Abbassare termostato – Spegnere o abbassare il riscaldamento: il dubbio che pesa sulla bolletta (e sull’efficienza della casa)
Quando arriva l’inverno, la domanda è sempre la stessa: conviene spegnere completamente il riscaldamento quando si esce di casa oppure è meglio abbassare la temperatura? È un dubbio più che legittimo, perché la risposta incide direttamente su consumi energetici, comfort domestico e importo della bolletta. Eppure, molte persone commettono un errore che, invece di far risparmiare, fa aumentare i consumi in modo significativo.
Partiamo da un concetto fondamentale: ogni abitazione ha una propria inerzia termica. Questo significa che muri, pavimenti e arredi accumulano calore e lo rilasciano lentamente. Se spegni completamente il riscaldamento per diverse ore, l’intera struttura della casa si raffredda. Quando lo riaccendi, l’impianto dovrà lavorare più intensamente e più a lungo per riportare l’ambiente alla temperatura desiderata. Questo “sforzo extra” può tradursi in picchi di consumo elevati, soprattutto se l’isolamento termico non è ottimale.
Secondo le linee guida sul risparmio energetico e le indicazioni degli enti tecnici nazionali, mantenere una temperatura stabile, anche se leggermente più bassa, è spesso più efficiente rispetto allo spegnimento totale per periodi brevi o medi. Ad esempio, se esci di casa per 4-6 ore, può essere più conveniente abbassare il termostato a 17-18°C invece di spegnere completamente l’impianto.
Il metodo che aumenta il calore percepito dei termosifoni
Attenzione però: la risposta non è universale. Dipende da vari fattori:
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Tipo di impianto (caldaia tradizionale, a condensazione, pompa di calore)
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Isolamento dell’edificio
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Durata dell’assenza
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Zona climatica
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Tipologia di riscaldamento (radiatori, pannelli radianti, fan coil)
Un impianto moderno a condensazione, ad esempio, funziona meglio con cicli prolungati e temperature costanti, mentre un sistema più vecchio potrebbe reagire in modo diverso. Allo stesso modo, una casa ben isolata mantiene il calore più a lungo, rendendo più efficace l’abbassamento rispetto allo spegnimento.
Un altro errore comune? Pensare che riaccendere il riscaldamento “consumi di più” solo perché parte da zero. In realtà, non è l’accensione in sé a consumare, ma il tempo e l’energia necessari per compensare la dispersione termica accumulata durante lo spegnimento.
In sintesi, la scelta tra spegnere o abbassare non è banale. Ma nella maggior parte delle abitazioni moderne, abbassare la temperatura è la strategia più intelligente per contenere i consumi senza sacrificare il comfort.
Cosa succede davvero quando spegni il riscaldamento: fisica, consumi e comfort a confronto
Per capire qual è la scelta più conveniente, dobbiamo entrare un attimo nella fisica del calore. Ogni edificio perde energia attraverso pareti, finestre, tetto e pavimento. Questa perdita si chiama dispersione termica. Quando il riscaldamento è acceso, l’impianto compensa continuamente questa dispersione. Quando lo spegni, la casa inizia a raffreddarsi progressivamente.
Se l’assenza è breve (qualche ora), la casa non ha il tempo di raffreddarsi completamente. In questo caso, abbassare la temperatura di qualche grado riduce i consumi mantenendo una base termica stabile. Al contrario, spegnere tutto comporta un raffreddamento più marcato delle superfici interne. Quando torni e riaccendi, la caldaia deve riportare in temperatura non solo l’aria, ma anche muri, pavimenti e arredi.
Il risultato? Un ciclo di funzionamento più lungo e intenso, spesso alla massima potenza, che può annullare il risparmio ottenuto durante lo spegnimento.
Diverso è il discorso se ti assenti per periodi lunghi, ad esempio un weekend o una settimana. In quel caso, spegnere o impostare la modalità antigelo (circa 12-14°C) diventa la soluzione più efficiente. Tenere la casa a 20°C per giorni senza nessuno dentro è chiaramente uno spreco.
C’è poi il tema del comfort. Le oscillazioni termiche importanti possono creare:
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Sensazione di freddo persistente anche dopo la riaccensione
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Maggiore umidità interna
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Possibile formazione di condensa e muffa
Soprattutto negli edifici poco isolati, spegnere completamente il riscaldamento può favorire il raffreddamento delle pareti perimetrali. Questo aumenta il rischio di umidità e richiede più energia per riportare l’ambiente in condizioni ottimali.
Un capitolo a parte meritano i sistemi a pavimento radiante. In questo caso, spegnere e riaccendere frequentemente è altamente sconsigliato. Questi impianti funzionano per inerzia lenta e continua, e danno il massimo dell’efficienza mantenendo temperature costanti e leggere variazioni programmate.
Abbassare termostato: la vera strategia vincente? Programmare il riscaldamento in modo intelligente, evitando accensioni e spegnimenti drastici e preferendo riduzioni graduali.
La strategia migliore per risparmiare davvero: termostato intelligente e gestione ottimizzata
Se l’obiettivo è ridurre i consumi senza rinunciare al comfort, la soluzione più efficace oggi è affidarsi a un cronotermostato programmabile o a un termostato intelligente. Questi dispositivi permettono di impostare fasce orarie precise, adattare la temperatura in base alla presenza in casa e persino controllare tutto da remoto tramite smartphone.
Un buon compromesso è questo schema:
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20°C quando sei in casa
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17-18°C durante assenze brevi
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Modalità eco o 15-16°C di notte
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Antigelo per assenze prolungate
Ogni grado in meno può comportare un risparmio stimato tra il 5% e il 10% sui consumi annuali. Questo significa che abbassare la temperatura di 2°C può portare a un taglio significativo della bolletta.
Ma non è solo questione di temperatura. Per ottimizzare davvero:
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Sfiata i radiatori periodicamente
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Evita di coprirli con tende o mobili
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Migliora l’isolamento di porte e finestre
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Effettua la manutenzione annuale della caldaia
La combinazione di queste accortezze può fare la differenza tra una casa energivora e una realmente efficiente.
Abbassare termostato
Quindi, qual è l’errore che fa aumentare i consumi? Spegnere il riscaldamento per poche ore pensando di risparmiare, quando invece si costringe l’impianto a lavorare più intensamente al riavvio.
Per assenze brevi conviene abbassare, non spegnere.
Per assenze lunghe conviene spegnere o impostare l’antigelo.












