Pedaggio statale 38 – La strada che tiene insieme la Valtellina: prima di parlare di pedaggio bisogna parlare di alternative
Parlare di un possibile pedaggio sulla Statale 38 dello Stelvio significa affrontare una questione molto più complessa del semplice principio “chi utilizza una strada paga”. In provincia di Sondrio la SS38 non è una strada come tante altre, perché rappresenta di fatto la principale arteria di fondovalle attraverso la quale si muovono ogni giorno lavoratori, studenti, famiglie, mezzi commerciali, trasportatori e turisti. Ed è proprio questo elemento a rendere qualsiasi discussione su un eventuale pagamento particolarmente delicata. Prima ancora di chiedersi quanto dovrebbe costare un pedaggio, infatti, bisognerebbe porsi una domanda molto più semplice: quale alternativa concreta avrebbe un residente della provincia di Sondrio che deve spostarsi quotidianamente lungo la Valtellina? Il territorio stesso rende estremamente complicata la costruzione di una rete stradale paragonabile a quella presente nelle grandi aree di pianura.
Pedaggio statale 38 – La valle si sviluppa longitudinalmente e concentra una parte importante della mobilità lungo pochi assi, con la SS38 che assume inevitabilmente il ruolo di arteria principale. È sufficiente osservare i volumi di traffico per comprenderne l’importanza: le rilevazioni disponibili mostrano flussi nell’ordine delle decine di migliaia di veicoli giornalieri nei punti maggiormente frequentati della statale. Non stiamo quindi parlando soltanto di una strada utilizzata da chi arriva da Milano per trascorrere un weekend sulla neve a Bormio o Livigno, ma di un’infrastruttura che permette alla provincia di funzionare quotidianamente. C’è poi una caratteristica particolare del traffico valtellinese: sulla stessa strada si sovrappongono esigenze completamente differenti.
Dallo Stelvio a Trepalle: i record della provincia di Sondrio tra vette, strade e borghi da primato
Durante la settimana prevalgono gli spostamenti sistematici dei residenti, dei lavoratori e delle attività economiche; nel fine settimana e durante le principali stagioni turistiche si aggiungono migliaia di veicoli provenienti dall’esterno della provincia. Il risultato è facilmente intuibile per chi percorre abitualmente la Statale 38: basta un incidente, un cantiere, un restringimento, una rotatoria congestionata o un improvviso aumento dei flussi per provocare rallentamenti che possono propagarsi per chilometri. Negli ultimi anni sono stati realizzati e programmati interventi importanti, dalla Variante di Morbegno alla Variante di Tirano, passando per il potenziamento di diversi nodi e per i progetti riguardanti l’area di Sondrio. Opere indispensabili che possono progressivamente migliorare la situazione, ma che non modificano il problema fondamentale: per gran parte della Valtellina la mobilità stradale continua a dipendere fortemente dalla SS38. Per questo un eventuale pedaggio non potrebbe essere valutato esclusivamente come strumento per finanziare manutenzione e infrastrutture. Dovrebbe essere analizzato anche dal punto di vista sociale ed economico, distinguendo necessariamente chi utilizza la strada occasionalmente da chi è praticamente obbligato a percorrerla ogni giorno per andare a lavorare, studiare, raggiungere un ospedale, svolgere un’attività professionale o semplicemente spostarsi da un comune all’altro della propria provincia.
Traffico dei lavoratori sulla SS38: il problema quotidiano delle ore di punta
Il traffico della Statale 38 durante i giorni lavorativi presenta caratteristiche completamente diverse rispetto a quello turistico del weekend, anche se i due fenomeni finiscono inevitabilmente per sommarsi in determinati periodi dell’anno. Chi vive in Valtellina conosce bene la situazione: la mattina e nel tardo pomeriggio la SS38 diventa il principale corridoio degli spostamenti casa-lavoro, con migliaia di persone che convergono verso Sondrio, le aree produttive e commerciali del fondovalle oppure si muovono tra i diversi comuni della provincia. Il problema non è soltanto il numero complessivo dei veicoli, ma il fatto che una quantità molto elevata di spostamenti si concentri nelle stesse fasce temporali e attraversi alcuni nodi particolarmente delicati. Il Masterplan della mobilità e dei trasporti della Provincia di Sondrio ha individuato diversi colli di bottiglia lungo la Statale 38, tra cui lo svincolo di Morbegno Est, la zona di Castione Andevenno, la Sassella, l’area del Trippi e altri punti procedendo verso Tirano e l’Alta Valtellina. Sono luoghi che per un automobilista valtellinese non rappresentano semplicemente nomi su una cartina, ma punti nei quali pochi minuti possono trasformarsi rapidamente in lunghe attese quando il volume dei veicoli supera la capacità del nodo stradale.
Pedaggio statale 38 – Prendiamo l’area di Castione Andevenno e Sondrio, dove si sovrappongono traffico di attraversamento, pendolarismo, mezzi diretti alle attività commerciali e industriali e veicoli pesanti. Le rilevazioni ANAS relative al traffico medio giornaliero mostrano quanto sia importante questo asse: nella postazione di Castione Andevenno sulla SS38 sono stati rilevati nel 2024 oltre 20.000 veicoli medi giornalieri. Un numero che permette di capire perché il tema della mobilità non possa essere ridotto alla semplice costruzione di qualche nuova rotatoria. La SS38 svolge contemporaneamente la funzione di strada locale, collegamento provinciale e arteria di accesso alle principali destinazioni turistiche valtellinesi. Ed è proprio questa sovrapposizione di funzioni a creare una delle contraddizioni più evidenti quando si ipotizza un pedaggio. Un lavoratore che percorre la statale due volte al giorno per cinque giorni alla settimana non può essere equiparato al turista che utilizza la stessa infrastruttura poche volte all’anno. Anche un importo apparentemente modesto, moltiplicato per centinaia di transiti annuali, potrebbe trasformarsi in un costo significativo per una famiglia residente. Se si volesse realmente discutere di un sistema a pagamento, diventerebbe quindi essenziale prevedere esenzioni o formule specifiche per residenti, pendolari e attività economiche locali. Ma rimarrebbe comunque una domanda ancora più importante: è corretto introdurre un pedaggio prima di offrire una reale possibilità di scelta? Nelle aree metropolitane un automobilista può spesso scegliere fra autostrada a pagamento, viabilità ordinaria, treno, metropolitana e altri sistemi di trasporto. In una valle alpina la situazione è inevitabilmente differente. Ed è proprio questa peculiarità geografica che dovrebbe essere il punto di partenza di qualsiasi discussione sulla futura gestione della Statale 38.
Weekend e turismo: quando sulla stessa strada arrivano migliaia di automobilisti diretti verso Bormio e Livigno
Pedaggio statale 38 – Se dal lunedì al venerdì il tema principale è rappresentato dagli spostamenti dei lavoratori, durante il weekend cambia completamente la composizione del traffico sulla SS38. La provincia di Sondrio possiede alcune delle destinazioni turistiche alpine più importanti d’Italia: Bormio, Livigno, Santa Caterina Valfurva, Aprica e la Valmalenco attirano ogni anno un’enorme quantità di visitatori e una parte rilevante di questi raggiunge la destinazione utilizzando l’automobile. È un elemento fondamentale perché la conformazione geografica della provincia e la distribuzione delle località turistiche rendono difficile sostituire completamente il trasporto privato con quello ferroviario. Il treno raggiunge il fondovalle fino a Tirano, ma alcune delle maggiori destinazioni dell’Alta Valtellina non dispongono di un collegamento ferroviario diretto. Bormio e Livigno, per esempio, dipendono fortemente dalla mobilità su gomma. Di conseguenza, nei venerdì pomeriggio, nei sabati delle settimane più frequentate e soprattutto durante i rientri domenicali, il traffico turistico si aggiunge a quello locale e può mettere sotto forte pressione l’intero sistema viario. Il problema diventa particolarmente evidente perché la SS38 è sostanzialmente il grande corridoio attraverso il quale questi flussi devono transitare. Non esistono numerose autostrade parallele tra cui distribuire le automobili e le alternative, quando disponibili, non sono sempre adatte a gestire grandi quantità di traffico. La stessa pianificazione provinciale evidenzia come nei periodi di picco turistico possano verificarsi congestioni significative e come la combinazione tra flussi turistici e spostamenti locali produca forti rallentamenti in diversi punti della Valtellina. Qui nasce una possibile argomentazione a favore di un sistema di contribuzione: se una quota rilevante del traffico straordinario è generata dai visitatori e il turismo richiede investimenti continui in infrastrutture, manutenzione e sicurezza, potrebbe avere senso chiedere un contributo a chi utilizza occasionalmente il territorio? È una domanda legittima, ma la risposta non può automaticamente diventare “mettiamo un casello sulla SS38”. Un pedaggio tradizionale rischierebbe infatti di colpire indiscriminatamente residenti, imprese, pendolari e turisti. Una politica moderna della mobilità dovrebbe invece ragionare su sistemi molto più sofisticati: parcheggi di interscambio, trasporto pubblico potenziato nei periodi di maggiore afflusso, collegamenti diretti verso le località turistiche, incentivi all’utilizzo del treno, gestione intelligente dei flussi e, soltanto eventualmente, forme di contribuzione specificamente studiate per il traffico turistico, evitando di trasformare la mobilità quotidiana dei valtellinesi in una nuova tassa. Il turismo è una risorsa fondamentale per l’economia provinciale e non deve essere trattato come un problema. Il vero problema è una rete che deve assorbire nello stesso momento le necessità di chi vive in Valtellina e quelle di migliaia di persone che vogliono raggiungerla.
Pedaggio SS38: far pagare i turisti potrebbe risolvere il traffico oppure sposterebbe soltanto il problema?
L’idea di un pedaggio sulla SS38 diventa quindi interessante soprattutto se utilizzata come provocazione per affrontare un problema più ampio: chi dovrebbe sostenere i costi necessari per rendere accessibile un territorio turistico che durante alcuni periodi dell’anno deve gestire volumi di traffico enormemente superiori alla normale domanda locale? Far pagare indistintamente tutti sarebbe difficilmente comprensibile per chi abita nella provincia di Sondrio. Un residente che ogni mattina deve prendere l’auto per raggiungere il posto di lavoro non sceglie la Statale 38 perché è più comoda rispetto a un’autostrada alternativa: molto spesso utilizza la SS38 semplicemente perché è il collegamento più logico, e in diversi spostamenti sostanzialmente inevitabile. Differente potrebbe essere il ragionamento riguardante il traffico occasionale, soprattutto durante le giornate caratterizzate da fortissima pressione turistica. Ma anche in questo caso il pedaggio, da solo, non eliminerebbe le code. Se diecimila automobilisti sono disposti a pagare qualche euro per raggiungere una località sciistica, sulla strada continuerebbero a circolare diecimila automobili. Un pedaggio può generare risorse economiche, ma non crea automaticamente capacità stradale. Per incidere veramente sulla congestione sarebbe necessario utilizzare quelle risorse per aumentare l’offerta di mobilità alternativa: treni più efficienti, autobus coordinati con gli arrivi ferroviari, navette verso Bormio e Livigno, parcheggi strategici e sistemi capaci di informare gli automobilisti in tempo reale sulle condizioni della rete. Parallelamente rimane fondamentale proseguire con gli interventi infrastrutturali già avviati o programmati. La Variante di Tirano, gli interventi nell’area di Sondrio, il nodo della Sassella, l’eliminazione di passaggi a livello e il progetto di prosecuzione della viabilità veloce verso il capoluogo sono tasselli dello stesso problema: rendere la Valtellina più accessibile senza costringere residenti e visitatori a trascorrere ore in coda.
Pedaggio statale 38
La vera discussione, quindi, non dovrebbe essere semplicemente “pedaggio sì o pedaggio no”, ma quale modello di mobilità vogliamo per la provincia di Sondrio nei prossimi vent’anni. Se un domani venisse realmente presa in considerazione una forma di pagamento, il principio dovrebbe essere molto chiaro: chi vive e lavora in Valtellina non dovrebbe essere penalizzato per utilizzare l’arteria fondamentale del proprio territorio. Eventuali risorse raccolte dal traffico esterno dovrebbero inoltre rimanere sul territorio ed essere vincolate al miglioramento della mobilità provinciale. Perché il paradosso da evitare sarebbe evidente: chiedere soldi agli automobilisti senza eliminare i colli di bottiglia significherebbe semplicemente far pagare per stare in coda. La Valtellina ha bisogno di infrastrutture moderne, trasporto pubblico competitivo e una gestione differenziata dei flussi turistici e pendolari. Solo dopo aver costruito vere alternative avrebbe senso discutere seriamente di eventuali sistemi di contribuzione. Fino ad allora, la SS38 rimane prima di tutto ciò che è sempre stata per chi abita in provincia di Sondrio: non una strada da scegliere, ma la strada che bisogna percorrere.









