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Stufa a legna, attenzione alle regole in Lombardia: cosa verificare prima di accenderla

Stufe legna Lombardia 2026

Stufe legna Lombardia 2026 – Con l’arrivo del freddo e l’inizio della stagione del riscaldamento, in Lombardia tornano al centro dell’attenzione le regole per l’utilizzo delle stufe a legna, dei caminetti e degli impianti a pellet. Non tutti gli apparecchi possono essere accesi liberamente e, prima di mettere in funzione una vecchia stufa, è importante verificare alcuni requisiti fondamentali. Le disposizioni regionali prevedono infatti limitazioni legate alla classe ambientale, obblighi di manutenzione e divieti temporanei durante i periodi di maggiore inquinamento atmosferico. Chi non rispetta le norme rischia sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 5.000 euro. Le regole riguardano tutto il territorio lombardo, anche se alcune restrizioni aggiuntive possono essere attivate nelle singole province in base alla qualità dell’aria. Vediamo quindi cosa bisogna controllare prima di accendere una stufa a legna nell’autunno e nell’inverno 2026-2027.

Stufe a legna in Lombardia: quali apparecchi si possono utilizzare nel 2026

La prima cosa da sapere è che in Lombardia non tutte le stufe a legna possono essere utilizzate, indipendentemente dal fatto che siano ancora funzionanti o che siano state installate molti anni fa. La Regione ha introdotto specifiche limitazioni per ridurre le emissioni di polveri sottili, particolarmente problematiche durante i mesi autunnali e invernali. Le restrizioni sono legate soprattutto alla classe ambientale dell’apparecchio, identificata attraverso un sistema di certificazione che assegna da una a cinque stelle in base alle prestazioni emissive. Più elevato è il numero di stelle, migliori sono generalmente le caratteristiche ambientali del generatore di calore. Dal 1° gennaio 2020, su tutto il territorio lombardo, è vietato utilizzare per il riscaldamento ordinario gli apparecchi appartenenti alle classi 0, 1 e 2 stelle, salvo le esclusioni e le deroghe espressamente previste dalla normativa. Questo significa che una vecchia stufa, anche se perfettamente funzionante, potrebbe non essere più utilizzabile legalmente. Per quanto riguarda invece le nuove installazioni, è richiesto un apparecchio con almeno 4 stelle, fermo restando il rispetto degli ulteriori requisiti tecnici applicabili.

Una stufa certificata 3 stelle può ancora essere utilizzata in condizioni ordinarie, ma bisogna prestare particolare attenzione ai provvedimenti temporanei contro l’inquinamento atmosferico. Quando vengono attivate le misure di primo livello, infatti, l’utilizzo dei generatori fino a 3 stelle compresi viene vietato, se nell’abitazione è presente un sistema di riscaldamento alternativo. In presenza di misure di secondo livello, il divieto può estendersi anche agli apparecchi 4 stelle, sempre alle condizioni previste dalle disposizioni regionali. È quindi sbagliato pensare che il possesso di una stufa relativamente recente garantisca automaticamente la possibilità di accenderla in qualsiasi momento. Prima di utilizzarla è necessario controllare sia la classificazione ambientale sia l’eventuale presenza di limitazioni straordinarie.

Per conoscere il numero di stelle del proprio apparecchio è possibile consultare la documentazione tecnica, il certificato ambientale o le informazioni fornite dal produttore. Se non si dispone più dei documenti originali, può essere utile recuperare il modello esatto e contattare l’azienda costruttrice. Non bisogna invece attribuire una classe ambientale alla stufa basandosi semplicemente sull’anno di acquisto o sull’aspetto esteriore. La classificazione deve essere documentata secondo i criteri previsti dal decreto ministeriale 186/2017. Un ulteriore aspetto da considerare riguarda gli apparecchi utilizzati occasionalmente per finalità ricreative e alcune particolari categorie di impianti, per i quali la normativa regionale contempla specifiche esclusioni o deroghe. Queste eccezioni non devono però essere considerate un’autorizzazione generale ad accendere qualsiasi vecchio camino, perché l’applicabilità dipende dalle caratteristiche dell’impianto e dalle condizioni effettive di utilizzo.

Divieti temporanei e qualità dell’aria: quando non si può accendere la stufa

Uno degli aspetti più importanti per chi utilizza una stufa a legna in Lombardia riguarda le limitazioni temporanee introdotte per contrastare l’accumulo di polveri sottili nell’atmosfera. Durante la stagione fredda, soprattutto nelle aree della Pianura Padana, le condizioni meteorologiche possono favorire il ristagno degli inquinanti, rendendo necessario adottare misure aggiuntive rispetto ai divieti permanenti. Per la stagione 2026-2027, il periodo di applicazione delle misure temporanee va dal 1° ottobre 2026 al 31 marzo 2027. Le disposizioni sono state aggiornate dalla Regione con la deliberazione n. 5613 del 12 gennaio 2026 e prevedono due livelli di intervento, collegati alla concentrazione di PM10 nell’aria. Il primo livello viene attivato quando si verificano le condizioni previste per il superamento del limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo per almeno due giorni; il secondo livello interviene nelle situazioni più persistenti, dopo almeno sette giorni di superamento, secondo le procedure regionali di verifica.

Durante le misure di primo livello non è consentito utilizzare stufe e caminetti fino a 3 stelle comprese, quando è disponibile un impianto di riscaldamento alternativo. Con l’attivazione delle misure di secondo livello, la limitazione si estende anche ai generatori classificati 4 stelle, nelle medesime condizioni. Si tratta di una distinzione fondamentale, perché un apparecchio che può essere utilizzato normalmente potrebbe essere temporaneamente soggetto a divieto. Le misure riguardano i Comuni del territorio provinciale interessato dall’attivazione, senza limitarsi necessariamente alle città più grandi. Per questo motivo, anche chi abita in un piccolo paese deve prestare attenzione agli aggiornamenti sulla qualità dell’aria.

Prima di accendere la stufa è quindi consigliabile consultare il portale regionale INFOARIA Lombardia, che permette di verificare l’eventuale attivazione delle limitazioni temporanee. Il servizio consente anche di ricevere notifiche dedicate, evitando di dover controllare continuamente la situazione. Non basta verificare le regole una sola volta all’inizio dell’inverno, perché i provvedimenti possono cambiare nel corso della stagione in base all’andamento dell’inquinamento atmosferico. È importante ricordare, inoltre, che la presenza di un sistema alternativo di riscaldamento può incidere sull’applicazione dei divieti temporanei, mentre le limitazioni permanenti continuano a essere valide indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. Chi possiede una stufa a legna dovrebbe quindi considerare il controllo della qualità dell’aria una normale precauzione prima dell’accensione, proprio come la verifica della legna disponibile o della corretta manutenzione dell’impianto.

Manutenzione, canna fumaria e controlli: cosa verificare per evitare problemi

Oltre alla classe ambientale e ai divieti legati all’inquinamento, un altro elemento fondamentale riguarda la manutenzione della stufa a legna e la pulizia della canna fumaria. Prima di riaccendere un apparecchio rimasto inutilizzato durante la primavera e l’estate, è importante verificare che l’impianto sia in condizioni adeguate e che il sistema di evacuazione dei fumi funzioni correttamente. Una canna fumaria ostruita, sporca o deteriorata può compromettere la combustione, aumentare le emissioni e provocare situazioni pericolose, tra cui incendi e possibili accumuli di monossido di carbonio negli ambienti domestici. Per questo motivo la manutenzione non deve essere considerata soltanto un adempimento burocratico, ma un intervento necessario per la sicurezza dell’abitazione.

La normativa lombarda prevede controlli periodici degli impianti alimentati a biomassa, con scadenze che dipendono dalla potenza termica nominale al focolare. Per gli apparecchi fino a 10 kW, la periodicità minima del rapporto di controllo di efficienza energetica è di quattro anni; per quelli con potenza superiore a 10 kW e fino a 15 kW è di due anni, mentre per gli impianti oltre 15 kW è annuale. Queste scadenze non devono essere confuse con la frequenza delle operazioni di manutenzione eventualmente prescritta dal produttore o dall’installatore. Se le istruzioni tecniche richiedono interventi più frequenti per motivi di sicurezza, il proprietario o il responsabile dell’impianto deve rispettare tali indicazioni. È quindi utile conservare il libretto dell’apparecchio, i rapporti di controllo e la documentazione relativa agli interventi effettuati.

Un’attenzione particolare va riservata alla pulizia della canna fumaria. Regione Lombardia raccomanda di effettuarla almeno una volta all’anno oppure ogni quattro tonnellate di biomassa bruciata, oltre che prima degli interventi di controllo dell’efficienza energetica e dell’eventuale manutenzione. La pulizia dovrebbe essere affidata a un operatore competente, in grado di individuare anche eventuali anomalie del sistema di evacuazione dei fumi. Un’altra verifica importante riguarda la registrazione degli interventi nel CURIT, il Catasto Unico Regionale degli Impianti Termici, secondo gli obblighi applicabili. Anche gli spazzacamini sono tenuti a registrare nel sistema regionale le attività di pulizia della canna fumaria. Prima dell’accensione, dunque, conviene controllare la documentazione disponibile e programmare gli interventi eventualmente necessari. Un impianto correttamente mantenuto può funzionare in modo più efficiente, consumare meno combustibile e ridurre il rischio di guasti durante i mesi più freddi.

Multe fino a 5.000 euro: le verifiche da fare prima di accendere la stufa

Chi non rispetta le disposizioni regionali sull’utilizzo degli impianti alimentati a biomassa legnosa può andare incontro a conseguenze economiche importanti. La normativa lombarda prevede infatti, per le violazioni delle specifiche disposizioni regionali, sanzioni amministrative comprese tra 500 e 5.000 euro, secondo quanto stabilito dall’articolo 27, comma 4, della legge regionale n. 24/2006. Questo non significa che ogni irregolarità comporti automaticamente una multa di 5.000 euro, ma che l’importo può variare in relazione alla violazione contestata e alle disposizioni applicabili. I controlli sugli impianti termici vengono effettuati dagli enti competenti: generalmente le Province nei Comuni con meno di 40.000 abitanti e i Comuni con popolazione superiore a tale soglia. È quindi importante non sottovalutare le verifiche, soprattutto quando si utilizza una stufa datata o si è incerti sulla sua classificazione ambientale.

Prima di procedere all’accensione, il primo controllo dovrebbe riguardare il numero di stelle dell’apparecchio. Se la stufa appartiene alle classi 0, 1 o 2 stelle, il suo utilizzo ordinario per il riscaldamento è vietato in Lombardia, salvo specifiche eccezioni previste dalla normativa. Se invece è classificata 3 o 4 stelle, bisogna verificare l’eventuale presenza di limitazioni temporanee legate alla qualità dell’aria. Il secondo controllo riguarda lo stato di manutenzione, con particolare attenzione alla canna fumaria, al corretto tiraggio e alla documentazione degli interventi. Il terzo aspetto è la qualità del combustibile: per le stufe a legna è opportuno utilizzare esclusivamente legna naturale, asciutta e ben stagionata, evitando materiali trattati, verniciati, rifiuti, plastica e altri prodotti non destinati alla combustione domestica. Per gli apparecchi a pellet con potenza termica nominale inferiore a 35 kW, la normativa regionale richiede invece pellet certificato conforme alla classe A1 della norma UNI EN ISO 17225-2, con conservazione della documentazione pertinente.

Un’ulteriore attenzione riguarda le novità normative introdotte nel 2026. Dal 15 ottobre 2026 decorrono nuovi requisiti emissivi e impiantistici per gli impianti termici civili a biomassa con potenza termica al focolare superiore a 35 kW. Per le caldaie a biomassa con potenza fino a 35 kW sono invece previsti ulteriori requisiti a decorrere dal 15 ottobre 2027. È importante distinguere queste disposizioni dalle regole generali sulle stufe domestiche, evitando di interpretare le nuove scadenze come un divieto indiscriminato di accensione di tutti gli apparecchi. Per chi possiede una normale stufa a legna, la verifica più importante resta quindi quella della classe ambientale, insieme al rispetto delle limitazioni temporanee e degli obblighi di manutenzione.

In definitiva, accendere una stufa a legna in Lombardia è ancora possibile, ma non senza controlli. Conoscere le caratteristiche del proprio impianto, rispettare le scadenze di manutenzione e verificare le eventuali restrizioni provinciali permette di affrontare la stagione fredda con maggiore tranquillità. Le regole non servono soltanto a evitare sanzioni: puntano anche a limitare le emissioni nocive e a migliorare la qualità dell’aria. Prima di accendere il primo fuoco dell’inverno, bastano alcune verifiche mirate per capire se la propria stufa può essere utilizzata regolarmente oppure se è necessario intervenire sull’impianto.

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