Stufe a legna in Lombardia –Â Con l’arrivo della stagione fredda, migliaia di famiglie lombarde tornano a utilizzare stufe a legna e caminetti per riscaldare la propria abitazione. Ma attenzione: non tutti gli impianti possono essere accesi liberamente.
Una caratteristica spesso sottovalutata potrebbe rendere vietato l’utilizzo della stufa, anche quando funziona perfettamente. Ecco cosa prevedono le regole in Lombardia per il 2026, quali apparecchi sono interessati e cosa bisogna controllare per evitare sanzioni.
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Stufe a legna in Lombardia: il dettaglio delle stelle che può fare la differenza
Avere una stufa a legna in casa è una scelta ancora molto diffusa, soprattutto nelle abitazioni indipendenti, nelle case di montagna e negli edifici dove il riscaldamento tradizionale viene affiancato da un camino o da una stufa. Il calore della legna, oltre a creare un’atmosfera accogliente, può rappresentare un’importante risorsa durante i mesi più freddi dell’anno. Tuttavia, in Lombardia possedere una stufa perfettamente funzionante non significa necessariamente poterla utilizzare.
Il motivo è legato alle disposizioni regionali per il contenimento dell’inquinamento atmosferico, particolarmente rilevanti in un territorio come quello lombardo, dove durante l’autunno e l’inverno le concentrazioni di polveri sottili possono raggiungere livelli elevati.
Il dettaglio che ogni proprietario dovrebbe verificare riguarda la classe ambientale della stufa, identificata attraverso un sistema di classificazione da una a cinque stelle. Si tratta di un parametro che permette di distinguere gli apparecchi in base alle loro prestazioni ambientali, considerando soprattutto le emissioni prodotte durante la combustione.
In termini semplici, maggiore è il numero di stelle, migliori sono le prestazioni ambientali previste dalla classificazione. Una stufa moderna a cinque stelle, per esempio, rispetta requisiti emissivi più severi rispetto a un vecchio apparecchio classificato con una o due stelle.
La normativa regionale stabilisce che dal 1° gennaio 2020 è vietato utilizzare in Lombardia generatori di calore a biomassa legnosa appartenenti alle classi ambientali 0, 1 e 2 stelle, salvo le esclusioni e le deroghe espressamente previste.
Questo significa che una vecchia stufa installata molti anni fa potrebbe non essere più utilizzabile, anche se apparentemente efficiente, regolarmente pulita e ancora in grado di riscaldare gli ambienti.
Ma c’è un altro aspetto da considerare. Le stufe a tre stelle, generalmente utilizzabili in condizioni ordinarie se conformi alle altre disposizioni, possono essere soggette a limitazioni temporanee durante gli episodi di elevato inquinamento atmosferico. In determinate situazioni, anche gli apparecchi a quattro stelle possono essere interessati dai divieti.
Per questo motivo, prima di accendere la stufa, non basta verificare la presenza della legna o il corretto funzionamento della canna fumaria. È necessario conoscere la classificazione ambientale del proprio apparecchio e controllare se nel territorio siano attive particolari restrizioni.
Un controllo che richiede poco tempo, ma che può evitare problemi, soprattutto quando l’impianto è datato e la documentazione originale non è immediatamente disponibile.
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Stufe a legna in Lombardia – Una delle questioni più importanti per chi utilizza una stufa a legna in Lombardia riguarda la differenza tra divieti permanenti e limitazioni temporanee. Non tutte le restrizioni, infatti, sono valide nelle stesse condizioni e non tutti gli apparecchi sono soggetti alle medesime regole. Alcuni divieti rimangono in vigore durante tutto l’anno, mentre altri vengono attivati soltanto quando la qualità dell’aria peggiora e le concentrazioni di polveri sottili superano determinate soglie.
Per la stagione invernale 2026-2027, le misure temporanee si applicano nel periodo compreso tra il 1° ottobre 2026 e il 31 marzo 2027. Il sistema prevede due livelli di intervento, collegati al superamento del valore giornaliero di riferimento del PM10, pari a 50 microgrammi per metro cubo.
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Il primo livello viene attivato quando il superamento si protrae per almeno due giorni, secondo le procedure regionali di verifica. Il secondo livello interviene invece quando la situazione persiste per almeno sette giorni.
Ma cosa cambia concretamente per chi possiede una stufa?
Con le misure temporanee di primo livello è vietato utilizzare generatori domestici a biomassa legnosa con classe ambientale inferiore a quattro stelle, in presenza di un impianto di riscaldamento alternativo. Questo significa che anche una stufa a tre stelle, normalmente utilizzabile nel rispetto delle altre disposizioni, deve rimanere spenta quando sono attive queste restrizioni e ricorrono le condizioni previste.
La situazione diventa ancora più restrittiva con il secondo livello. In questo caso, il divieto riguarda gli apparecchi con classe ambientale inferiore a cinque stelle, sempre in presenza di un sistema alternativo di riscaldamento.
Di conseguenza, una famiglia che possiede una stufa a quattro stelle e una caldaia a gas potrebbe essere obbligata a non utilizzare la stufa durante i periodi di maggiore criticità ambientale.
È importante sottolineare che le misure temporanee sul riscaldamento interessano tutti i Comuni delle province in cui vengono attivate, non soltanto i grandi centri urbani. Anche chi abita in un piccolo paese deve quindi prestare attenzione agli eventuali provvedimenti.
Non bisogna però confondere l’attivazione delle misure temporanee con un divieto generalizzato di accendere qualsiasi camino. La possibilità di utilizzare un impianto dipende dalla sua classe ambientale, dalle condizioni previste dalla normativa e dall’eventuale presenza di deroghe.
Come scoprire quante stelle ha la tua stufa e quali multe rischi
Stufe a legna in Lombardia – Dopo aver compreso l’importanza della classificazione ambientale, arriva la domanda più pratica: come sapere se la propria stufa è a due, tre, quattro oppure cinque stelle? Non sempre la risposta è immediata, soprattutto quando l’apparecchio è stato installato diversi anni fa, magari dal precedente proprietario dell’abitazione.
Il primo documento da cercare è la certificazione ambientale del generatore, rilasciata secondo i criteri stabiliti dal Decreto Ministeriale 186 del 7 novembre 2017. Questa certificazione permette di identificare la classe ambientale dell’apparecchio e di verificare se rispetta i requisiti richiesti.
Le informazioni possono essere presenti nella documentazione tecnica fornita dal produttore, nei certificati associati al modello o nei documenti conservati al momento dell’installazione.
Se non si dispone più del materiale originale, una soluzione consiste nell’identificare marca e modello della stufa e rivolgersi direttamente al costruttore. L’assenza di una certificazione facilmente reperibile non dimostra automaticamente che l’apparecchio sia vietato, ma rende necessario effettuare ulteriori verifiche prima di utilizzarlo.
Particolare attenzione meritano le stufe molto vecchie, per le quali potrebbe non essere disponibile una classificazione conforme alla normativa più recente. In questi casi, è opportuno rivolgersi a un tecnico qualificato per chiarire la situazione.
Oltre alle stelle, esiste un altro elemento fondamentale: la regolarità della manutenzione dell’impianto e della canna fumaria. La normativa lombarda prevede controlli periodici, con frequenze che dipendono dalla potenza del generatore e dalle indicazioni tecniche applicabili.
La pulizia della canna fumaria è particolarmente importante perché l’accumulo di fuliggine può aumentare il rischio di incendio e compromettere il corretto funzionamento dell’impianto. La Regione raccomanda di effettuarla almeno una volta all’anno oppure ogni quattro tonnellate di biomassa bruciata, rispettando anche le ulteriori prescrizioni previste.
Le attività di manutenzione devono inoltre essere documentate secondo le disposizioni applicabili e registrate nel Catasto Unico Regionale degli Impianti Termici (CURIT).
E le sanzioni? Le violazioni delle disposizioni regionali sugli impianti a biomassa possono comportare multe da 500 a 5.000 euro, in base alla fattispecie contestata.
Esistono comunque specifiche esclusioni e deroghe, tra cui alcuni impianti storici e determinati caminetti utilizzati saltuariamente per finalità ricreative. Queste eccezioni non devono essere considerate automatiche: occorre verificare che il proprio impianto soddisfi effettivamente le condizioni previste.
Cosa fare prima di accendere la stufa nell’inverno 2026-2027
Stufe a legna in Lombardia – Con l’inizio della stagione fredda, chi possiede una stufa a legna dovrebbe dedicare qualche minuto a verificare la situazione del proprio impianto. Il controllo più importante riguarda la classe ambientale, ma per utilizzare il riscaldamento in modo regolare e sicuro è necessario considerare anche la manutenzione, la documentazione e le eventuali restrizioni legate all’inquinamento atmosferico.
Il primo passo consiste nel recuperare i documenti tecnici della stufa e verificare il numero di stelle. Se l’apparecchio appartiene alle classi zero, una o due stelle, il suo utilizzo è generalmente vietato in Lombardia, salvo specifiche deroghe. Se invece appartiene alla classe tre o quattro stelle, bisogna controllare le eventuali limitazioni temporanee prima di accenderlo.
Per gli apparecchi più moderni, classificati a cinque stelle, rimangono comunque fondamentali il rispetto delle condizioni di installazione, le verifiche periodiche e il corretto utilizzo del combustibile.
Un altro aspetto spesso trascurato riguarda proprio la qualità della legna. Utilizzare legna asciutta e ben stagionata permette di ridurre le emissioni e migliorare la combustione. Al contrario, bruciare legna umida favorisce la formazione di fumo e residui, riducendo l’efficienza del riscaldamento.
È inoltre vietato utilizzare la stufa come un inceneritore domestico, bruciando rifiuti, materiali plastici, legno trattato o altri prodotti non consentiti.
Chi utilizza una stufa a pellet deve prestare attenzione anche alla certificazione del combustibile. Per gli impianti interessati dalle disposizioni regionali è previsto l’impiego di pellet certificato di classe A1, secondo la normativa tecnica applicabile.
Prima dell’accensione stagionale è consigliabile verificare anche che la canna fumaria sia stata pulita, che non siano presenti anomalie e che il manutentore abbia effettuato i controlli previsti. Una stufa conforme dal punto di vista ambientale, infatti, deve essere anche sicura sotto il profilo tecnico.
Va ricordato inoltre che dal 15 ottobre 2026 entrano in applicazione nuovi requisiti per determinati impianti civili a biomassa con potenza termica al focolare superiore a 35 kW. Non si tratta di un divieto generalizzato per tutte le stufe domestiche: le nuove disposizioni riguardano specifiche categorie di impianti.
Il messaggio per le famiglie lombarde è quindi chiaro: prima di accendere una vecchia stufa a legna, è fondamentale controllare quante stelle possiede e se nel proprio territorio sono attive limitazioni.
Un apparecchio che ha riscaldato la casa per decenni potrebbe non rispettare più i requisiti ambientali previsti dalla normativa. Verificarlo prima dell’inverno significa evitare possibili sanzioni, utilizzare il riscaldamento in sicurezza e contribuire a ridurre l’inquinamento atmosferico.
In Lombardia, dunque, non è sufficiente che la stufa funzioni: per poterla accendere deve anche rispettare le regole.













