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Auto diesel usata solo in città: cosa può succedere al motore nel tempo

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Diesel uso città – Perché usare un diesel solo in città può diventare un problema

Comprare un’auto diesel e utilizzarla prevalentemente per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola, fare la spesa o percorrere pochi chilometri alla volta può sembrare del tutto normale. Se l’auto parte regolarmente, consuma poco e non mostra spie sul cruscotto, apparentemente non c’è nulla di cui preoccuparsi.

Il problema può emergere nel lungo periodo. Molti motori diesel moderni non sono particolarmente adatti a una successione continua di tragitti molto brevi, soprattutto quando il motore viene spento prima di aver raggiunto pienamente la temperatura di esercizio.

Questo non significa che un diesel utilizzato in città sia destinato inevitabilmente a rompersi. La differenza è soprattutto nel tipo di utilizzo: percorrere 20 o 30 chilometri consecutivi in ambiente urbano è molto diverso dal fare continuamente spostamenti di appena 2, 3 o 5 chilometri.

In quest’ultimo scenario il motore passa una parte significativa della propria vita nella fase di riscaldamento. Anche il sistema di scarico può faticare a raggiungere e mantenere le temperature necessarie al corretto funzionamento dei moderni dispositivi antinquinamento.

Ed è proprio qui che entra in gioco uno dei componenti più importanti e discussi dei diesel moderni: il filtro antiparticolato.

Il DPF può essere il primo a risentirne

Il DPF, o filtro antiparticolato, ha il compito di catturare una parte delle particelle prodotte dalla combustione del gasolio. Queste particelle non possono però continuare ad accumularsi indefinitamente all’interno del filtro.

Periodicamente il sistema deve effettuare una rigenerazione, durante la quale la temperatura dei gas di scarico viene portata a livelli sufficienti per eliminare una parte della fuliggine accumulata.

Durante un utilizzo caratterizzato da percorsi più lunghi, il veicolo può trovare più facilmente le condizioni necessarie per portare a termine il processo. Nei tragitti urbani brevissimi, invece, le cose possono complicarsi.

Immaginiamo un automobilista che percorre quattro chilometri per arrivare al lavoro e spegne immediatamente l’auto. Qualche ora dopo percorre altri quattro chilometri per tornare a casa.

Se questo comportamento viene ripetuto praticamente ogni giorno, una rigenerazione avviata dalla centralina può essere interrotta dallo spegnimento del motore.

Interrompere occasionalmente una rigenerazione non significa automaticamente danneggiare il veicolo. Il problema può presentarsi quando la situazione diventa abituale e il sistema fatica ripetutamente a completare il processo.

Con il passare del tempo la quantità di fuliggine presente nel filtro può aumentare e la vettura può tentare di effettuare rigenerazioni più frequentemente.

I segnali di una rigenerazione in corso

Una delle difficoltà è che il conducente non sempre si accorge immediatamente che il DPF sta effettuando una rigenerazione.

Il comportamento cambia da modello a modello, ma in alcune vetture possono comparire piccoli segnali. Si potrebbe notare, per esempio, un aumento momentaneo dei consumi, un regime del minimo leggermente più elevato oppure un comportamento differente del motore.

Un altro indizio può essere la ventola di raffreddamento che continua a funzionare anche quando le condizioni esterne apparentemente non lo richiederebbero.

In alcuni casi possono cambiare anche il rumore del motore e l’odore proveniente dallo scarico.

Nessuno di questi sintomi, preso singolarmente, permette però di stabilire con certezza che sia in corso una rigenerazione. Ogni automobile utilizza strategie differenti, quindi è sempre opportuno consultare il manuale del proprio modello.

Se ci si accorge frequentemente di interrompere le rigenerazioni, vale la pena prestare maggiore attenzione all’utilizzo della vettura.

Cosa succede quando il filtro antiparticolato si intasa

Se il DPF continua ad accumulare particolato senza riuscire a rigenerarsi correttamente, prima o poi la centralina può rilevare un livello di saturazione eccessivo.

A quel punto può comparire sul quadro strumenti una spia relativa al filtro antiparticolato oppure, a seconda del veicolo e del problema riscontrato, la classica spia di avaria motore.

In determinate situazioni la vettura può inoltre ridurre le prestazioni per proteggere il sistema.

Quando il problema è ancora in una fase gestibile, il costruttore può prevedere una specifica procedura di guida per favorire il completamento della rigenerazione.

Se invece il filtro ha raggiunto un livello di saturazione elevato, fare semplicemente un giro in autostrada potrebbe non essere sufficiente.

In queste circostanze può diventare necessaria una diagnosi in officina. A seconda delle condizioni del DPF, il professionista potrà valutare una rigenerazione controllata, una pulizia oppure altri interventi.

Nei casi peggiori si può arrivare alla sostituzione del filtro antiparticolato, con una spesa potenzialmente importante.

Non c’è soltanto il DPF: attenzione alla valvola EGR

Il filtro antiparticolato non è l’unico componente da tenere sotto osservazione quando un diesel viene utilizzato prevalentemente in ambiente urbano.

Un altro elemento importante è la valvola EGR, componente utilizzato per ricircolare una parte dei gas di scarico con l’obiettivo di ridurre determinate emissioni.

Nel corso del tempo fuliggine e depositi carboniosi possono accumularsi nel circuito EGR e nell’aspirazione.

Un utilizzo caratterizzato da frequenti tragitti brevi e particolari condizioni operative può contribuire alla formazione di depositi.

Quando l’EGR diventa molto sporca oppure presenta un malfunzionamento, il conducente potrebbe notare diversi sintomi.

A seconda del motore possono comparire perdita di potenza, funzionamento irregolare, esitazioni durante l’accelerazione, fumosità anomala o accensione della spia motore.

Naturalmente questi sintomi possono avere molte altre cause. Per questo motivo una diagnosi professionale rimane fondamentale.

Un diesel con pochi chilometri non è sempre quello messo meglio

C’è poi un aspetto particolarmente importante per chi sta valutando l’acquisto di un’auto diesel usata.

Il chilometraggio non racconta necessariamente tutta la storia.

Un diesel con 120.000 chilometri percorsi prevalentemente su autostrade e strade extraurbane può aver avuto una vita molto diversa da un esemplare con 60.000 chilometri accumulati attraverso migliaia di spostamenti brevissimi.

Questo non significa che l’auto con più chilometri sia automaticamente migliore. Significa semplicemente che il modo in cui sono stati percorsi quei chilometri è importante quanto il numero visualizzato sul contachilometri.

Due vetture identiche, con lo stesso motore e la stessa età, possono quindi trovarsi in condizioni molto differenti.

Quando si compra un diesel usato vale la pena verificare non soltanto i chilometri, ma anche la manutenzione effettuata, l’eventuale presenza di problemi al DPF e all’EGR e, quando possibile, il precedente tipo di utilizzo della vettura.

Rigenerazioni interrotte e olio motore: cosa può accadere

Esiste un altro fenomeno meno conosciuto che può interessare alcuni motori diesel dotati di filtro antiparticolato.

Per favorire la rigenerazione del DPF, la gestione elettronica del motore può modificare la strategia di iniezione. Il funzionamento preciso cambia in base al propulsore e alla tecnologia utilizzata dal costruttore.

Su alcuni motori, in determinate condizioni, una parte del carburante può contribuire alla diluizione dell’olio motore.

Il fenomeno può diventare più rilevante quando le rigenerazioni vengono ripetutamente interrotte e successivamente riavviate.

L’olio motore svolge un ruolo fondamentale nella lubrificazione e nella protezione delle parti meccaniche. Una contaminazione eccessiva con carburante può quindi alterarne le caratteristiche.

Per questo motivo è importante non trascurare il controllo periodico del livello dell’olio.

Il livello dell’olio aumenta? È un segnale da controllare

Normalmente siamo abituati a preoccuparci quando il livello dell’olio scende. Su alcuni diesel può però verificarsi anche la situazione opposta.

Se una quantità significativa di carburante finisce nel lubrificante, il livello dell’olio può apparentemente aumentare.

Un livello superiore al massimo non significa automaticamente che la causa siano le rigenerazioni del DPF, quindi è importante evitare diagnosi fai-da-te.

Se però si nota che il livello cresce senza una spiegazione evidente, soprattutto su un diesel utilizzato continuamente per tragitti brevi, è consigliabile far controllare l’auto da un professionista.

Continuare a utilizzare normalmente il veicolo ignorando un’anomalia dell’olio non è una buona idea.

Il controllo periodico dell’astina, quando previsto dal veicolo, rimane quindi una piccola abitudine che può aiutare a individuare tempestivamente eventuali anomalie.

Anche i continui avviamenti a freddo hanno il loro peso

Un diesel utilizzato esclusivamente per spostamenti molto brevi trascorre una parte importante della propria vita con il motore ancora in fase di riscaldamento.

Pensiamo alla differenza tra due automobilisti che percorrono entrambi 10.000 chilometri all’anno.

Il primo accende l’auto e percorre regolarmente 50 chilometri consecutivi. Il secondo accumula la stessa distanza attraverso migliaia di tragitti di pochi chilometri.

Il chilometraggio annuale è identico, ma le condizioni nelle quali lavorano i due motori sono molto diverse.

Olio, liquido refrigerante, sistema di scarico e altri componenti hanno bisogno di tempo per raggiungere le rispettive temperature di funzionamento.

Ecco perché l’affermazione secondo cui “un diesel deve fare molti chilometri” è soltanto parzialmente corretta.

Conta moltissimo come vengono percorsi quei chilometri.

I sintomi da non ignorare

Chi utilizza un diesel prevalentemente in città dovrebbe imparare a riconoscere eventuali cambiamenti nel comportamento dell’automobile.

Tra i segnali che meritano attenzione troviamo innanzitutto l’accensione della spia DPF o della spia motore.

Anche rigenerazioni apparentemente sempre più frequenti, aumento significativo dei consumi, perdita di potenza e funzionamento irregolare meritano un controllo.

Possono essere interessanti anche altri segnali, come ventola frequentemente attiva dopo aver parcheggiato, minimo insolito o variazioni anomale del livello dell’olio.

Non significa che ogni volta che compare uno di questi fenomeni il filtro antiparticolato sia intasato.

Proprio perché le possibili cause sono numerose, una diagnosi elettronica può essere molto più utile di qualsiasi tentativo casuale di risolvere il problema.

Basta andare in autostrada per pulire il DPF?

È probabilmente uno dei consigli più diffusi: se il filtro antiparticolato dà problemi, basta andare in autostrada e “tirare” il motore.

La realtà è più complessa.

Il DPF ha effettivamente bisogno di determinate condizioni per effettuare correttamente la rigenerazione, ma non esiste una velocità o un regime motore universale valido per tutte le auto diesel.

Le strategie utilizzate possono cambiare considerevolmente da un costruttore all’altro e persino tra motorizzazioni differenti dello stesso marchio.

Per questo motivo bisogna fare riferimento alle indicazioni specifiche riportate dal produttore dell’automobile.

Se il DPF è già eccessivamente saturo oppure sono presenti determinate anomalie, percorrere semplicemente qualche chilometro ad alto regime potrebbe non risolvere nulla.

E guidare aggressivamente non è sinonimo di corretta rigenerazione.

Come ridurre i problemi se si possiede già un diesel

Chi possiede già un’auto diesel e la utilizza spesso in città non deve necessariamente pensare di cambiarla.

La prima regola è rispettare scrupolosamente la manutenzione prevista dal costruttore.

Particolare attenzione va riservata all’olio motore, che deve rispettare le specifiche richieste per quella determinata motorizzazione.

È inoltre utile controllarne periodicamente il livello e non ignorare eventuali spie o cambiamenti evidenti nel comportamento dell’auto.

Quando possibile, effettuare anche percorsi sufficientemente lunghi da consentire al motore di raggiungere pienamente la temperatura di esercizio può essere più favorevole rispetto a un utilizzo costituito esclusivamente da spostamenti di pochi minuti.

Questo non significa dover guidare velocemente o portare inutilmente il motore ad alti regimi.

L’obiettivo è semplicemente evitare, quando possibile, che la vettura trascorra tutta la propria vita passando da un avviamento a freddo a un altro.

Se fai soltanto pochi chilometri al giorno, il diesel conviene davvero?

La questione diventa ancora più interessante per chi deve acquistare una nuova automobile.

Se si sa già che la vettura verrà utilizzata quasi esclusivamente per tragitti cittadini molto brevi, vale la pena valutare attentamente se il diesel rappresenti davvero la scelta più coerente.

A seconda delle esigenze, un’auto a benzina, una full hybrid oppure un’elettrica possono adattarsi meglio a determinati utilizzi prevalentemente urbani.

Naturalmente non esiste una motorizzazione perfetta per tutti.

Bisogna considerare chilometraggio annuale, lunghezza dei singoli tragitti, possibilità di ricarica, budget, tipo di strade percorse e frequenza degli eventuali viaggi più lunghi.

Il punto fondamentale è evitare di scegliere la motorizzazione considerando soltanto il consumo dichiarato o il prezzo del carburante.

Il vero problema non è la città, ma come viene utilizzata l’auto

Alla fine, dire semplicemente che “il diesel non va bene in città” è troppo generico.

Un automobilista può utilizzare quotidianamente un diesel in ambiente urbano percorrendo tragitti abbastanza lunghi da consentire al motore di raggiungere le corrette condizioni operative.

Un altro può percorrere pochissimi chilometri alla volta, spegnendo continuamente il motore ancora freddo.

Sono due utilizzi completamente differenti.

La combinazione potenzialmente più problematica è quella formata da tragitti molto brevi, frequenti avviamenti a freddo e rigenerazioni del filtro antiparticolato che vengono ripetutamente interrotte.

Nel corso degli anni questo tipo di utilizzo può contribuire alla comparsa di problemi al DPF, alla valvola EGR e al sistema di aspirazione, oltre a rendere più importante il controllo delle condizioni dell’olio motore.

Per chi utilizza già un diesel prevalentemente in città, quindi, la parola chiave è attenzione: manutenzione corretta, rispetto delle indicazioni del costruttore e intervento tempestivo quando compaiono anomalie possono fare una grande differenza.

E soprattutto, quando arriva il momento di comprare la prossima automobile, conviene partire da una domanda molto semplice: quanti chilometri percorro davvero ogni volta che accendo il motore?

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