I funghi velenosi rappresentano uno dei rischi più seri legati alla raccolta spontanea nei boschi. Alcune specie provocano semplicemente disturbi gastrointestinali, mentre altre contengono tossine capaci di danneggiare gravemente fegato, reni e sistema nervoso, arrivando nei casi più severi a provocare la morte.
Funghi, quando non mangiarli: i segnali da non ignorare prima di portarli a tavola
Il problema è che alcuni dei funghi più pericolosi possono essere confusi con specie commestibili e i sintomi dell’avvelenamento possono comparire parecchie ore, o persino giorni, dopo il consumo. Per questo motivo non bisogna mai stabilire la commestibilità di un fungo soltanto attraverso fotografie, applicazioni o metodi popolari. In caso di dubbi, la soluzione più sicura è far controllare i funghi raccolti da un micologo qualificato.
Amanita phalloides: uno dei funghi più letali
Tra i funghi più velenosi troviamo sicuramente l’Amanita phalloides, conosciuta anche come tignosa verdognola. È particolarmente pericolosa per la presenza delle amatossine, sostanze in grado di provocare danni gravissimi soprattutto al fegato. Una delle caratteristiche più insidiose dell’intossicazione è il ritardo con cui possono manifestarsi i primi sintomi. Dopo diverse ore dal consumo possono comparire vomito, diarrea intensa e dolori addominali. Successivamente può verificarsi un miglioramento apparente, mentre il danno epatico continua a progredire. Nei casi più gravi può svilupparsi una severa insufficienza epatica, che può rendere necessario il trapianto di fegato. Inoltre, le amatossine sono resistenti ai normali metodi di preparazione: la cottura non rende sicura un’Amanita phalloides.
Amanita virosa e Amanita verna
Altre specie estremamente pericolose sono Amanita virosa e Amanita verna, anch’esse associate alle amatossine. Si tratta di funghi dall’aspetto prevalentemente bianco che possono risultare particolarmente ingannevoli per chi non possiede una conoscenza micologica approfondita. L’intossicazione può seguire un andamento simile a quella provocata dall’Amanita phalloides, con una prima fase caratterizzata da disturbi gastrointestinali e una successiva possibile compromissione del fegato. L’assenza iniziale di sintomi non significa quindi che il pericolo sia passato. È importante ricordare anche che odore, sapore e colore non permettono di stabilire con certezza se un fungo sia commestibile. Allo stesso modo, i tradizionali metodi casalinghi, come controllare l’aglio, l’argento o osservare se il fungo è stato mangiato da lumache e altri animali, non costituiscono test affidabili.
Galerina marginata e le Lepiota velenose
Le dimensioni non sono un indicatore della pericolosità. Galerina marginata, per esempio, è un fungo relativamente piccolo ma può contenere amatossine estremamente pericolose. Cresce frequentemente su materiale legnoso e può essere confusa da raccoglitori inesperti con altri piccoli funghi. Anche alcune specie appartenenti al genere Lepiota, come Lepiota brunneoincarnata, possono contenere amatossine e provocare intossicazioni molto gravi. Questi casi dimostrano perché sia pericoloso affidarsi esclusivamente all’aspetto generale. Non esiste una caratteristica visibile universale che permetta di distinguere tutti i funghi velenosi da quelli commestibili. Alcuni funghi mortali possono apparire del tutto innocui e assomigliare a specie considerate commestibili. L’identificazione deve quindi basarsi sulle caratteristiche specifiche della specie e, quando il fungo è destinato al consumo, è fondamentale evitare qualsiasi improvvisazione.
Cortinarius orellanus: il pericolo per i reni
Non tutti i funghi mortali colpiscono principalmente il fegato. Cortinarius orellanus e specie affini come Cortinarius rubellus contengono una sostanza chiamata orellanina, particolarmente tossica per i reni. La caratteristica più insidiosa dell’intossicazione è che i sintomi possono comparire con notevole ritardo, anche dopo diversi giorni dal pasto. Questo può rendere difficile collegare immediatamente i disturbi al consumo di funghi. L’avvelenamento può evolvere verso una grave insufficienza renale e, nei casi più seri, può essere necessario ricorrere alla dialisi. Alcuni pazienti possono subire danni renali permanenti. Questi funghi dimostrano perché sentirsi bene nelle ore successive a un pasto non sia sufficiente per escludere un’intossicazione.
Gyromitra e altri funghi velenosi e tossici
Esistono inoltre funghi pericolosi che contengono sostanze differenti dalle amatossine. Alcune specie del genere Gyromitra, per esempio, sono associate alla giromitrina, una sostanza che può provocare disturbi gastrointestinali, neurologici ed epatici. Nel mondo dei funghi esistono infatti numerose sindromi tossiche: alcune interessano soprattutto l’apparato digerente, altre il sistema nervoso, mentre altre ancora possono compromettere fegato, reni o muscoli. Non esiste quindi un unico “veleno dei funghi”. Ogni specie può contenere sostanze differenti e determinare quadri clinici molto diversi. Proprio per questo l’identificazione del fungo eventualmente ingerito può essere estremamente importante per i medici che devono gestire una sospetta intossicazione.
Cosa fare in caso di sospetta intossicazione da funghi velenosi
Se dopo aver mangiato funghi spontanei compaiono vomito, diarrea, forti dolori addominali, confusione o altri sintomi anomali, bisogna rivolgersi rapidamente a un Centro Antiveleni o al Pronto Soccorso. Se si sospetta l’ingestione di un fungo potenzialmente mortale, è importante chiedere assistenza sanitaria anche senza aspettare la comparsa dei sintomi. Quando possibile, è utile conservare avanzi dei funghi e del pasto, perché possono aiutare gli specialisti nell’identificazione. Non bisogna invece ricorrere autonomamente a rimedi casalinghi o provocare il vomito senza indicazioni sanitarie. La prevenzione rimane fondamentale: un fungo selvatico deve essere consumato soltanto quando la sua identificazione è certa.













