Villaggio senza strada – Dove si trova Codera e perché è un luogo unico in Italia
Nel cuore della Lombardia, incastonato tra le montagne sopra il Lago di Mezzola, si trova Codera, un piccolo borgo che ha una caratteristica rarissima nel panorama europeo: non è raggiungibile in auto. Non esiste una strada asfaltata che conduca fin qui. L’unico modo per arrivare è a piedi, attraverso un’antica mulattiera che sale ripida dalla località di Novate. Questo dettaglio, che per molti potrebbe sembrare un limite, è in realtà la sua più grande ricchezza.
Codera si trova in Val Codera, una valle laterale della Valchiavenna, nel territorio comunale di Novate Mezzola. La sua posizione domina dall’alto il Lago di Mezzola, non lontano dal Lago di Como, ma rispetto a quest’ultimo rappresenta un mondo completamente diverso: niente traffico, niente turismo di massa, niente caos.
Il villaggio si trova a circa 825 metri di altitudine, immerso in un ambiente alpino autentico. Le case in pietra, i tetti in ardesia, le strette viuzze e i muretti a secco raccontano una storia di resilienza e adattamento. Per secoli, Codera è stato un esempio perfetto di economia di montagna autosufficiente, basata su agricoltura, allevamento e sfruttamento del bosco.
Il paese fermo nel tempo tra le Alpi Retiche
Oggi il borgo conta pochissimi residenti stabili, ma non è un paese fantasma. Al contrario, è un luogo vivo grazie al turismo escursionistico e all’impegno di associazioni che ne preservano l’identità. Proprio l’assenza della strada ha impedito uno sviluppo invasivo, mantenendo intatta la sua anima. Questo lo rende una meta ideale per chi cerca turismo lento, sostenibile e autentico.
Dal punto di vista paesaggistico, la valle offre boschi fitti, ruscelli cristallini, pareti rocciose e un silenzio quasi irreale. Arrivare a Codera significa entrare in una dimensione diversa, dove il tempo sembra rallentare e le priorità cambiano. Non è solo una destinazione geografica: è un’esperienza di ritorno all’essenziale.
La storia di Codera: tra isolamento, emigrazione e rinascita
La storia di Codera è profondamente legata alla sua posizione isolata. Per secoli, l’assenza di una strada carrabile non fu una scelta, ma una condizione naturale. Le comunità alpine vivevano grazie a un equilibrio delicato tra uomo e ambiente. Qui si praticavano agricoltura di sussistenza, allevamento di capre e bovini, produzione di formaggi e sfruttamento dei boschi. La montagna non era un luogo romantico, ma una necessità quotidiana.
Nel corso dell’Ottocento e del Novecento, come in molte aree alpine, iniziò un forte fenomeno di emigrazione. Molti abitanti lasciarono il borgo per cercare lavoro altrove, in Svizzera, nelle grandi città italiane o addirittura oltreoceano. L’isolamento che per secoli aveva garantito autonomia divenne improvvisamente un limite. Senza una strada e senza servizi moderni, la vita quotidiana risultava sempre più difficile.
Negli anni ’50 e ’60 il paese rischiò lo spopolamento totale. Tuttavia, proprio quando sembrava destinato a diventare un borgo abbandonato, iniziò una lenta ma significativa rinascita. Escursionisti, amanti della montagna e appassionati di trekking scoprirono questo luogo fuori dal tempo. La mulattiera, con i suoi gradini in pietra, divenne un simbolo di autenticità.
Negli anni successivi nacquero iniziative per preservare il patrimonio architettonico e culturale. Le case in pietra furono restaurate nel rispetto della tradizione, evitando interventi invasivi. Oggi Codera rappresenta un esempio virtuoso di conservazione del paesaggio alpino. Non è un villaggio trasformato in parco a tema, ma un luogo che ha saputo adattarsi senza snaturarsi.
La mancanza della strada è diventata un elemento identitario. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla connessione costante, Codera rappresenta una forma di resistenza culturale. Qui non si arriva per caso: si arriva perché si sceglie di farlo. E questa scelta cambia completamente il modo in cui si vive il luogo.
La storia di Codera insegna che l’isolamento può trasformarsi in opportunità, se gestito con intelligenza. Oggi il villaggio senza strada è considerato uno dei simboli del turismo responsabile in montagna, un modello per chi desidera valorizzare i territori senza sacrificarli alla logica del consumo rapido.
Come arrivare a Codera e cosa fare: trekking, natura e turismo lento
Raggiungere Codera è parte integrante dell’esperienza. Si parte dal parcheggio di Novate Mezzola e si imbocca la storica mulattiera. Il percorso richiede circa 1 ora e 30 minuti di cammino, con un dislivello di oltre 500 metri. Non è un sentiero tecnico, ma è costantemente in salita. È quindi consigliato avere un minimo di allenamento e scarpe da trekking adeguate.
Questa salita non è solo uno spostamento fisico, ma un vero e proprio rito di passaggio. Gradino dopo gradino, si abbandonano i rumori della civiltà per entrare in un ambiente naturale puro. Il silenzio è interrotto solo dal canto degli uccelli e dal rumore dell’acqua nei torrenti. L’assenza di traffico crea un’atmosfera quasi meditativa.
Una volta arrivati, il tempo sembra fermarsi. A Codera si può pernottare in piccole strutture e rifugi, gustare piatti tipici della tradizione montana e partire per escursioni più impegnative verso l’alta valle, come il Rifugio Brasca o il Lago Brasca. La valle offre percorsi per tutti i livelli, dal semplice trekking panoramico fino agli itinerari per escursionisti esperti.
Le attività principali sono escursionismo, fotografia naturalistica, relax e scoperta culturale. Non troverai locali alla moda o attrazioni artificiali. Qui il vero lusso è il silenzio, l’aria pulita e la lentezza. Codera è la meta ideale per chi vuole disconnettersi per riconnettersi con sé stesso.
Il periodo migliore per visitare il villaggio senza strada va dalla primavera all’autunno, quando i sentieri sono accessibili e il clima è più stabile. In inverno, la neve può rendere il percorso più impegnativo, trasformando l’escursione in un’esperienza ancora più suggestiva ma riservata a chi è preparato.
Villaggio senza strada
In un mondo sempre più urbanizzato, Codera rappresenta un simbolo potente: dimostra che esistono ancora luoghi dove la natura detta il ritmo e l’uomo si adatta, non il contrario. Visitare questo villaggio significa fare una scelta consapevole verso un modo di viaggiare più sostenibile, rispettoso e autentico.










