Museo civico Bormio
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Museo Civico Bormio
C’è un museo, nel cuore di Bormio, che è un vero e proprio scrigno di storia, arte e ricordi (foto di Alessandro Deriu).
Museo Civico di Bormio
Dal 1962 il Palazzo De Simoni (XVII secolo), nel centro storico di Bormio, ospita il Museo. 27 stanze, alcune delle quali decorate con stucchi ed affreschi di gusto barocco, ospitano gli oggetti suddivisi nelle due sezioni, quella storico-artistica e quella etnografica.
4MILA OGGETTI
Si tratta di una raccolta di oltre 4.000 oggetti che testimoniano la cultura, l’artigianato, il lavoro, il folklore e la vita religiosa nel bormiese.
Esposti mediante ricostruzione ambientale si ritrovano la bottega del falegname e quella del ciabattino.
Museo Civico Bormio
Una piccola cantina ospita gli attrezzi usati nelle diverse fasi della lavorazione del latte, mentre un ampio locale custodisce gli attrezzi usati per la lavorazione dei campi e dei cereali.
Una grande diligenza, che sino al 1915 prestava servizio attraverso il passo dello Stelvio è collocata nel museo insieme con carrozze, calessi e grosse slitte da neve.
Tracce di storia nel centro storico di Bormio
COLLEZIONI
Da non dimenticare sono le collezioni di vecchi sci usati per le diverse discipline.
A testimoniare l’importanza dell’attività tessile femminile, il Museo Civico di Bormio conserva un’interessante raccolta di filatoi, scardassi, arcolai, fusi e un grande telaio.
CIMELI
Una sala ospita cimeli e reperti bellici riferibili alle guerre di indipendenza, e soprattutto alla prima guerra mondiale.
La sezione artistica propone ritratti, dipinti, mobili, affreschi, pale ed ancone d’altare, croci e cassettoni, ferma testimonianza della religiosità e della cultura locale.
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«In testa la Valtolina e la montagna di Bormi. Terribili, piene sempre di neve. Qui nasce Ermellini. A Bormi sono i bagni. Valtolina, come detto, valle circondata da alti terribili monti. Fa vini potentissimi assai, e fa tanto bestiame, che da paesagno è concluso nascervi più latte che vino. Questa è la valle dove passa Adda, la quale corre più che 40 miglia per la Magna.»
(Leonardo da Vinci, Codice Atlantico – C.A. 391 recto)











