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Il gioiello nascosto della Valtellina, un luogo magico che sfida il tempo: immerso nella natura incontaminata

Valtellina|Chiese ValtellinaNel cuore della Valtellina - (valtellinamobile.it)|Il patrimonio artistico e culturale della Valtellina - (valtellinamobile.it)

Immerso tra lago e montagne, è un gioiello romanico lombardo che racconta storia, arte e spiritualità

L’oratorio di San Fedele, noto anche come tempietto di San Fedelino, rappresenta una delle più suggestive testimonianze dell’arte romanica in Lombardia, situato sulle rive del lago di Novate Mezzola, nel territorio comunale di Sorico.

Nel cuore della Valtellina – (valtellinamobile.it)

Quest’antico edificio sacro, edificato tra il X e l’XI secolo, si erge nel luogo del martirio di san Fedele, protomartire della Chiesa di Como, nella suggestiva cornice naturale dove il fiume Mera confluisce nel lago, offrendo un connubio perfetto tra storia, arte e natura.

Il tempietto di San Fedelino

Il punto di partenza per l’escursione al tempietto di San Fedelino è la frazione di Dascio, nel comune di Sorico, accessibile sia dalla Strada Statale 36 provenendo da Lecco, sia dalla Strada Statale Regina in direzione Como. A Dascio, piccolo borgo che conserva ancora un’atmosfera raccolta, è possibile parcheggiare lungo le vie del paese, da cui parte il sentiero segnalato che conduce al tempietto.

Il patrimonio artistico e culturale della Valtellina – (valtellinamobile.it)

L’itinerario si snoda in un percorso di circa 11,2 chilometri, con un dislivello di 725 metri e una durata stimata di circa cinque ore, classificata come escursione di difficoltà E (escursionistica). Dopo aver superato la chiesa di Dascio, si segue il sentiero acciottolato che attraversa un bosco di castagni e alcune baite restaurate. Si raggiunge il panoramico Sasso di Dascio, punto privilegiato con vista sul lago di Mezzola e sulla pianura del Pian di Spagna.

Proseguendo, il sentiero attraversa due torrenti mediante ponti e scale metalliche, arrivando fino al Salto delle Capre, altro punto panoramico da cui si domina il lago. La discesa, ripida, conduce infine alle rive del fiume Mera e alla radura dove si erge il piccolo oratorio romanico.

Durante il percorso è importante prestare attenzione alla fauna selvatica locale, in particolare ai cinghiali, che spesso si incontrano lungo il tragitto; è consigliabile quindi mantenere un certo rumore per evitare incontri ravvicinati.

Il tempietto di San Fedelino è un esempio emblematico dell’architettura romanica lombarda, realizzato in pietra raccolta nelle montagne circostanti. La struttura presenta una pianta quasi quadrata, con dimensioni contenute (circa 3,5 metri di lato), costituita da una piccola navata e un’abside semicircolare.

La copertura è sostenuta da una volta a crociera, la più antica di questo tipo nel territorio del Lago di Como e della provincia di Como, con costoloni e peducci in pietra, tra cui spicca una maschera antropomorfa. Le aperture sono ridotte a due finestrelle, una nell’abside e una sul lato sud, a garantire una luce soffusa all’interno.

Un tempo completamente affrescato sia all’interno che all’esterno, oggi restano solo tracce degli affreschi interni, danneggiati dalla umidità e dal passare dei secoli. La decorazione meglio conservata si trova nella volta dell’abside, con un’immagine di Cristo Pantocratore affiancato da due angeli adoranti, risalente all’XI secolo. Restano inoltre frammenti di figure di santi e motivi geometrici di stile irlandese.

L’esterno dell’abside è caratterizzato da archetti pensili e lesene in cotto, con un fastigio a tetto a capanna che rappresenta un elemento unico nel romanico locale. Questi dettagli architettonici testimoniano il legame con la tradizione dei Magistri comacini, maestri scalpellini e architetti provenienti dalla diocesi di Como, artefici di molte opere romaniche in Lombardia.

Il luogo dove sorge il tempietto è tradizionalmente riconosciuto come il sito del martirio di san Fedele, soldato romano convertito al Cristianesimo durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiano, intorno al 303-305 d.C. Rifiutatosi di compiere sacrifici agli dei pagani, venne condannato a morte insieme ad altri commilitoni, noti come la Legione Tebea.

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