Sabato 28 maggio 2022

La storia del parroco di Piuro deportato a Dachau

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Don Giovanni Battista, parroco di S. Abbondio di Piuro, venne deportato al campo di sterminio nazista di Dachau

Secondo prigioniero da destra verso sinistra Don Giovanni Battista Tavasci (1913 – 1978) uno dei pochi sacerdoti della provincia di Sondrio che con Don Camillo Valota fu detenuto nei campi di concentramento tedeschi.

SACERDOTE – Fu ordinato sacerdote nella chiesa di Gordona il 28 luglio del 1935, dove vi rimase come coadiutore del parroco di San Martino fino al 1940. Nell’inverno del 1940 fu nominato parroco di Sant’Abbondio di Piuro. Nel 1941-42, dopo essersi proposto al Vescovo per recarsi al fronte ad assistere i soldati, venne inviato ad Amburgo ad assistere gli operai italiani emigrati in Germania.

IN GUERRA – Nel 1942, nel periodo di guerra, rientrò in parrocchia a Sant’Abbondio dove ospitò e procurò i documenti necessari per la fuga a molti perseguitati. Con l’aggravarsi degli eventi bellici e dopo i fatti del 1943, si intensificò la sua opera di aiuto ai prigionieri e sbandati, essendo la suo parrocchia in prossimità del confine svizzero. Per questo fu segnalato alle autorità militari e dovette e rifugiarsi lui stesso in Svizzera. Rientrò però in Italia per aiutare una famiglia ebrea, che riuscì a far scappare, ma la domenica delle Palme del 1944 venne catturato mentre cercava di ripararsi in Svizzera attraverso il passo della Forcola.

L’ARRESTO – Arrestato a Chiavenna, venne trasferito prima nel carcere di San Donnino a Como e poi nel carcere di San Vittore a Milano. Don Costantino Balatti di Menarola è convocato dal Cardinale Schuster, arcivescovo di Milano, per tentare di impedire la deportazione di don Tavasci, ma neanche il cardinale riesce ad impedire la deportazione.

NEL LAGER – Da Milano fu trasferito poi nel campo di concentramento italiano di Fossoli prima di essere deportato in Germania. Il 21 giugno 1944 partì da Fossoli su un vagone bestiame diretto al campo di concentramento austriaco di Mauthausen dove fu immatricolato con il numero 76601.
In data 29 novembre 1944 venne trasferito dal lager austriaco di Mauthausen a quello tedesco di Dachau, dove vi giunse il 1 dicembre 1944 e fu immatricolato nuovamente con il numero 134399. Quest’ultimo trasferimento avvenne in compagnia vari sacerdoti italiani, tra cui don Giuseppe Elli (Cappellano delle Carceri di Bologna), don Paolo Liggeri di Milano, don Camillo Valota (Parroco di Frontale di Sondalo SO) e don Agostino Vismara (Direttore Opere Missionarie di Bergamo). Nei campi di concentramento di Mauthausen e Dachau, ebbe anche modo di diventare amico di Monsignor Trochta, di Monsignor Beran e, in particolare, di Père Michel Riquet predicatore della chiesa di Notre Dame a Parigi. Come affermava lui, questi sacerdoti “gli avevano salvato la vita facendogli evitare, nell’autunno del 1944, il trasferimento in un campo di sicura eliminazione”.

LA LIBERAZIONE – Dal campo di concentramento di Dachau fece ritorno a piedi dopo la liberazione avvenuta per opera dei soldati americani il 29 aprile 1945. Nel maggio del 1945 ritornò in Italia molto provato dalla prigionia, riprese possesso della sua parrocchia di Sant’Abbondio di Piuro solo nell’autunno dello stesso anno.

CAMBIO DI VITA – Le “sofferenze per le crudeltà, le vessazioni e i terrori subiti durante la prigionia”, insieme al mancato aiuto e sostegno del Vescovo in occasione del sua detenzione a Como e del suo rientro dai campi di concentramento lo spinsero ad abbandonare i voti e il sacerdozio.

ALL’ESTERO – Nel 1955 decise di andarsene da Borgonuovo, lasciando una lettera in cui ringraziava i fedeli per la pazienza e ricordava loro che il sacerdote è un povero uomo ma rappresenta Dio. Andò a Parigi, dove con l’aiuto di Père Michel Riquet predicatore della chiesa di Notre Dame, trovò un lavoro e si ricostruì una vita da laico. Morì nel 1978.
Ricerca di Giuseppe Succetti



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