo aver svolto il suo compito, è stato lentamente restituito alla natura e sommerso dal lago.













