La Basilica della Madonna di Tirano sorge al crocevia tra l’Italia e la Svizzera, nel luogo dove la Madonna apparve nel lontano 1504.
Rinascimento in Valtellina
Stando alla tradizione, all’alba del 29 settembre 1504 la Madonna apparve al tiranese Mario Omodei promettendo la cessazione della peste, qualora fosse stato costruito un tempio in suo onore nel punto esatto dove era apparsa, vale a dire vicino al ponte della Folla, al di fuori della cinta muraria urbana.
I tiranesi, confortati da una serie di eventi ritenuti miracolosi, subito si attivarono e in data 25 marzo 1505, nel corso di una solenne cerimonia, fu posta la prima pietra dell’edificio, ai piedi della medioevale chiesetta di Santa Perpetua.
La chiesa di San Rocco a Madonna di Tirano
Il Santuario a tre navate a croce latina è il più bell’esempio del Rinascimento in Valtellina.
Ricco fino all’esuberanza di stucchi e sculture, conserva, all’interno, un colossale organo, preziosa opera di intaglio iniziata nel 1608 del bresciano Giuseppe Bulgarini e completata nel 1638 dal milanese G.B. Salmoiraghi. In virtù della sua posizione è da sempre meta di fedeli provenienti da tutta l’Europa.
Madonna di Tirano
Papa Pio XII, nel 1946, proclamò la Beata Vergine di Tirano “speciale patrona celeste di tutta la Valtellina”.
l santuario della Madonna di Tirano si ritiene sia stato costruito subito dopo l’apparizione della Beata Vergine Maria a Mario Omodei, cittadino tiranese, il 29 settembre 1504 . Inizialmente una cappella di legno sul luogo dell’apparizione e poi subito la splendida costruzione, raro esempio di puro stile rinascimentale lombardo, che nel 1513 era già terminato nelle parti essenziali. Fu consacrato ad opera finita nel 1528. Le maestranze intervenute sono soprattutto i fratelli Giacomo e Tomaso Rodari, di origine ticinese, che avevano già operato, oltre che in Ticino, al duomo di Como, nella parrocchiale di Ponte in Valtellina e stavano lavorando al santuario mariano dell’Assunta in Morbegno. Insieme a loro, autori del progetto e di molte sculture che lo caratterizzano e lo definiscono, anche Alessandro della Scala, fine scultore che ha scolpito il portale maggiore e alcune opere interne.







