Skilift Cevedale – Sciare d’estate a 3269 metri: lo storico skilift del rifugio Casati sul ghiacciaio del Cevedale
L’impianto si sviluppava lungo il ghiacciaio, in un ambiente spettacolare dominato dalle grandi montagne del massiccio. Una successione di sostegni accompagnava la risalita degli sciatori verso le quote superiori, mentre tutt’intorno si estendevano immense distese di neve e ghiaccio. Durante la stagione estiva, quando nelle vallate alpine dominavano prati verdi e temperature miti, quassù era ancora possibile indossare gli sci e trascorrere intere giornate sulla neve.
Lo skilift del Cevedale rappresentava una forma pionieristica di turismo sciistico d’alta quota, legata a un periodo in cui i ghiacciai alpini offrivano condizioni molto diverse da quelle attuali. La presenza di neve anche nei mesi più caldi rendeva possibile praticare lo sci estivo in un contesto che oggi appare quasi irripetibile.
La valle delle meraviglie in Valtellina
Nonostante il fascino di questa vicenda, non risultano ancora accertati con precisione l’anno di costruzione dello skilift e quello della sua definitiva dismissione. La sua esistenza rimane comunque una testimonianza significativa della storia dello sci sulle montagne lombarde.
Il rifugio Casati, una storia iniziata oltre un secolo fa
La storia dello sci estivo sul Cevedale è strettamente legata a quella del rifugio Gianni Casati, uno dei punti di riferimento più conosciuti dell’alpinismo nel gruppo Ortles-Cevedale. La struttura venne realizzata nel 1922 per iniziativa del CAI di Milano e inaugurata ufficialmente il 9 dicembre 1923. Il rifugio fu dedicato a Gianni Casati, giovane socio del Club Alpino Italiano caduto a Gorizia nel 1916 durante la Prima guerra mondiale.
La sua posizione, al Passo del Cevedale, ne fece rapidamente una base strategica per alpinisti e sciatori diretti verso le grandi cime della zona. Già nel 1932 venne istituita una scuola di sci, segno dell’interesse crescente per le attività invernali e primaverili ad alta quota. Nel 1934, per rispondere all’aumento delle presenze, venne realizzata una seconda struttura, oggi conosciuta come rifugio Guasti.
Da questo straordinario balcone naturale si aprono panorami verso la Val Cedec, la Val Martello e Solda, in un ambiente di alta montagna dove per decenni alpinismo, scialpinismo e sci estivo hanno condiviso gli stessi spazi.
Il vecchio skilift apparteneva proprio a questa stagione di grande entusiasmo per la montagna, quando la possibilità di sciare sui ghiacciai durante l’estate rappresentava una conquista tecnica e turistica.
La scomparsa dello skilift Cevedale e il futuro del rifugio Casati
Oggi lo skilift del Cevedale non esiste più e il paesaggio glaciale che un tempo accoglieva gli sciatori estivi è profondamente cambiato. Il progressivo ritiro dei ghiacciai, l’aumento delle temperature e la trasformazione delle condizioni della neve hanno modificato l’ambiente d’alta quota, rendendo sempre più difficile immaginare attività sciistiche come quelle praticate in passato.
Anche il rifugio Casati sta affrontando una fase particolarmente delicata della sua storia. La degradazione del permafrost, il terreno permanentemente gelato che contribuisce alla stabilità dei versanti, ha provocato problemi strutturali tali da rendere necessaria la chiusura dell’edificio per un importante progetto di ricostruzione. Rimane disponibile il vicino ricovero Guasti, destinato alle emergenze.
Il borgo più ripido della Lombardia
La vicenda dello skilift racconta quindi molto più della semplice scomparsa di un impianto sciistico. È il simbolo di un’epoca in cui lo sci estivo sui ghiacciai alpini rappresentava una straordinaria opportunità sportiva e turistica, ma anche la testimonianza di quanto rapidamente stia cambiando l’ambiente delle nostre montagne.
A oltre 3200 metri, dove un tempo gli sciatori risalivano il ghiacciaio sotto il sole estivo, rimane il ricordo di una stagione irripetibile della storia dello sci alpino. Un passato che merita di essere raccontato e conservato, perché rappresenta una parte importante della memoria delle Alpi e del rapporto tra l’uomo e l’alta montagna.











