Mercoledì 18 maggio 2022

L’amaro dello Stelvio strizza l’occhio alla Valchiavenna e al Gigiat

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Non è passato inosservato in valle il nuovo spot dell’Amaro Braulio “Essenza del tempo”.
Se ormai non sono rimasti in molti a credere ancora che sia realizzato con le erbe raccolte, magari a mano, sulle pendici del Monte Braulio, il filmato promozionale ha toccato vette inesplorate della comunicazione.
Sia chiaro, nessun dubbio sulla bontà dell’amaro, in particolare nella versione riserva, ma si tratta di un prodotto industriale. Anche se invecchia in botti di rovere di Slavonia per 15 mesi, si parla di due milioni di bottiglie. Roba da desertificare i prati della Magnifica Terra se avesse un reale legame produttivo (gli ingredienti per intenderci) con il territorio. A parte il fatto, non da poco, che la produzione continua ad avvenire negli stabilimenti Peloni a Bormio.
Però l’Amaro dello Stelvio che viene promosso non solo con l’immancabile cartina del Monte Braulio, ma anche usando come location la Val Masino e le cascate dell’Acquafraggia ha destato scandalo. “Che ci azzecca” lo Stelvio con la Valchiavenna e il Gigiat?
Un po’ come le recenti strategie comunicative seguite da Levissima e Rigamonti questi accostamenti lasciano l’amaro in bocca ai nostalgici dei tempi che furono. Ma questo è quello che richiede, evidentemente, il mercato.
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