Stufa a legna in Lombardia – Stufe a legna e caminetti in Lombardia: non tutti possono essere utilizzati liberamente. Ecco cosa controllare prima di accenderli, quali sono i divieti nel 2026 e quando si rischiano multe fino a 5.000 euro.
Stufe a legna in Lombardia: perché non basta avere un camino funzionante per poterlo accendere
Con l’arrivo dei primi freddi, in molte abitazioni lombarde torna un gesto che sa di tradizione: preparare la legna, aprire lo sportello della stufa e accendere il fuoco per riscaldare la casa. Un’abitudine particolarmente diffusa nelle zone montane, nei piccoli centri e nelle abitazioni dove caminetti e stufe rappresentano ancora un importante sistema di riscaldamento. Eppure, nel 2026 possedere una stufa a legna perfettamente funzionante non significa automaticamente poterla utilizzare. Esiste infatti un dettaglio tecnico che può fare la differenza tra un’accensione consentita e una violazione delle disposizioni regionali: la classe ambientale dell’apparecchio, identificata attraverso un numero di stelle.
In Lombardia, le limitazioni all’utilizzo degli impianti alimentati a biomassa legnosa non sono una novità introdotta improvvisamente quest’anno. Le disposizioni sono il risultato di un percorso normativo avviato da tempo per migliorare la qualità dell’aria, soprattutto nelle aree della Pianura Padana, dove le condizioni meteorologiche e geografiche favoriscono l’accumulo degli inquinanti atmosferici. Durante i mesi più freddi, infatti, la combustione della legna può contribuire alla presenza di particolato fine nell’aria, specialmente quando vengono utilizzati apparecchi vecchi, poco efficienti o sottoposti a manutenzione insufficiente.
Il punto fondamentale è che non esiste un divieto generalizzato di utilizzare tutte le stufe a legna in Lombardia. Le regole distinguono gli apparecchi in base alle loro caratteristiche ambientali, alla tipologia di installazione e ad alcune condizioni particolari. Per questo motivo, due famiglie che abitano nello stesso Comune potrebbero trovarsi in situazioni completamente differenti: una potrebbe utilizzare regolarmente la propria stufa, mentre l’altra potrebbe essere obbligata a mantenerla spenta, salvo specifiche deroghe.
La classificazione ambientale è disciplinata dal Decreto Ministeriale 186 del 7 novembre 2017, che stabilisce i criteri per attribuire agli apparecchi alimentati a biomassa una classe di qualità . Il sistema permette di distinguere i generatori più inquinanti da quelli progettati per garantire emissioni inferiori. Più alta è la classe ambientale, migliori sono le prestazioni dell’apparecchio sotto il profilo delle emissioni certificate.
Un altro elemento da non sottovalutare riguarda la differenza tra le limitazioni permanenti e quelle temporanee. Le prime valgono indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, mentre le seconde possono essere attivate quando l’inquinamento raggiunge livelli critici. Di conseguenza, anche una stufa normalmente utilizzabile potrebbe essere soggetta a restrizioni aggiuntive durante particolari episodi di smog.
Per chi vive in Lombardia, quindi, la domanda corretta non è semplicemente se le stufe a legna siano vietate, ma quale classe ambientale possiede il proprio impianto, quali condizioni ne regolano l’utilizzo e se sono attive limitazioni temporanee nel territorio comunale. Conoscere queste informazioni permette di evitare errori, rispettare la normativa e continuare a utilizzare il riscaldamento domestico in maniera più consapevole.
Quante stelle deve avere una stufa a legna in Lombardia nel 2026?
La regola principale da conoscere riguarda la distinzione tra stufe già installate e apparecchi di nuova installazione. Dal 1° gennaio 2020, su tutto il territorio lombardo, è vietato utilizzare generatori a biomassa appartenenti alle classi ambientali 0, 1 e 2 stelle, salvo le esclusioni e le deroghe previste dalla normativa. Gli impianti già esistenti, invece, possono generalmente continuare a funzionare se possiedono una certificazione ambientale di almeno 3 stelle e rispettano gli altri obblighi applicabili. Per installare un nuovo generatore è richiesta una classe ambientale di almeno 4 stelle, oltre al rispetto degli specifici requisiti tecnici ed emissivi.
Questo significa che le stufe a legna con 0, 1 o 2 stelle non possono generalmente essere utilizzate, mentre gli apparecchi a 3 stelle già installati possono continuare a funzionare nel rispetto delle condizioni previste. Le stufe a 4 e 5 stelle garantiscono prestazioni ambientali migliori, ma anche per questi dispositivi è necessario verificare le eventuali restrizioni temporanee.
Attenzione: avere almeno 3 stelle non garantisce di poter accendere la stufa in qualsiasi momento. Tra ottobre e marzo possono essere applicate misure antismog aggiuntive, che dipendono dai livelli di polveri sottili registrati nell’aria.
Con le disposizioni aggiornate nel gennaio 2026, le limitazioni temporanee si articolano in due livelli. Quando scattano le misure di primo livello, in presenza di un impianto di riscaldamento alternativo, viene vietato l’utilizzo dei generatori domestici a biomassa fino a 3 stelle comprese. Con le misure di secondo livello, il divieto si estende anche agli apparecchi a 4 stelle. Questo significa che durante le allerte più severe, chi dispone di un altro sistema di riscaldamento può utilizzare soltanto generatori a 5 stelle, fermo restando il rispetto delle altre condizioni previste.
È quindi importante distinguere tra la possibilità di mantenere in esercizio un apparecchio e il diritto di utilizzarlo in una determinata giornata. Una stufa a 3 stelle regolarmente installata può essere conforme alle limitazioni permanenti, ma non essere utilizzabile quando sono attive misure temporanee di primo livello. Allo stesso modo, una stufa a 4 stelle può essere soggetta a un divieto temporaneo durante un’allerta di secondo livello.
Per evitare errori, prima dell’accensione è opportuno verificare le misure temporanee attivate sul territorio attraverso i canali informativi ufficiali della Regione Lombardia.
Come scoprire se la propria stufa è a norma ed evitare multe fino a 5.000 euro
Chi possiede una vecchia stufa a legna potrebbe non conoscere la classe ambientale dell’apparecchio. Questo succede soprattutto quando il generatore è stato installato molti anni fa, quando la casa è stata acquistata con il sistema di riscaldamento già presente oppure quando non si dispone più della documentazione originale. In queste situazioni, il primo passo è recuperare il certificato ambientale e verificare il numero di stelle attribuito al modello.
La classe ambientale non deve essere confusa con la potenza della stufa, espressa in kilowatt, né con la sua efficienza energetica. Si tratta di caratteristiche differenti. Una stufa potente non è necessariamente meno inquinante, così come un apparecchio apparentemente moderno non può essere considerato automaticamente conforme senza la documentazione prevista. Il certificato ambientale rappresenta quindi un elemento fondamentale per conoscere le prestazioni emissive dichiarate e certificate dal produttore.
Se non si riesce a trovare il documento, è possibile rivolgersi all’azienda costruttrice, indicando marca e modello dell’apparecchio. In alternativa, un manutentore qualificato può aiutare a identificare il generatore e verificare la documentazione disponibile. L’assenza di un certificato non significa automaticamente che sia possibile continuare a utilizzare la stufa, né che si possa attribuirle una classe ambientale sulla base dell’aspetto esteriore.
Un secondo controllo riguarda il libretto d’impianto e la registrazione nel CURIT, il Catasto Unico Regionale degli Impianti Termici. Gli impianti che rientrano nella disciplina regionale devono rispettare gli obblighi di censimento, controllo e manutenzione. Il libretto raccoglie le informazioni tecniche del generatore, gli interventi effettuati e gli elementi necessari per verificarne la regolarità . Se manca, è opportuno rivolgersi a un professionista abilitato per valutare come regolarizzare la situazione.
Esistono inoltre alcune deroghe che meritano particolare attenzione. Per esempio, le disposizioni regionali prevedono specifiche esclusioni per caminetti e impianti con potenza al focolare fino a 10 kW utilizzati saltuariamente per scopi ricreativi, e non per il riscaldamento abituale dell’abitazione. Sono contemplate anche particolari situazioni relative agli impianti storici e alle stufe ad accumulo realizzate secondo determinate norme tecniche. Queste condizioni, tuttavia, non devono essere interpretate come autorizzazioni generiche: occorre verificare che l’impianto possieda effettivamente tutti i requisiti richiesti.
È importante ricordare anche che la precedente possibilità di mantenere in funzione determinati impianti non conformi perché costituivano l’unica fonte di riscaldamento dell’abitazione aveva una scadenza fissata al 15 ottobre 2024. Non bisogna quindi presumere che quella deroga sia ancora applicabile nel 2026.
Le conseguenze economiche di un utilizzo irregolare possono essere significative. La normativa regionale prevede, per le violazioni delle disposizioni richiamate, sanzioni amministrative da 500 a 5.000 euro. I controlli vengono effettuati dalle autorità competenti nell’ambito delle verifiche sugli impianti termici.
Per questo motivo, prima di accendere una vecchia stufa, conviene verificare non soltanto il numero di stelle, ma anche la conformità dell’installazione, la registrazione dell’impianto, la manutenzione e l’eventuale presenza di limitazioni temporanee.
La regola da ricordare prima di accendere la stufa
Il riscaldamento a legna continua a essere una possibilità per molte famiglie lombarde, ma deve rispettare requisiti ambientali e tecnici precisi. Nel 2026, la soglia generale è di almeno 3 stelle per gli apparecchi già installati e di almeno 4 stelle per le nuove installazioni, salvo ulteriori requisiti ed eccezioni. Durante le allerte antismog, invece, possono essere necessarie classi superiori.
Dal 15 ottobre 2026 sono inoltre entrati in applicazione nuovi requisiti emissivi e impiantistici per i generatori a biomassa con potenza termica al focolare superiore a 35 kW. Per le caldaie a biomassa fino a 35 kW, ulteriori disposizioni sono previste dal 15 ottobre 2027.
Il consiglio più importante è semplice: controllare la documentazione della stufa prima di utilizzarla, soprattutto se è vecchia o non se ne conosce la classe ambientale. Una verifica preventiva può evitare sanzioni, contribuire alla sicurezza domestica e ridurre le emissioni inquinanti.
Per gli approfondimenti tecnici e gli obblighi relativi al proprio impianto è possibile consultare le informazioni ufficiali della Regione Lombardia e del Catasto Unico Regionale degli Impianti Termici.
La conclusione è chiara: in Lombardia non conta soltanto avere una stufa funzionante. Conta sapere quante stelle possiede, se è regolarmente installata e se le condizioni del momento consentono di accenderla.










