20 lire valore – Le vecchie 20 lire che molti hanno dimenticato
Per molti italiani le vecchie 20 lire sono poco più di un ricordo. Una monetina leggera, dal caratteristico colore dorato, che poteva facilmente finire sul fondo di un cassetto, in un salvadanaio oppure in una scatola insieme alle altre lire rimaste dopo l’arrivo dell’euro.
Eppure proprio queste piccole monete sono tornate a suscitare interesse tra collezionisti e appassionati di numismatica. Il motivo è semplice: non tutte le 20 lire sono uguali e alcune annate o particolari varianti possono risultare decisamente più interessanti rispetto alle comunissime monete che hanno circolato per decenni.
Le celebri 20 lire “Quercia” della Repubblica Italiana entrarono nella normale circolazione nel 1957 e continuarono, con alcune interruzioni e modifiche, fino agli ultimi anni della lira.
Il loro disegno è facilmente riconoscibile. Sul dritto compare una testa femminile rivolta verso sinistra, circondata dalla scritta “REPVBBLICA ITALIANA”, mentre sul rovescio troviamo il valore L.20, il segno della Zecca di Roma e soprattutto il caratteristico ramo di quercia che ha dato alla moneta il nome con cui è conosciuta dai collezionisti.
Moneta da 50 lire: valore, anni rari e come riconoscere quelle che valgono di più
Il modello fu realizzato dall’incisore Pietro Giampaoli e le normali monete hanno un peso di circa 3,6 grammi e un diametro leggermente superiore ai 21 millimetri. Anche alcuni dettagli tecnici cambiarono nel corso degli anni, elemento che può essere importante quando si cerca di identificare correttamente una determinata emissione.
Ma attenzione: possedere una vecchia 20 lire non significa automaticamente avere una moneta da centinaia o migliaia di euro.
Perché alcune 20 lire valgono più di altre
La maggior parte delle 20 lire fu prodotta in quantità molto elevate. Nel 1957, per esempio, furono coniati oltre 60 milioni di esemplari, mentre nel 1958 la produzione superò addirittura gli 80 milioni di pezzi.
Numeri così elevati spiegano perché una normale moneta di queste annate, soprattutto quando presenta evidenti segni di circolazione, generalmente non raggiunga cifre particolarmente importanti.
La situazione diventa però più interessante quando si incontrano annate meno comuni, prove di conio, varianti oppure monete conservate in condizioni eccezionali.
Hai ancora monete da 1 e 2 lire? Quali sono quelle da controllare
Uno degli elementi fondamentali per stabilire il valore è infatti lo stato di conservazione. Due monete apparentemente identiche, con la stessa data, possono avere quotazioni molto differenti semplicemente perché una è stata utilizzata per anni mentre l’altra ha conservato quasi perfettamente la superficie originale.
Per questo motivo è importante non prendere come riferimento il primo annuncio trovato online. Una moneta proposta su internet a 500 o 1.000 euro non vale necessariamente quella cifra.
Il prezzo richiesto da un venditore e il valore effettivamente riconosciuto dal mercato sono due cose molto diverse. Per avere un’indicazione più attendibile è preferibile osservare le aggiudicazioni delle aste numismatiche, soprattutto quando riguardano esemplari con caratteristiche e conservazione simili.
La prima cosa da fare quando si trovano delle vecchie 20 lire è quindi molto semplice: controllare attentamente la data riportata sulla moneta.
Valore 20 lire del 1956: attenzione agli esemplari di prova
Tra le date che attirano maggiormente l’attenzione troviamo il 1956. In questo caso, però, bisogna evitare un equivoco molto frequente.
Il 1956 è legato alle emissioni di prova precedenti alla normale circolazione delle 20 lire Quercia. Gli esemplari autentici di questa tipologia possono presentare la scritta “PROVA” e sono molto differenti, dal punto di vista collezionistico, rispetto alle normali monete prodotte successivamente per la circolazione.
Proprio la rarità di queste prove può portare a valutazioni considerevoli. In determinate condizioni, un esemplare autentico può raggiungere diverse centinaia di euro e, nelle situazioni migliori, le quotazioni riportate da alcuni cataloghi possono arrivare intorno o oltre i 1.000 euro.
Questo non significa, però, che qualsiasi moneta apparentemente datata 1956 abbia automaticamente un valore elevato.
Quando si entra nel campo delle monete rare e delle prove di conio, autenticità e conservazione diventano fondamentali. Per questo un eventuale esemplare interessante dovrebbe essere sottoposto al giudizio di un numismatico professionista, evitando conclusioni basate esclusivamente sul confronto con qualche fotografia trovata online.
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Valore 20 lire del 1957 e le varianti da osservare
Un’altra annata particolarmente conosciuta dagli appassionati è il 1957, anno della prima emissione ordinaria delle 20 lire Quercia destinate alla circolazione.
Come abbiamo visto, la tiratura fu molto elevata e quindi la normale 20 lire del 1957 non è automaticamente rara. Esistono però alcune varianti che possono risultare più interessanti.
Tra quelle conosciute dai collezionisti troviamo differenze legate alla forma di alcuni elementi del disegno, compreso il numero 7 della data e il cosiddetto “gambo largo”.
Sono particolari apparentemente insignificanti per chi non conosce la numismatica, ma possono diventare importanti quando si cerca di classificare correttamente una moneta.
Bisogna comunque mantenere una certa prudenza. Piccole differenze causate dall’usura, da colpi o dalla normale circolazione possono essere facilmente scambiate per errori di conio o varianti rare.
Se una 20 lire del 1957 presenta qualcosa di insolito, quindi, conviene conservarla e farla controllare prima di attribuirle una valutazione importante.
La 20 lire del 1959 è una delle più interessanti
Tra le monete da controllare con maggiore attenzione troviamo sicuramente la 20 lire del 1959.
La ragione principale è la tiratura. Furono prodotti circa 4 milioni di esemplari, una quantità nettamente inferiore rispetto agli oltre 60 milioni del 1957 e agli oltre 80 milioni del 1958.
Questa differenza rende il 1959 decisamente più interessante dal punto di vista collezionistico.
Anche in questo caso, però, non basta leggere “1959” sulla moneta per avere automaticamente un piccolo tesoro. Il valore dipende enormemente dalla conservazione.
Un esemplare che ha circolato a lungo, con graffi, colpi e dettagli consumati, può avere un valore molto diverso rispetto a una moneta perfettamente conservata.
Gli esemplari migliori possono raggiungere diverse decine di euro e, in determinate condizioni e secondo alcune quotazioni, superare anche la soglia dei 100 euro.
Il mercato delle aste dimostra però che le cifre possono variare sensibilmente. Esemplari classificati in ottima conservazione possono essere aggiudicati a prezzi differenti a seconda dell’asta, della qualità effettiva della moneta e dell’interesse dei compratori presenti in quel momento.
Per questo motivo la 20 lire del 1959 merita sicuramente di essere conservata e controllata, soprattutto quando appare particolarmente brillante e poco utilizzata.
Lo stato di conservazione può cambiare completamente il prezzo
Quando si parla del valore delle vecchie lire, uno degli aspetti più sottovalutati è proprio la conservazione della moneta.
Nel mondo della numismatica vengono utilizzate diverse classificazioni. Tra le più conosciute troviamo BB, SPL e FDC.
Una moneta in BB, Bellissimo, presenta normalmente evidenti segni di circolazione, pur mantenendo leggibili i principali dettagli.
Una moneta SPL, Splendido, conserva invece dettagli decisamente migliori e mostra un’usura più contenuta.
Infine troviamo il famoso FDC, Fior di Conio, utilizzato per indicare esemplari che non hanno praticamente circolato e che conservano caratteristiche molto vicine a quelle presenti al momento della coniazione.
Ed è proprio qui che possono nascere differenze enormi di prezzo. La stessa annata può valere poco se molto consumata e diventare decisamente più interessante se conservata in condizioni eccezionali.
Hai trovato delle vecchie 20 lire? Non pulirle
C’è poi un errore che può compromettere il valore di una moneta potenzialmente interessante: pulirla per farla sembrare nuova.
Quando si trova una vecchia moneta annerita o leggermente ossidata, la tentazione di utilizzare detergenti, bicarbonato, limone, prodotti per metalli o altre sostanze può essere forte.
In numismatica, però, una pulizia aggressiva può provocare micrograffi e alterazioni della superficie originale, riducendo notevolmente l’interesse della moneta per un collezionista.
Una moneta antica o vecchia non deve necessariamente apparire lucida per essere preziosa. Al contrario, una superficie originale ben conservata può essere molto più apprezzata rispetto a una moneta artificialmente lucidata.
Se quindi trovate una 20 lire apparentemente rara, la scelta migliore è semplicemente conservarla con attenzione, evitando qualsiasi intervento improvvisato.
Quanto possono valere davvero le vecchie 20 lire?
Arriviamo quindi alla domanda più importante: quanto valgono le vecchie 20 lire?
Non esiste una cifra valida per tutte. Gli esemplari comuni e molto circolati possono avere un valore numismatico estremamente contenuto. Le annate meno comuni, le varianti e soprattutto le monete in conservazione elevata possono invece raggiungere decine o centinaia di euro.
Casi particolarmente rari, come determinate prove di conio, possono spingersi ancora più in alto.
Bisogna quindi diffidare da affermazioni come “questa 20 lire vale 1.000 euro” senza specificare anno, variante, autenticità e conservazione.
Il valore di una moneta nasce dall’insieme di tutti questi elementi, non semplicemente dal fatto che sia vecchia.
20 lire valore – Se avete ancora un barattolo, un salvadanaio o una scatola piena di vecchie lire, può quindi valere la pena controllarle una per una. Tra le date delle 20 lire da osservare con particolare attenzione troviamo soprattutto 1956, 1957 e 1959, senza dimenticare eventuali varianti e anomalie delle altre emissioni.
Non è detto che nel cassetto si nasconda una fortuna, ma quella piccola moneta dorata dimenticata da anni potrebbe comunque essere molto più interessante dei suoi originari 20 lire di valore nominale.











