Curiosità

Non mettere il condizionatore a 20 gradi: la temperatura che raffresca casa senza sprecare energia

Condizionatore 20 gradi

Perché impostare il condizionatore a 20 gradi non significa necessariamente rinfrescare meglio

Quando fuori ci sono 32, 35 o persino più gradi, entrare in casa e impostare immediatamente il condizionatore a 20 °C può sembrare la soluzione più logica. Si pensa che un numero più basso sul telecomando faccia uscire aria molto più fredda e, soprattutto, permetta alla stanza di raffreddarsi più velocemente. In realtà è proprio qui che nasce uno degli errori più comuni nell’utilizzo dell’aria condizionata. Impostare 20 °C non significa necessariamente ottenere più velocemente una temperatura confortevole: significa soprattutto chiedere all’impianto di continuare a lavorare finché l’ambiente non raggiunge un obiettivo molto basso, quando le condizioni e la potenza dell’apparecchio lo consentono. In una giornata particolarmente calda, questo può tradursi in un funzionamento prolungato e in consumi energetici superiori al necessario. Le indicazioni italiane aiutano a capire quale possa essere un riferimento più ragionevole: il Ministero della Salute, nelle raccomandazioni dedicate alle ondate di calore, indica per gli ambienti domestici climatizzati una temperatura di 24-26 °C, mentre nei consigli per affrontare il caldo parla di 25-27 °C con un basso livello di umidità come intervallo generalmente sufficiente a garantire benessere evitando bruschi sbalzi termici.

Condizionatore 20 gradi

Anche ENEA, nella guida alla climatizzazione estiva pubblicata nel 2026, invita a evitare temperature interne eccessivamente basse e sottolinea che spesso il comfort può essere raggiunto mantenendo in casa una temperatura di appena due o tre gradi inferiore rispetto a quella esterna, tenendo naturalmente conto delle condizioni effettive dell’abitazione. Questo significa che non esiste un numero magico valido in ogni situazione, ma soprattutto che 20 °C non dovrebbe essere considerato il valore standard dell’estate. C’è poi una differenza importante tra la temperatura selezionata sul telecomando e quella realmente presente nelle varie zone della casa: esposizione al sole, isolamento, dimensioni della stanza, altezza dei soffitti, posizione dello split, porte aperte e presenza di persone o elettrodomestici possono modificare parecchio il risultato. Per questo la strategia più efficace non è abbassare il termostato il più possibile, ma raggiungere gradualmente una condizione di comfort e mantenerla. Se a 26 °C si sta bene, impostare 20 °C non offre automaticamente un vantaggio: al contrario, può semplicemente costringere l’impianto a inseguire per più tempo una temperatura di cui probabilmente non abbiamo bisogno.

25, 26 o 27 gradi? La temperatura giusta dipende anche dall’umidità

Se bisogna individuare un intervallo pratico da cui partire, 25-27 °C rappresentano un riferimento sensato per moltissime abitazioni, ma la temperatura non è l’unico parametro da osservare. La sensazione di caldo dipende infatti anche dall’umidità relativa, dalla circolazione dell’aria, dall’irraggiamento delle superfici e persino dall’attività che stiamo svolgendo. Due stanze entrambe a 26 °C possono quindi essere percepite in maniera molto diversa. Se l’aria è particolarmente umida, il sudore evapora con maggiore difficoltà e la sensazione può diventare quella tipica delle giornate afose: pelle appiccicosa e caldo apparentemente molto più intenso di quanto suggerisca il termometro. È in queste condizioni che molte persone commettono un errore: abbassano il condizionatore da 26 a 23, poi a 21 e infine a 20 °C, quando parte del problema potrebbe essere affrontato intervenendo sull’umidità. ENEA ricorda infatti che, in presenza di caldo opprimente legato all’umidità, può essere utile la funzione di deumidificazione del climatizzatore. Anche il Ministero della Salute segnala che nelle aree caratterizzate soprattutto da elevata umidità, senza temperature particolarmente alte, può essere sufficiente utilizzare il deumidificatore al posto del condizionatore.

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La conseguenza pratica è interessante: prima di abbassare ancora il termostato, vale la pena controllare temperatura e umidità della stanza. Un piccolo termoigrometro può aiutare a comprendere meglio cosa stia realmente causando il disagio. Un’altra soluzione interessante arriva dalle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: nelle raccomandazioni contro il caldo viene suggerito, quando appropriato, di utilizzare l’aria condizionata con un’impostazione intorno ai 27 °C associandola alla ventilazione, perché il movimento dell’aria può migliorare sensibilmente la percezione di freschezza. Non bisogna però trasformare questi valori in regole assolute: condizioni climatiche, caratteristiche dell’edificio e necessità personali possono richiedere impostazioni differenti. La regola utile da ricordare è un’altra: la temperatura migliore è quella più alta che permette comunque di stare realmente bene. Se l’ambiente è confortevole a 26 o 27 °C, non c’è una ragione energetica per portarlo automaticamente a 20. E nelle giornate estremamente calde diventa ancora più importante evitare fortissimi sbalzi tra interno ed esterno. Passare continuamente da oltre 35 °C all’aperto a una stanza mantenuta intorno ai 20 °C significa creare una differenza termica molto marcata. Meglio puntare su comfort, umidità controllata e raffrescamento graduale, invece di utilizzare il telecomando come se fosse l’acceleratore del climatizzatore.

Il trucco per consumare meno non è spegnerlo continuamente: bisogna impedire al caldo di entrare

La temperatura impostata è soltanto una parte della questione. Se vogliamo raffrescare casa consumando meno, dobbiamo innanzitutto evitare che l’abitazione continui ad accumulare calore mentre il condizionatore cerca di eliminarlo. Immaginiamo una stanza esposta a sud o a ovest nel pieno pomeriggio, con tapparelle completamente alzate e raggi solari che attraversano per ore una grande vetrata. In questa situazione il climatizzatore deve contrastare continuamente l’energia che entra dall’esterno. Abbassare il termostato a 20 °C non risolve la causa: costringe semplicemente l’impianto a lavorare contro un carico termico maggiore. ENEA raccomanda di chiudere persiane e tapparelle o utilizzare sistemi schermanti durante le ore più calde; nella guida 2026 sottolinea che una corretta schermatura delle finestre esposte al sole può ridurre in maniera molto significativa l’ingresso dell’energia solare. Anche il Ministero della Salute consiglia di schermare finestre e vetrate esposte al sole, tenere le finestre chiuse nelle ore più calde e aprirle invece durante la notte e nelle prime ore del mattino, quando l’aria esterna può contribuire a raffreddare naturalmente l’abitazione. Sono accorgimenti apparentemente banali, ma cambiano completamente il lavoro richiesto al climatizzatore. Bisogna inoltre ricordare di tenere porte e finestre chiuse mentre l’aria condizionata è in funzione: lasciare una finestra spalancata significa permettere continuamente l’ingresso di aria calda e, spesso, umida. Altrettanto importante è limitare nelle ore centrali l’utilizzo di apparecchi che producono calore. Forno, piano cottura, asciugacapelli, computer potenti, televisori e altri elettrodomestici possono contribuire ad aumentare il carico termico interno. La strategia efficace diventa quindi molto semplice: bloccare il sole prima che entri, arieggiare nelle ore fresche, chiudere gli ambienti quando il climatizzatore funziona e impostare una temperatura ragionevole. In questo modo l’apparecchio deve rimuovere meno calore e può mantenere più facilmente il comfort. È anche importante che filtri e impianto siano mantenuti secondo le indicazioni del produttore, perché un sistema trascurato può funzionare peggio. Infine, non bisogna aspettarsi che uno split installato in una stanza possa raffreddare perfettamente un’intera abitazione attraversando corridoi, porte e locali lontani: la distribuzione dell’aria e il corretto dimensionamento dell’impianto contano quanto il numero visualizzato sul telecomando.

Quanto si può risparmiare alzando il termostato? La differenza può essere importante

C’è un dato che aiuta a comprendere perché abbassare troppo la temperatura possa diventare costoso. In precedenti simulazioni dedicate alla climatizzazione estiva, ENEA ha stimato che passare da un’impostazione di 26 °C a 28 °C può produrre un risparmio di energia nell’ordine del 25% nelle condizioni considerate dalla simulazione, che comprendevano differenti zone climatiche e caratteristiche delle abitazioni.

Condizionatore 20 gradi – Questo dato non significa che ogni famiglia risparmierà automaticamente il 25% semplicemente premendo due volte il pulsante “+”: il consumo reale dipende da efficienza e dimensionamento del climatizzatore, isolamento dell’edificio, esposizione, temperatura esterna, ore di funzionamento e abitudini domestiche. Dimostra però molto bene un principio: ogni grado richiesto al climatizzatore ha un costo energetico e inseguire temperature inutilmente basse può incidere sensibilmente sui consumi. Ecco perché l’approccio corretto non è chiedersi “quanto freddo riesce a fare il mio condizionatore?”, ma “qual è la temperatura più alta alla quale continuo a sentirmi bene?”. Per molte persone la risposta sarà nell’area dei 25-27 °C, soprattutto quando l’umidità è adeguatamente controllata e l’aria viene distribuita correttamente. In altri casi potrebbe essere necessario regolare diversamente il sistema. Ciò che raramente ha senso è utilizzare 20 °C come impostazione automatica per tutta l’estate, indipendentemente dalle condizioni esterne. C’è inoltre un vantaggio pratico nel mantenere temperature moderate: uscire di casa risulta meno traumatico e si evita di creare un contrasto enorme tra l’ambiente climatizzato e quello esterno. Durante le ondate di calore, naturalmente, l’obiettivo principale resta proteggersi dalle temperature eccessive e mantenere gli ambienti vivibili, soprattutto quando in casa sono presenti persone più vulnerabili al caldo. Per questo non bisogna interpretare il risparmio energetico come un invito a rinunciare al raffrescamento quando è realmente necessario. Il punto è usare il climatizzatore in maniera intelligente, non evitarlo. Prima si limita l’ingresso del calore con tapparelle, persiane e tende; poi si arieggia nelle ore più fresche; si controlla l’umidità; infine si utilizza il climatizzatore con un’impostazione adeguata.

Condizionatore 20 gradi – La conclusione è semplice: per avere una casa fresca non serve necessariamente vedere “20” sul display. Una temperatura intorno ai 25-27 °C, opportunamente adattata alle condizioni della casa e alle esigenze delle persone, può offrire un ottimo comfort con un impiego dell’energia decisamente più razionale. Il vero segreto non è trasformare il soggiorno in una stanza gelida, ma impedire al caldo di entrare e togliere soltanto il calore necessario per stare bene.

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