Cos’è la quota fissa in bolletta?
Quando arriva la bolletta dell’acqua, potresti trovare un importo anche se non hai consumato nemmeno un litro. Questo accade perché non esiste la gratuità dell’attivazione: c’è infatti una tassa obbligatoria nota come quota fissa, applicata per la disponibilità del servizio idrico, anche in assenza di consumo.
La quota fissa copre:
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acquedotto (fornitura di acqua potabile),
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fognatura (raccolta acque reflue),
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depurazione (smaltimento e trattamento)
È una voce indipendente dal consumo effettivo: è dovuta anche se non apri mai il rubinetto.
Cosa paghi davvero
Secondo ARERA (delibere 665/2017 e 580/2019), la quota fissa si calcola in euro/anno e viene suddivisa in rate mensili o giornaliere.
In Lombardia, ad esempio, per una famiglia di tre persone si può pagare tra 100 e 150 € all’anno, anche senza consumare acqua.
In caso di utenza non residente (vacanze, seconda casa), può essere conteggiata giornalmente.
Se la bolletta arriva con consumo pari a zero, la voce “quota variabile” sarà 0, ma la quota fissa resta obbligatoria.
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Perché non si può evitare?
La quota fissa serve al gestore per coprire costi di monitoraggio, manutenzione della rete, acquedotto, fognature e depurazione, a prescindere dal consumo domestico.
È quindi una tariffa per la disponibilità del servizio.
Se vuoi evitare questa voce, l’unico modo è sospendere o cessare il contratto, richiedendo la sigillatura o rimozione del contatore.
Attenzione: la riattivazione comporta costi e tempi tecnici (spesso 5 giorni lavorativi) .
E se l’appartamento è sfittato o in condominio?
Anche se non vivi nell’immobile, la quota fissa resta dovuta per il solo fatto che l’utenza è attiva.
In un condominio, i costi fissi vengono ripartiti tra unità, indipendentemente dal consumo individuale.
Inoltre, se il contatore non è presente, le bollette possono essere fatte in base a consumi stimati generici: spesso più alti della realtà.