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L’Arcĥign, la comandante partigiana Manuela in Valchiavenna

comandante partigiana Manuela

Comandante partigiana Manuela – Il 25 Aprile si avvicina e per questo vogliamo riportarti alla memoria la vicenda di Luisa Manfredi King, una figura che ha intrecciato il proprio destino ai sentieri e alla gente della nostra valle.

Il forte che sparò solo alla fine della guerra

Nata nel 1906 in una famiglia borghese e pianista di talento, Luisa scelse di aderire alla lotta partigiana con il nome di Manuela, diventando comandante di distaccamento nelle Brigate Garibaldi in Bassa Valtellina.

Nell’ottobre 1944 venne assegnata alla 90ª Brigata in Valchiavenna.

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Durante il trasferimento a piedi nella neve alta, attraverso la Val dei Ratti e la Val Codera, giunse a Verceia stremata, con i piedi congelati e la febbre alta. Aiutata dai compagni, riuscì ad attraversare il fiume Mera e trovò un primo rifugio in una baita sopra Samolaco.

Poiché le sue condizioni peggioravano di giorno in giorno, il partigiano Tiberio organizzò l’Operazione Ospedale.

Accompagnata a fondovalle, Luisa venne affidata a due ragazze di 16 e 17 anni che la aiutarono a riattraversare il Mera e, risalendo la sponda sinistra orografica, la condussero in una fattoria a Gordona.

Da lì, caricata su un carro trainato da una cavallina, fu trasportata verso Chiavenna.

In vista di un posto di blocco nemico, conscia del rischio mortale, invitò le giovani a scendere per mettersi in salvo, ma ricevette una risposta che ancora oggi tocca il cuore: “Veniamo con te fino alla fine”.

Grazie alla protezione della gordonese Virginia Mazzina, che a proprie spese la fece ricoverare in una camera privata, e alla complicità del professor Serafino Corbetta, fu curata in segreto e dimessa nel novembre 1944.

Riuscì poi a tornare a Milano, rientrando nelle file partigiane con altre mansioni fino alla Liberazione.

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Un dettaglio finale chiude quel cerchio: al suo rientro a Milano, Luisa decise di cambiare il suo nome di battaglia in “Angelica”, e così volle essere chiamata fino alla sua scomparsa, avvenuta a Torino nel 1990.

Proprio sulla sponda sinistra del Mera, in una tra quelle tre fattorie di Gordona che si presume le offrirono rifugio, le ricerche hanno confermato la presenza di una ragazza di 17 anni che si chiamava Angelica.

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