21 Maggio 2024 12:53

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La storia del Grand Hotel Malenco

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Grand Hotel Malenco

Fonte foto: Lombardiabeniculturali.it e Biblioteca di Chiesa in Valmalenco

Nel 1903 Sondrio perse Francesco Vitali, un pioniere della promozione turistica della città e della Valmalenco come destinazione di alta montagna. Insieme ad Andrea Albonico e all’avvocato Azzo Pesenti, Vitali sviluppò eleganti villette a Chiesa in Valmalenco, armonizzate con l’ambiente naturale. Lavorò per l’arrivo del telegrafo e il miglioramento delle infrastrutture stradali della valle, e aveva in programma anche un progetto ferroviario che avrebbe collegato il capoluogo con l’Engadina passando per Valmalenco.

Nel 1905, Enrico e Mario Vitali continuarono l’opera paterna costruendo il Grand Hotel Malenco alla periferia sud-occidentale di Chiesa, fulcro di un ampio progetto imprenditoriale per attrarre un turismo di élite. L’esterno dell’edificio era rustico e robusto, enfatizzando l’eleganza e la ricchezza degli interni, decorati da Battista Vitali. La sala da pranzo, luminosa e capace di oltre 200 posti con magnifici lampadari, era il gioiello dell’hotel, il cui successo portò alla necessità di ulteriori alberghi e ristoranti per ospitare i visitatori, stimolando l’economia locale.

Dalla metà del XX secolo, la speculazione edilizia più aggressiva soffocò la ricerca di qualità e allontanò i visitatori abituali, riducendo l’hotel a semplici appartamenti, il cui ricordo è svanito nella modernità.

Il Grand Hotel Malenco, agli inizi del ‘900, era una costruzione imponente in pietra, con un equilibrio architettonico che richiamava lo stile liberty e si integrava perfettamente nel contesto naturale.

Gestito da Franco Sampietro, offriva 180 posti letto e impiegava numerosi lavoratori, inclusi quelli stagionali dal lago di Como. Il personale locale contribuiva significativamente, occupandosi delle camere, della cucina e di altre necessità manuali, mentre i dipendenti comaschi si specializzavano in ruoli qualificati.

Tra i primi hotel della Valmalenco

L’hotel era dotato di numerosi servizi: bar, caffè, pasticceria, latteria, sala bigliardo, sala da tè, sala danze, locale lettura, ufficio postale, telefono, telegrafo, ambulatorio medico, parrucchiere, giardiniere, baby sitter, e un servizio di trasporto per Chiesa-Sondrio.

All’esterno, l’hotel aveva campi da bocce e tennis, un parco giochi, e un’area relax con tavolini, sedie a sdraio e poltrone, tutti curati con abbellimenti floreali e immersi in una vasta pineta. Una dependance accanto ospitava clienti e personale illustre, tra cui artisti e musicisti.

La sala da pranzo del Grand Hotel Malenco, elemento di spicco dell’albergo, era caratterizzata da colonne e cornicioni in stucco, realizzati secondo lo stile liberty dagli esperti artigiani della valle d’Intelvi. Questo spazio fungeva anche da salone per balli, eventi di gala, concorsi e congressi. Durante tali occasioni, era frequente la presenza di figure politiche del calibro di Tremelloni, Togliatti e Aldo Moro, che negli anni ’50 soggiornò presso la casa Gaggi a Sasso.

Le personalità del luogo comprendevano i proprietari delle ville di Sasso: Cao, Balgera e Albonico, così come i notabili della Valtellina. Tra i cantanti, si ricorda il tenore Ramelli, introdotto da Italo Mitta, gestore della Pro Loco e giornalista per Eco delle Valli, e collaboratore stretto del direttore Bruno Gualzetti.

Il poeta Giuseppe Nolli, amico di Erminio Dioli, descriveva l’hotel come l’anima della vallata. Il dottor Ezio Pavesi scrisse un’opera storica sulla Valmalenco incentrata su Torre di Santa Maria, mentre l’artista Polo Punzo, pittore impressionista, si dedicava alla rappresentazione delle montagne locali.

ESCURSIONE SUI MONTI DELLA VALMALENCO

L’hotel vantava cucine spaziose e moderne, alimentate a carbone e legna, con utensili in rame che richiedevano regolare lucidatura e stagnatura per evitare la formazione di ossidi nocivi. Cuochi di alto livello dirigevano le attività culinarie, assistiti dagli stagnini di Lanzada, detti anche “magnàn”.

Si ricorda anche Alessandro Rossi, padre di Don Alfonso, che dal 1947 divenne un pilastro della cucina dell’hotel, dedicandosi alla manutenzione degli utensili e alla pescheria, assicurando pesce fresco agli ospiti.

Le ampie cantine dell’hotel, con lunghi corridoi ventilati, servivano a conservare alimenti e vini, mantenuti freschi grazie a blocchi di ghiaccio prodotti in inverno su una struttura apposita e conservati per tutta l’estate. Questo processo era curato da personale specializzato e si ripeteva annualmente.

Il Grand Hotel Malenco era la struttura turistica di punta della valle, circondata da altri alberghi confortevoli come Mitta, Amilcar e Bernina, e da due ristoranti vicino all’ufficio postale, il Posta e il Dosso.

Poco distante, il Grand Caffè Belvedere offriva una sala da ballo e un cinema, diventando un punto di ritrovo per gli ospiti dell’hotel e delle ville vicine, così come per quelli degli alberghi di Torre di Santa Maria.

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