Ricerca mineraria Novate Mezzola – NEGATO IL PERMESSO A GANDA GROSSA
Nel mese di luglio 2025, la società Novate Mineraria S.r.l. ha presentato un’istanza per l’ottenimento di un permesso di ricerca mineraria finalizzato a verificare la presenza di materie prime critiche e strategiche, in particolare terre rare (AEE) quali allanite e monazite, oltre al feldspato, all’interno del granito di San Fedelino, in località Ganda Grossa, nel territorio del Comune di Novate Mezzola, la stessa area dove dal 2020 ha presentato anche dei progetti estrattivi di cava.
Trattandosi di un’attività qualificata come di pubblica utilità, Regione Lombardia ha avviato il relativo procedimento, attivando una Conferenza di Servizi alla quale il Comune è stato chiamato a partecipare alle attività e ad esprimere il proprio parere.
In questa sede, il Comune di Novate Mezzola ha svolto un’analisi tecnica approfondita e articolata della documentazione progettuale, arrivando a esprimere un parere negativo motivato che ha affrontato in maniera puntuale tutti gli aspetti principali dell’istanza.
In particolare, il parere ha evidenziato come l’area oggetto di intervento si collochi in un contesto di elevata criticità geomorfologica, con una quasi totalità della superficie interessata ricadente in aree classificate dal Piano di Assetto Idrogeologico come frana attiva o quiescente e comunque in un versante già interessato da fenomeni di caduta massi e dissesto.
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È stato inoltre messo in luce come la proposta presentata non fosse supportata da un adeguato livello di approfondimento tecnico, risultando per diversi aspetti incompleta e contraddittoria, sia nelle modalità operative sia nella definizione concreta delle attività previste.
Il Comune ha evidenziato in modo chiaro la mancanza di una valutazione seria delle condizioni di sicurezza, sottolineando come l’area individuata si collochi in una zona di accumulo e transito dei materiali franati, quindi in una posizione intrinsecamente incompatibile con la presenza di operatori e mezzi.
Ulteriori criticità rilevate hanno riguardato l’accessibilità al sito, basata su una viabilità di fatto incompiuta, priva di collaudo e non idonea a garantire condizioni di sicurezza, oltre all’assenza di una reale necessità localizzativa, considerando che le medesime caratteristiche geologiche risultano presenti anche in aree alternative più accessibili e meno esposte a rischio.
Il parere del Comune ha inoltre evidenziato la debolezza del presupposto minerario alla base dell’istanza, in quanto non supportato da elementi sufficienti a dimostrare la presenza di un giacimento di interesse economico, configurando quindi un interesse minerario ancora del tutto potenziale e non prevalente rispetto agli interessi pubblici già accertati legati alla tutela del territorio e dei cittadini.
All’esito della Conferenza di Servizi e dell’istruttoria complessiva, Regione Lombardia ha quindi formalmente disposto il diniego del rilascio del permesso di ricerca mineraria.







